American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace – 2×03 A Random Killing 2


American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace – 2x03 A Random KillingIl terzo episodio di American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace chiarisce nuovamente qual è la direzione della serie, nonostante bastasse il titolo (e il ricordo della scorsa stagione) a far capire cosa sarebbe stato indagato maggiormente, ovvero l’omicidio di Gianni Versace e di conseguenza il suo responsabile. Potrebbe sembrare una puntualizzazione di poco conto, se non fosse che le aspettative e le reazioni del pubblico sembrano smentire tale ovvietà.

Tra le puntate andate in onda, questo è l’episodio meglio costruito di tutti, complice essere anche semi stand-alone e quindi in grado di concentrarsi su una storia ben precisa, senza saltellare da una storyline all’altra, che è da sempre uno degli sport preferiti di Ryan Murphy. E, per quanto rientri nello stile del suo creatore e sia molto funzionale alla costruzione della storia, non è sempre facilissimo apprezzare questa gestione a puzzle, che è un’altra cosa rispetto alla più canonica coralità: la prima gioca su un volontario e studiato incastro di pezzi, magari molto diversi tra loro, ma che troveranno alla fine il loro senso; la seconda su un’omogeneità d’intenti che si percepisce sin da subito. Non c’è una scelta migliore o peggiore, soprattutto quanto si parla di cifra stilistica. Eppure davanti ad un episodio come questo, in cui il tassello inserito è molto ampio e raccontato benissimo, non si può non percepire il rovescio della medaglia della gestione di un episodio come “Manhunt“, che lascia con un certo senso di disorientamento e di “troppa carne al fuoco” in troppo poco tempo. Inoltre questo episodio gioca benissimo con le similitudini tra i due omicidi, diventando quindi una sorta di sintesi del racconto più ampio su Versace.

C’è poi un altro elemento fAmerican Crime Story: The Assassination of Gianni Versace – 2x03 A Random Killingondamentale: l‘enorme bravura di Judith Light, che da sola regge e domina l’intero episodio, rendendolo ancora più interessante. Marilyn Miglin è una star della televisione locale, che ha fatto la sua fortuna inventando una propria linea di profumi (di cui il principale si chiama Pheromone), grazie anche all’aiuto e al sostegno reciproco del marito Lee; unico neo in una relazione apparentemente perfetta è l’omosessualità di quest’ultimo, che si capisce ben presto essere più che un sospetto per Marilyn. E già da qui è facile apprezzare la bellezza e la sottigliezza della scrittura, perché basta una sola frase (“I knew it”) a chiusura della bellissima sequenza iniziale per costruire l’evidenza di tale consapevolezza.
Il rapporto tra la moglie e la vittima viene infatti raccontato mantenendo sì l’alternanza tra un recente passato e il presente dell’omicidio, ma con una focalizzazione molto ristretta rispetto al resto del racconto e quindi l’organicità è molto più presente e in un certo senso riposante. Inoltre la scelta di spostare il punto di vista dalla vittima alla moglie, scegliendo lei come narratrice, fa sì che tramite un’altra voce si senta un discorso molto caro alla serie: il perenne scontro tra privato e pubblico, tra famiglia e fan. Se Donatella al tavolo con l’alta dirigenza dell’azienda Versace fa un discorso molto esplicito, a tratti telefonato, usando come aggancio la quotazione in borsa, qui Marilyn sfoga la sua frustrazione in un bellissimo monologo allo specchio, che va a fare il paio con la chiusura della puntata, in cui un discorso alla tv come il suo non ci appare più l’opportunità per ammantare la questione dell’omosessualità o come eventuale leva per incrementare le vendite, ma è il momento di chiusura perfetto che si ricongiunge con l’inizio.

American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace – 2x03 A Random KillingContemporaneamente continuiamo a seguire le azioni di Andrew e quindi il viaggio che lo porterà fino a Miami. La forza di questa parte è sicuramente la volontà di non sostituire la verità, di non elaborare una teoria su di lui, ma la finzione si comporta in maniera molto onesta, attenendosi anche a quell’alone di mistero che ancora oggi aleggia intorno al vero movente. Una delle sequenze più belle e “intonate” dell’episodio, e che lo re-inserisce all’interno del mosaico, è l’ingresso del protagonista in un negozio Versace, che non solo ci fa rivedere la riconoscibilità del suo marchio e quindi gli abiti e i colori che ne contraddistinguono la personalità, ma che rimanda in modo chiaro all’abitazione di Gianni. Anche in questo la narrazione trova un altro punto di forza, ovvero la capacità di far capire come tra la persona e il marchio Versace ci sia una continuità ed un’osmosi al limite della patologia, un’identificazione totale tra vita e lavoro. In “Manhunt” e nel pilot questo discorso  è stato molto più urlato, dichiarato, soprattutto tramite il personaggio di Donatella che, per quanto sia interpretato da una brava Penelope Cruz, ha ancora qualcosa di grossolano, come se fosse una sorta di manifesto delle idee del fratello, un modo per far passare questi concetti a tutti i costi.

Non ultimo, questa puntata ha il pregio di fare anche da contesto a molti elementi ricorrenti, come il cappellino rosso, il furgone che porterà Andrew alla sua meta, quella Miami in cui avverrà l’omicidio Versace.

Come ci ha sempre abituato Ryan Murphy, ci troviamo davanti ad una stagione altalenante, fatta di guizzi narrativi, stilistici e registici bellissimi e originali, intervallata da momenti e personaggi che scadono facilmente nel cliché. “A Random Killing” rientra nella prima casistica: regge benissimo per tutta la lunghezza dell’episodio, diventando quindi un tassello bellissimo in un contesto che sospettiamo sarà molto discontinuo.

Voto: 8

 

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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2 commenti su “American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace – 2×03 A Random Killing

  • Boba Fett

    Io sono personalmente lieto che la famiglia Versace sia solo il punto di partenza per raccontarci altro. Continuo a sostenere che uno dei temi di questa stagione è la diseguaglianza sociale che in questo caso specifico crea il mostro, un mostro che disturba (e non poco) perché uccide per un nonnulla, ma che fa anche una gran pena perché vittima a sua volta di un sistema “binario” spietato. Brava Judith Light, ma tanto bravo anche Darren Criss!

     
  • Davide

    Serie bellissima,niente da invidiare alla prima memorabile stagione…in questo episodio,riuscitissimo,come ben sottolineato domina Judith Light,ma Darren Criss si sta imponendo alla grande:bravissimo…