
Red vs Blue è stato il primo vero esperimento da parte dei creatori Rooster Teeth. Nato come machinima, è ambientato nella galassia del videogioco Halo e ha presto assunto una vita propria, con dei personaggi e una storia originali, tra cui una protagonista oramai iconica tra gli appassionati; sulla sua trama gravava ancora una scrittura acerba, ma coraggiosa. Red vs Blue detiene inoltre il primato come webseries animata più longeva, con sedici stagioni all’attivo dal 1° aprile del 2003.
Il secondo prodotto più famoso della soprannominata RT è R.W.B.Y., altra webseries tra fantasy e sci-fi che ha reso più audace il modo di raccontare storie, in una crescita che si riflette nella serie stessa, che di stagione in stagione abbandona l’alone di fanmade e approda a lidi più professionali di storytelling e animazione, portando al successo la piattaforma negli U.S.A. e oltre.
Gen:LOCK è il frutto di questa decennale esperienza: il nuovo show targato Rooster Teeth si presenta come un cartone animato sci-fi del genere mecha, creato dalla penna di Gray G. Haddock, e sfoggia un cast di stelle della serialità e del cinema.
Ambientato nel 2068, quello di gen:LOCK è un mondo in guerra: l’alleanza internazionale chiamata The Polity combatte contro l’espansione di una fazione autarchica, sotto il nome di The Union, che minaccia di inglobare nella sua morsa gli Stati Uniti, forte di una nuova arma batteriologica in grado di infettare uomini e macchine.

Risulta subito chiaro come gen:LOCK possa vantare un’animazione che raggiunge il successo nell’equilibrio tra realismo e fantasia. La maggior parte della prima stagione si svolge all’interno delle basi militari della Polity, ma questo non si rivela un limite: le ambientazioni sono animate da un lavoro certosino, dal design dei personaggi agli sfondi. L’idea di un mondo vivo e pulsante non abbandona mai lo spettatore e lo immerge nello show, sia che la storia lo porti nel laboratorio del Dr. Weller, sia che lo conduca nei dormitori dei protagonisti o all’interno di scenari urbani ad ampio respiro, come le versioni futuristiche di città quali Chicago e New York. Questo lavoro di fino consente anche di ritrarre al meglio la tecnologia fantascientifica del cartone tramite i mastodontici mecha o le sinistre volute di fumo del virus della Union. Inoltre, gen:LOCK brilla particolarmente nelle adrenaliniche coreografie dei combattimenti tra i giganti di metallo e nelle eteree sequenze all’interno delle menti cibernetiche che uniscono uomo e macchina.

Tuttavia, essendo la prima annata composta da appena otto episodi, può esserci ancora tanto da mostrare dopo questa stagione introduttiva, dove si è giustamente deciso di mantenere l’attenzione sui personaggi, che sono il vero punto di forza dello show.
Oltre al doppiaggio che coinvolge un cast di altissimo livello, gen:LOCK vanta una caratterizzazione di tutto rispetto dei protagonisti come dei comprimari, che non rivestono il mero ruolo di gregari nella narrazione, ma spesso assumono il ruolo di maestri e mentori, nelle vesti più disparate.
La cura di cui ha goduto l’animazione si ritrova anche nei personaggi a cui dà vita: nell’arco di poche puntate, ogni volto che popola questo mondo distopico diventa perfettamente riconoscibile, a prescindere dal suo ruolo nella storia. Un esempio è Miranda Worth (doppiata da un’altra stella, Dakota Fanning – The Alienist), che non è semplicemente un love interest di Julian Chase: la sua personalità viene infatti esplorata nel loro rapporto, che entra in crisi per cause di forza maggiore, in un confronto che nulla ha a che vedere con un canonico romance. Gli autori non si sono risparmiati nel presentare tematiche che lo sci-fi alle volte ha tralasciato nella sua lunga storia e questa ricerca si riflette nella giovane squadra di protagonisti. Anche qui, gen:LOCK promette un importante equilibrio tra le personalità dei suddetti protagonisti e i nuovi temi da affrontare.
La squadra del progetto gen:LOCK è eterogenea, ma non solo per la differenza di caratteri così ben delineati e in opposizione tra loro (come ad esempio l’estroversa Cammie e l’intransigente Madrani, oppure la quieta lascivia di Val/entina e l’ingenuità di Kazu Ida): le differenze giocano un ruolo fondamentale nel loro sviluppo e toccano temi importanti come l’identità di genere, la disabilità e il rapporto tra culture diverse. Questi ragazzi non trovano discordie in tali diversità ma unione, supportandosi a vicenda nei momenti più critici della guerra in cui si ritrovano coinvolti.

Il costrutto tecnologico che i protagonisti guidano con il pensiero non è una mera arma. Numerose sono le sequenze in cui si sovrappongono le coinvolgenti battaglie, marchio di fabbrica di ogni show targato Rooster Teeth, con le scene all’interno del “centro di controllo” dei costrutti, che coincide con la mente dei loro piloti. L’uomo diventa quindi l’Intelligenza Artificiale, anziché rapportarsi con essa, tracciando la strada per promettenti percorsi narrativi sull’identità dei personaggi. Anche qui, l’animazione gioca un ruolo fondamentale: la fisicità dei piloti si riflette nei titanici corpi di metallo rispecchiando i loro atteggiamenti e le loro movenze, poiché vengono mossi dalla mente come accadrebbe con dei corpi in carne e ossa.
Il paragone con le serie nipponiche o anche con le più recenti produzioni animate occidentali di stampo sci-fi viene naturale alla visione di gen:LOCK, che si inserisce in un largo palco di produzioni oramai di culto o con una diffusione ben più mainstream, attraverso la televisione o piattaforme di streaming meno di nicchia. Eppure, lo show di RT ha molte frecce nel suo arco – alcune inedite –, un’estetica e un’animazione ben curate e coinvolgenti, che parlano allo spettatore, mettendolo in contatto con la storia che va delineandosi. In definitiva, gen:LOCK può dare tanto, avvalendosi di una personalità riconoscibile, un cast di attori famosi e una pletora di personaggi che è davvero arduo non amare, perché riescono, con la loro umanità, a renderci parte della loro squadra.
