Love – Stagione 3 1


Love - Stagione 3Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? È una (doppia) domanda-citazione scontata e banale, ma in fondo l’argomento più dibattuto, controverso, scontato e banale – ma che fa sempre decollare le vendite al botteghino – è sicuramente l’amore. Può assumere forme, avere strutture o architetture diverse, ma converge sempre verso una sola risposta possibile: l’amore è irraccontabile nella sua interezza.

Quando tre anni fa Judd Apatow ha scelto di chiamare semplicemente Love la sua prima personale fatica seriale, ci potevano essere diverse letture ed interpretazioni: da un lato, come la scuola Girls insegna, è l’indicazione di un massimo sistema, la millenaria volontà di voler sprofondare fino all’archetipo, esplorare un mondo talmente infinito e dai confini indefinibili, che solo una parola semplice, isolata e in fin dei conti vuota può esserne indicativa. Dall’altro, invece, poteva suonare come una mera generalizzazione, la voglia un po’ presuntuosa e artefatta di chi è sicuro di saper centrare il punto, di essere finalmente in grado di parlare esaustivamente di una cosa così sfumata. E probabilmente nelle prime due stagioni, il pensiero di chi ha guardato criticamente alla serie era proprio di trovarsi davanti ad un prodotto che non metteva in scena nulla di nuovo, dove se non si entrava in empatia con i personaggi allora ci si perdeva gran parte dello spettacolo.

E in parte anche i primi episodi di questa terza annata hanno continuato sulla stessa lunghezza d’onda delle stagioni precedenti, ammantate però da molto meno isterismo e maggiormente focalizzate verso un racconto organico, lasciando trasparire, sin dalla gestione della sceneggiatura, che avremmo visto agire i protagonisti finalmente insieme. Quegli isterismi erano legati soprattutto alle insicurezze congenite dei protagonisti, in equilibrio precario tra la giovinezza e una mal accettata età adulta alle porte – e qui, il problema di dipendenze di Mickey ne era (ed è) l’esempio più significativo. Tutto era sempre urlato e profondamente triste, che fosse soffocato e nascosto come per Gus o gridato e insopportabile come per Mickey. Al netto di quanto visto finora, e in buona parte grazie a questa stagione, il bilancio finale si può riassumere come il viaggio all’interno di due personalità che sono riuscite a riconoscersi ed incastrarsi. La sincronia che percepiamo tra loro in questi episodi non è la semplice condivisione dello spazio, ma l’interdipendenza delle loro vite, come se fosse il tempo della loro relazione a dettare i tempi della scrittura e non il contrario.

Love - Stagione 3L’esempio più chiaro di questa nuova rotta è “Winner And Losers”, in cui Gus e Mickey vivono ciascuno una giornata-tipo, divisi tra gli alti e bassi del lavoro, le delusioni o le realizzazioni delle proprie aspettative, il difficile rapporto con tutto il resto del mondo, i continui compromessi per raggiungere forse non sanno ancora bene cosa. La sera si sarebbero poi visti per fare una delle attività che il rituale sociale delle coppie impone: le temutissime uscite a quattro, dove scatta necessariamente il momento del paragone, soprattutto se si è in compagnia di altre persone rodate, per cui l’epoca dell’innamoramento è solo un vago ricordo. Tra il saluto mattutino fatto di burrito di coperte e il bowling serale, accade la vita, quella che può far cambiare radicalmente una persona, non solo nell’umore ma ancora più in profondità, perché non c’è modo di spegnere ciò che arriva dall’esterno. E così nel viaggio di ritorno dopo una serata piacevole, almeno per tre persone su quattro, Gus ha il primo scatto d’ira di questa stagione, la cartina tornasole della sua frustrazione, nascosta neanche troppo abilmente con una vaschetta di gelato per la fidanzata – ma è nello sguardo di Mickey che si cela la vera maestria di Apatow. È uno dei tanti dettagli che fanno da sottotesto e si infiltrano in ogni episodio, piccoli e silenziosi, e che rivelano la loro potenza soprattutto nei tre episodi finali.

