Fin dal pilot, Vinyl si è caratterizzato per una perfetta ricostruzione storica e una cura dei dettagli minuziosa che ha permesso agli sceneggiatori, fin qui coinvolti, di attuare un lavoro esemplare sul contesto rappresentato e sulla riproposizioni delle band e dei brani dell’epoca.
La musica è un elemento utilizzato per dare un particolare valore alle vicende narrate, con le singole canzoni che acquistano una loro dimensione in base al segmento narrativo a cui vengono associate. Il clima culturale degli anni ’70 ci viene restituito con una grande densità di dettagli e sfumature che permette di addentrarsi in un periodo storico dove dominano l’eccesso e la ricerca estenuante della novità.
Questo episodio permette di indagare alcuni interessanti aspetti che caratterizzano il conflitto generazionale tra i protagonisti e i loro genitori, che vengono rappresentati come personaggi infelici, sconfitti dalla vita e incapaci di relazionarsi con il percorso professionale ed esistenziale dei propri figli, che non corrisponde alle loro aspettative. L’unico personaggio che sembra ancora essere dipendente dal giudizio del padre è Clark, che dopo aver rischiato di essere licenziato deve subire la detrazione dello stipendio e la perdita del proprio ruolo all’interno dell’azienda, pur di mantenere il lavoro e non frustrare la stima genitoriale. La sceneggiatura di Adam Rapp, che si era occupato anche della terza puntata insieme a Jonathan Tropper e Debora Cahn, riesce a raccontare e sviluppare con grande abilità le diverse storyline di cui è composto il tessuto narrativo dell’episodio, con l’ambizione primaria di restituire in maniera adeguata le difficoltà incontrate dal protagonista nel tentativo di rinnovamento della American Century associate alla parallela degenerazione della sua vita privata.
There’s more than one way to be dead, Pop. Richie sta vivendo con una vitale disperazione il cambiamento che sta cercando di attuare all’interno dell’azienda e la sua ricerca di innovazione, almeno fino al termine di questa puntata, sembrava procedere in maniera confusa e distruttiva. Richie non riesce ad essere quella figura magnetica che ispira i suoi colleghi, ma al contrario il suo personaggio viene continuamente destrutturato subendo le azioni compensatorie di sua moglie Devon e di Andrea; La sua intera vita sembra essere invasa da una sensazione di morte e pericolo, a cui riesce a sopravvivere solo grazie alle rinnovate ambizioni lavorative e all’effetto della cocaina. L’avvento di Andrea nella società potrà rappresentare una chiave di volta nel raggiungimento del nuovo status da parte dell’azienda: il percorso verso la scoperta del nuovo deve passare attraverso delle rinunce da parte di Richie e delle sconfitte personali insopportabili, come l’aver perso Hannibal, artista prodotto dalla American Century che ha finito per firmare per Jackie Jervis.
Il rapporto con la moglie sembra essere sempre più usurato e le irrazionali accuse finali di Richie rischiano di rendere la relazione sempre più in pericolo; il produttore è ormai schiavo delle sue ambizioni e non riesce più a relazionarsi con la giovane donna, che vorrebbe fare parte di uno spicchio della realtà da cui si sente esclusa dal marito e si lascia convincere ad attuare un’opera di persuasione nei confronti di Hannibal con l’intento di farlo firmare per l’azienda del marito. L’idea stessa che sembra aver convinto Richie a preferire Devon ad Andy appartiene ad un altro uomo che aveva delle priorità diverse, un doppio che lo spettatore non riesce a identificare con il Richie attuale.
Fuck your mom. There’s your bio.
Un ruolo fondamentale nel futuro dell’azienda sembrano destinati ad averlo i Nasty Bits, una band ancora musicalmente acerba, ma in cui Richie riconosce i germi del cambiamento. Per il leader del gruppo Kip Stevens è una puntata importante perché è costretto a far abbandonare un posto all’interno della band al suo amico Duck: questo rito di passaggio rappresenta anche la perdita della purezza di un personaggio che per ora abbiamo conosciuto ancora in una forma primordiale e monodimensionale. Un ruolo fondamentale nella sua crescita lo stanno avendo Lester Grimes, che si sta affermando nella nuova dimensione di manager del gruppo, e la ragazza più ambiziosa e talentuosa della American Century, Jamie Vine. Durante questo episodio Jamie, dopo essersi vista rifiutare una meritata promozione, ha un confronto concitato con la madre con cui ha un evidente problema di comunicazione, ulteriormente sottolineato dalla differente lingua utilizzata durante la conversazione che viene messa in scena. La distanza culturale tra le due sembra inconciliabile e la difficoltà della madre nel dare la giusta importanza alle conquiste lavorative di Jamie risulta simile a quella del padre di Richie; questo parallelo viene costruito proprio per rafforzare il legame che intercorre tra i due personaggi protagonisti, che sembrano entrambi frustrati dall’incapacità dei genitori di entusiasmarsi per la loro crescita professionale. L’incapacità di comprendere le conquiste dei propri figli ci restituisce il ritratto di una generazione che ha ormai perso la propria battaglia culturale e che è ormai incapace di proiettarsi verso il futuro.
“He in Racist Fire” è un episodio di approfondimento in cui le diverse componenti che caratterizzano lo show sono ben amalgamate tra loro; Adam Rapp è stato capace di portare avanti le storyline principali e allo stesso tempo scandagliare degli aspetti inediti della vita privata e famigliare dei protagonisti, in particolar modo dedicandosi al percorso di Richie e Jamie, che si sono imposti come i due personaggi più interessanti e con il maggiore potenziale attrattivo della serie.
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