Succession – 1×01 Celebration


Succession – 1x01 CelebrationC’è un concetto particolarmente caro a chi si interessa di arte o più in generale di fenomeni culturali, che in fondo sono sempre un racconto diretto o distorto della realtà: il concetto di necessità. Esiste davvero un’opera necessaria, e soprattutto cosa definisce il bisogno di quel determinato fenomeno culturale da parte del pubblico? E ancora più in profondità, ha senso porsi un interrogativo del genere?

Probabilmente no, e certamente non se lo pone la HBO che fa debuttare sul piccolo schermo Succession, un prodotto che sin dal primo minuto appare come la cosa più classica della televisione, ovvero il family drama dei privilegiati, una ricchissima famiglia newyorkese che possiede il quinto conglomerato industriale del mondo. Ovviamente il pilot va nella direzione più logica possibile, presentando chi sono i vari componenti della famiglia e provando a lasciar intendere quali sono i rapporti che intercorrono tra loro. “Celebration” infatti funziona come vero e proprio palcoscenico o, meglio ancora, come una passerella, dove lo spettatore è chiamato davvero ad essere tale e a provare a memorizzare il più possibile che ruolo ha ciascun personaggio in questo grande gioco di potere.

Succession – 1x01 CelebrationSono molti i nomi di famiglie famose che vengono in mente come il possibile modello che il creatore della serie Adam McKey avrebbe usato per la sua creatura televisiva, ma più di tutti il riferimento principale sembra essere la famiglia Murdoch, le cui vicissitudini “dinastiche” e di business hanno riempito i tabloid di tutto il mondo. McKey stesso avrebbe scritto una sceneggiatura direttamente ispirata alla famiglia e che pare sia rimasta invenduta. Perciò, al di là di quanto la notizia possa essere vera, è innegabile che ci sia sicuramente uno studio delle dinamiche generazionali che una delle famiglie più potenti del mondo ha fatto vedere in pubblico, abbinando il tentativo tutto finzionale della ricerca del “dietro le quinte”.

Questa è una delle caratteristiche tipiche dello stile di McKey, tornato dopo il successo di The Big Short, film che rappresenta l’opera più compiuta e matura dell’autore: ritroviamo intatto lo stile da dramma classico, che strizza anche un po’ l’occhio all’inchiesta simulandone il ritmo, ma che diventa poi a tutti gli effetti finzione. La regia è infatti giocata sul perfetto bilanciamento tra lo scenario corale della famiglia, in cui cercare di captare le vicissitudini “politiche” che legano i vari componenti del gruppo familiare, e momenti molto più personali che si concentrano sulle reazioni e l’emotività dei personaggi. Adam McKey però non è il solo nome importante legato al nuovo prodotto di HBO: a firmare la regia dell’episodio c’è un altro veterano della tv contemporanea come Jesse Armstrong, autore di The Thick of It, candidato Oscar per la sceneggiatura non originale di In The Loop, braccio destro in Veep di Iannucci, ma soprattutto sceneggiatore di uno degli episodi più belli di Black Mirror “The Entire History of You“.

Succession – 1x01 Celebration Leggendo i nomi e il passato cinematografico e televisivo dei due maggiori autori, era plausibile aspettarsi un taglio satirico sul mondo della grande industria americana, uno spaccato quantomeno dissacrante e ironico su questa piccolissima ed infinitesimale fetta di popolazione, che però controlla e detiene gran parte dell’economia mondiale – o quanto meno del proprio paese. Ma invece che guardare ad un modello “sorkiniano” della cosa da mischiare ad un approccio satirico, ci ritroviamo davanti ad un qualcosa che assomiglia di più a Dinasty, Billions, Dirty Sexy Money miscelati insieme, in cui la componente da “drammone” la fa da padrona.

Al centro di Succession c’è appunto la famiglia Roy con il suo capostipite Logan, un arcigno ottantenne interpretato dal bravo Brian Cox, che dà corpo al tipico imprenditore vecchio stampo che “si è fatto da solo” e che ora si ritrova a dover cedere il trono del suo impero ad uno dei suoi quattro figli. Il regno conteso è la Waystar Royko, azienda di media televisivi e parchi divertimento, che ha vissuto gli anni d’oro del boom economico e che ora prova a reinventare e svecchiare il suo business, soprattutto per volontà di Kendall (Jeremy Strong), uno dei pretendenti al trono, anzi il più convinto di tutti ad avere diretto accesso al potere. Oltre a lui, a volere almeno una fetta dell’eredità di papà Logan ci sono l’ambientalista Connor (Alan Ruck), lo strano Roman (Kieran Culkin) e la politicheggiante Shiv (Sarah Snook), con il peso del marito Tom accanto, apparentemente smidollato ma arrivista, interpretato da Matthew Macfadyen. Il personaggio di Logan ricorda per molti versi Christopher Plummer nel recente “All the Money in the World” di Ridley Scott, un anziano e diffidente arricchito diviso tra l’orgoglio e la gelosia verso la propria ricchezza ed autonomia e l’affetto verso i suoi familiari, che in uno strano gioco delle parti finiscono per assomigliare più a dei dipendenti che a dei figli, e i rapporti tra loro a gerarchie aziendali e non a legami di sangue.

Succession – 1x01 CelebrationIntorno a tutti loro ruotano molti altri personaggi, tra cui spicca in particolare Marcy, interpretata da Hiam Abbass, seconda moglie di Logan, apparentemente una donna premurosa e molto innamorata del marito, forte, risoluta ed integerrima, ma il cui profilo ci viene lasciato volontariamente oscuro e sfumato. Altro personaggio che sicuramente avrà un ruolo di rilievo è il pronipote di Logan appena comparso dal nulla, Greg, interpretato da Nicholas Braun; e infine anche l’avvocato legato da trent’anni al patriarca Frank (Peter Friendman) che si aspetta come tutti gli altri una fetta del grande impero quando Roy senior verrà a mancare. Ma l’uomo non ha certo intenzione di farsi trovare impreparato e tutto quello che accade in questo pilot diventa solo il preambolo della corsa al trono che plausibilmente si innescherà da qui in poi.

Non è possibile parlar male a priori di un prodotto come Succession, che sulla carta ha tutto quello che serve per essere una serie godibile, ma allo stesso tempo sembra già di sapere tutto quello che accadrà e quindi rende inutile proseguire nella visione. Ed è questa la sensazione che definisce quello strano concetto di possibile necessità: ciò che decide l’aver “diritto” ad esistere e a sopravvivere nel panorama televisivo è la domanda del pubblico, che probabilmente in questo caso non c’è. Allora forse di questo Succession se ne poteva fare anche a meno: alla fine del pilot il pensiero è che se dovesse essere cancellata in poco tempo, forse in pochi se ne accorgerebbero.

Voto: 6½

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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