Love - Stagione 3Andando per gradi, un’altra cosa molto interessante di questa stagione è che se esistesse un manuale della vita di coppia, con la descrizione dei passi da fare per arrivare ad affermarsi come tale o che inevitabilmente si creano a causa del mondo esterno, sarebbero gli stessi visti con Gus e Mickey. “Palm Springs Getaway” apre sullo status quo, sulla quotidianità dei protagonisti, costretti a fare i conti con la presenza costante di Randy e (legittima) di Bertie; su cosa significa essere incastrati anche nelle vite di altre persone senza riuscire a svincolarsi.
Sicuramente nel corso della stagione la relazione tra i due fa da contraltare a quella dei protagonisti: mentre per questi ultimi si innescano gli alti e bassi di una storia che entrambi vogliono far funzionare, Randy e Bertie precipitano nel modo più logico possibile, ovvero con l’arrivo di un altro amore per la ragazza australiana. “Bertie’s Birthday” è uno degli episodi più belli della stagione, perché sa essere divertente e amaro allo stesso tempo, riuscendo a descrivere l’incontro fortuito di due anime gentili, che si sentono sole e messe da parte dal mondo, ma senza mai piangersi addosso. E farli “innamorare” attraverso il wrestling, uno sport finto ma entusiasmante, dove la componente di fede verso la finzione è altissima, è una chicca non da poco.

Love - Stagione 3Alta componente fondamentale è il lavoro, che emerge prepotente in questa stagione, che è sinonimo di affermazione personale, la voglia di riuscire ad avere tutto e in tutti i campi, per raggiungere la piena riconoscibilità, sociale e privata, di coppia. Contestualmente a questo lungo percorso di conoscenza tra Mickey e Gus, per trovare il proprio posto come coppia, per imparare a conoscere e tollerare l’altro, per spingere a fare sempre meglio e a seguire i propri sogni (come nel caso del film di Gus), esiste anche un sottile lavoro di conformismo verso il mondo, di riadattamento sociale, che viene fuori soprattutto su Mickey in episodi come “Directing”, in cui ritroviamo Shaun e il suo odiatissimo marito.
Non si tratta però di una sottomissione alle buone regole civili, di soffocare in una normalità di cui non si conosce la forma, bensì di una gestione più sottile e personale, che noi possiamo cogliere distintamente nelle parole degli amici del protagonista in diversi momenti degli episodi, che associano a Mickey solo le scenate da ubriaca a cui hanno assistito. Love insegna come descrivere il cambiamento, senza urlarlo, senza imporlo, ma lasciandolo semplicemente accadere. Se Mickey si fosse ritrovata giusto qualche mese prima davanti alle bugie di Gus sulla sua passata relazione (quella con cui la serie iniziava), non avremmo visto le reazioni ferme e decise che ha invece in “Sarah from College”altro bellissimo ed esemplificativo episodio sul grande capitolo degli ex.

Love - Stagione 3Ma fino a “You’re My Gran Torino” non abbiamo la consapevolezza di cosa stia davvero costruendo Apatow, anzi, in un certo senso molte scelte appaiono come la versione sempre isterica ma buonista dei problemi, degli squilibri e dei deliri visti nelle stagioni precedenti, come a dire: sì, saranno pure strani, si urleranno addosso per dirsi “ti amo”, ma in fondo sono esattamente come tutti gli altri. Poi però c’è il vero momento spartiacque, con il viaggio in South Dakota: se già riuscire a prendere la decisione di andare o meno insieme non era stata lineare, tantomeno lo saranno quei cinque giorni. E la cosa straordinaria non è essere riusciti a mettere bene in scena le fisime o l’imbarazzo di presentare la propria famiglia all’altro, quanto di saperlo sfruttare come il momento di massima nudità di se stessi. Così come l’amore è un tema ancestrale ed inafferrabile, altrettanto lo è il concetto di famiglia, di legami di sangue e non: qui il punto è rappresentare quell’ambiente come il palcoscenico dove non esistono difese, perché gli attacchi arrivano da ogni dove e pararli tutti contemporaneamente è impossibile. Uno dietro l’altro vengono a galla le bugie e le debolezze, anche quelle di cui non si sospettava assolutamente nulla e noi spettatori le abbiamo viste accadere una ad una; in un certo senso, a noi è stato dato un posto speciale, un punto di osservazione privilegiato da cui osservare “scientificamente” cosa stesse succedendo. Non è stato più importante identificarsi con uno dei protagonisti, ma diventare partecipi delle loro dinamiche senza dover necessariamente riconoscersi nei comportamenti di uno o dell’altra.

