Twin Peaks – 3×12 The Return Part 12


Twin Peaks - 3x12 The Return Part 12La difficoltà nell’inquadrare il ritorno di Twin Peaks sugli schermi televisivi sta nella sua natura multiforme, a tratti conosciuta e rassicurante, il più delle volte nuova e spiazzante. La creatura di Lynch in questa stagione pare essere libera di esistere nella sua forma più pura, sciolta dai vincoli produttivi che in passato l’hanno costretta ad alcune scelte che non le appartenevano, nonostante sia stata poi la serie che ha definitivamente cambiato il modo di fare televisione. Oggi la difficoltà di essere suoi spettatori risiede proprio nel saper afferrare tutte le sfumature di questo universo così perturbante ed enigmatico quanto affascinante.

È a causa di ciò che la frammentarietà della narrazione, che settimana dopo settimana sembra essere sempre più insostenibile, non è una scelta casuale: Twin Peaks è sempre stata infatti una serie corale, un universo dinamico nel quale i diversi personaggi e le loro scelte rappresentano il campione di umanità che si scontra con il male e la violenza che aleggia nel mondo, e il mostrarli in una serie scollegata di sequenze che, solo apparentemente, non si incontrano o si incontrano di rado è una vera e propria scelta stilistica, una confusione voluta e necessaria. “The Return Part 12” è l’esempio perfetto della concezione narrativa lynchiana, un’espressione artistica che prende piede dall’assunto dello “show, don’t tell”, lo estende e lo personalizza in modo elegante ed unico spiazzando continuamente lo spettatore e mettendo in crisi le sue certezze.

Richard never had a father.

Nonostante questo “film di diciotto ore” sia scandito solo dal montaggio, come dichiarato da Lynch stesso, non è impossibile trovare nel flusso di coscienza apparentemente senza significato che è questo dodicesimo episodio un denominatore comune, una tematica chiave che definisca la trama verticale e attraverso la quale sia possibile analizzare tutta la puntata. In questo caso la soluzione sta negli unici secondi di girato nel quale appare Kyle MacLachlan: Dougie che prova a giocare a baseball con il figlio. Culturalmente parlando, la famiglia-tipo americana trova nel rapporto padre-figlio che si instaura attraverso lo sport un suo stereotipo, questo alimentato da una massiccia produzione cinematografica e televisiva che ha scolpito nella mente dell’uomo contemporaneo una vera e propria utopia relazionale. La pallina che cade invece di essere afferrata, quindi, non è solo una divertente riproposizione dell’inattività di Dale/Dougie ma il simbolo di un rapporto che manca e di una famiglia in cui questo legame sacro si è irrimediabilmente spezzato.

Twin Peaks - 3x12 The Return Part 12Una di queste famiglie è sicuramente quella di Richard Horne, figura problematica e misteriosa, la cui crudeltà e imprevedibilità viene ricondotta alla mancanza di una figura paterna durante la sua crescita – così ipotizza il nonno Benjamin; tuttavia, consapevoli di essere di fronte alla follia di David Lynch, si potrebbe pensare che questa derivi proprio dal padre che l’ha generato – gli indizi sino a qui sembrerebbero configurare Richard come il figlio di Cooper posseduto da BOB. La famiglia Horne è, difatti, la protagonista assoluta dell’episodio, anche in merito al ritorno tanto atteso di Audrey (Sherylin Fenn) e alle conseguenze delle azioni riprovevoli del figlio sugli eventi che prendono piede a Twin Peaks. L’arrivo della donna, totalmente anticlimatico, e la scena che la riguarda sono quanto di più inconcludente possa esserci, complice un minutaggio esagerato e un dialogo che lascia lo spettatore in attesa di una risposta ma che genera sempre più domande: sappiamo di un certo Bill – lo stesso uomo cercato nel locale di Norma al termine di “Part 7” –, suo amante scomparso, e di tale Chuck, collegato al furgone che guidava Richard, nonché il fatto che la donna si sia sposata con un certo Charlie, la cui fisicità non può essere un caso. Anche in questo abile gioco di Lynch con le aspettative di chi guarda, quindi, si parla di famiglie sfasciate e logorate, come se il tempo intercorso tra la serie del 1990/91 e questo revival fosse stato dannoso per tutti quei personaggi che hanno vissuto la tragica esperienza della morte di Laura e delle sue conseguenze sulla città.