Love - Stagione 3I litigi che si susseguono in “Anniversary Party” innescati dalla parola più spaventosa che esista, “futuro”, riescono a raccogliere in sé un momento di grande universalità, un concetto che a prescindere dal perché venga indagato, a prescindere dai motivi personali ed intimi di ciascuno, è sempre un buco nero di dubbi, aspettative, incertezze, ansie, desideri – qualunque sia l’età in cui ci si pensa. Torna così protagonista anche il problema dell’alcolismo di Mickey, cui si aggiungono gli scatti d’ira di Gus e soprattutto la chiarezza di quanto siano pesanti le pressioni del mondo esterno, rigirando sulle nuove generazioni le stesse aspettative che hanno a loro volta subito. Il monologo di Gus davanti alla sua famiglia, ma soprattutto l’ammissione che la prima vera paura è avere paura della paura, è lo snodo fondamentale che traghetta fino al bellissimo finale “Catalina”. Al di là dell’elenco di bugie, piccoli inganni, omissioni che si è convinti di fare a fin di bene per proteggere gli altri, è accettare di aver sbagliato in troppe occasioni, di aver taciuto quando bastava semplicemente parlare, che fa davvero la differenza. Gli insegnamenti degli AA, che non a caso abbiamo visto applicati persino ad un bugiardo patologico come il dott. Greg in “Stunt Show”, diventano il mantra perfetto da perseguire, perché se l’amore tout court è irraccontabile, l’onestà, la verità, la semplicità della propria fallibilità, quelli sono i colori con cui dare forma alla maturazione di un amore.

“Catalina” riesce a chiudere in sé tutti i caratteri della stagione in una sola mezz’ora: il dialogo onesto e sincero tra Gus e Mickey, la voglia di essere tranquilli ed aperti anche verso il mondo (che guarda caso li ricompensa), l’apertura verso gli altri, di cui ascoltare le opinioni per farsi accarezzare persino dai loro dubbi, l’infarto di uno sconosciuto sul mare che interrompe le nozze e soprattutto lo scivolare verso quegli ultimi minuti magistrali in cui tutto sembra tornato a posto – alcool, musica, festa e nessun matrimonio. In definitiva, Apatow ha avuto ragione sul lungo termine, riuscendo a scrivere un percorso completo, un lungo viaggio in compagnia di due protagonisti che – anche se non simpatici o sempre sopportabili nelle loro esagerazioni – sono diventati un mezzo per raccontare le difficoltà di amare e di amarsi nel mondo contemporaneo, fatto di troppe pressioni e domande. E su tutte regna sempre: è questo l’amore della mia vita? È impossibile rispondere o sapere se Gus e Mickey staranno insieme per sempre dopo essersi sposati da soli, defilati e finalmente ai margini dell’attenzione degli altri. L’unica risposta possibile è lo sguardo che si solleva in mezzo alla folla, un riconoscimento immediato, ed ecco che in un solo gesto è riassunto tutto quello che è davvero l’amore.
E a questo punto, con davvero pochi indugi, va ammesso che Apatow ha vinto sullo scetticismo di tanti riuscendo in un’impresa non da poco.

Voto stagione: 8½
Voto serie: 7½

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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Un commento su “Love – Stagione 3

  • Eraserhead

    Fino a metà serie neppure ero riuscito davvero a cogliere dove gli autori volessero arrivare, sembrava più una rom-com con protagonisti disfunzionali
    Mi ha davvero colpito il modo in cui sono riusciti a mettere su schermo le “tappe” di una relazione, dell’incontro di due persone e del loro adattarsi all’altro. Anti-romantico (a discapito del titolo) proprio perché reale, perché realistiche erano le manie, le caratteristiche e i comportamenti dei protagonisti!

    Ciao Gillian, ora mi riguardo Community! <3