Your room seems different. And men are coming.

Se si parla di chi ha subito maggiormente le conseguenze dell’omicidio che ha dato il via allo show e di famiglie distrutte, Sarah Palmer è certamente il profilo più accreditato. La vicenda del negozio di alimentari – che anche in questo caso suggerisce più di un collegamento con la mitologia della serie – è sintomatica della condizione psicologica drammatica in cui versa il personaggio, ancora afflitto dai fantasmi del passato e, probabilmente, indirizzato verso un destino atroce: in fondo non siamo davvero certi che la presa di BOB su casa Palmer sia davvero svanita, complice la regia di Lynch che inquadra lo spaventoso ventilatore a soffitto, richiamando ancora una volta gli eventi di Fire Walk With Me e confermando quanto quest’ultimo sia importante per comprendere quello che accadrà nello show. Quello che è certo è che si tratta di una gran brutta storia, come dice la stessa Sarah ad un Hawk giunto per offrirle il suo aiuto, e che il male non ha ancora abbandonato i boschi nebbiosi di Twin Peaks.

Let’s rock.

Twin Peaks - 3x12 The Return Part 12Non per niente la località montana potrebbe tornare prepotentemente al centro della narrazione dopo il dislocamento improvviso delle vicende su tutto il territorio americano, considerato che molti dei personaggi stanno convergendo verso quelle determinate coordinate. Non è un mistero, quindi, che si faccia riferimento soprattutto a Diane e al suo doppio gioco nei confronti del team di Gordon. Il personaggio di Laura Dern, infatti, conferma in questo episodio la sua enigmaticità citando apertamente la frase più celebre di The Man From Another World, le stesse parole che Cooper trova sul parabrezza di Chester Desmond indagando sulla sua scomparsa – sempre nel film prequel. Anche qui siamo di fronte non ad un riferimento casuale, ma alla prova evidente che tutto nello show sia collegato e che parlare di Twin Peaks come di una semplice “serie televisiva” sia decisamente limitante.

Direttamente connesso a ciò troviamo, tuttavia, il difetto più evidente dell’episodio, ovvero la scena iniziale in cui Tammy entra ufficialmente a far parte della squadra Blue Rose e attraverso la quale viene data una panoramica delle indagini passate e degli avvenimenti che hanno portato l’FBI ad indagare sugli eventi soprannaturali che hanno coinvolto Twin Peaks. Quello che stona a livello diegetico, ma che in realtà a livello tecnico non ha nulla che non vada, è la scelta di Lynch di raccontare, in senso letterale, quello che già implicitamente sapevamo e di cui forse non si sentiva un vero e proprio bisogno. Si può dire, però, che il segmento funzioni nell’ottica in cui determina il ruolo di Tamara Preston, che eredita l’importante fardello di Jeffries, Desmond e Cooper all’interno della mitologia della serie, e innalza il suo personaggio in una posizione privilegiata in vista degli ultimi sei episodi.
Anche il personaggio di Gordon Cole ne esce più completo, mostrando un suo lato non proprio integerrimo in una bellissima e divertentissima scena con una donna francese molto lenta nell’uscire da una stanza d’albergo. Lo humour, che da sempre è uno dei volti che completano la poliedricità della serie, dimostra di essere vivo e presente come non mai, amplificato nella stessa scena dall’imbarazzante, quasi comico, silenzio che intercorre tra il personaggio di Lynch e quello di Miguel Ferrer.

Twin Peaks - 3x12 The Return Part 12Dare un giudizio su una sola puntata di questa grande opera non è facile, sia perché Lynch non lavora sui singoli episodi ma sviluppa la sua trama lungo tutte le famose diciotto ore, sia per via dei numerosi misteri che si disvelano lentamente settimana dopo settimana. In generale si può dire che “The Return Part 12” funziona perché si concentra principalmente su personaggi secondari – alcuni che appaiono per la prima volta in questo revival – e costruisce la sua struttura intorno al tema centrale della famiglia, scivolando tuttavia su alcuni passaggi che stonano con lo stile a cui Lynch ci ha abituati.

Voto: 7 ½

Nota:
– Chrysta Bell (Tammy) è il terzo attore sui quattro che fanno parte del progetto Blue Rose (escludendo Albert e Gordon) ad essere anche una cantante. Gli altri sono stati Chris Isaak (Desmond) e ovviamente David Bowie (Jeffries).

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Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

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