
La terza stagione è unanimemente riconosciuta come la migliore – ad oggi – dello show, avendo superato le indubbie qualità dell’ottima seconda annata. È stato il momento in cui la serie di Adult Swim ha fatto il salto definitivo, concentrandosi in modo particolare sull’interiorità dei suoi disfunzionali protagonisti e facendo convivere orizzontalità e verticalità nelle trame dei singoli episodi nel modo in cui solo Rick and Morty sa fare. Una stagione eccezionale che, tra gli altri, ha regalato episodi del calibro di “Pickle Rick” e “The Ricklantis Mixup”, il primo una profondissima riflessione sul personaggio di Rick e il rapporto con la sua famiglia che parte da premesse decisamente improbabili, il secondo un brillante standalone che ragiona su temi politici molto complessi.

Il tema intorno al quale gira la premiere della quarta annata di Rick and Morty è ovviamente la morte, anche se declinato in modo diverso a seconda che lo si osservi dal punto di vista di Rick o di Morty. Per il primo non si tratta che di una possibilità, un piccolo inconveniente che può accidentalmente capitargli e che non pone fine all’esistenza, ma ne genera una nuova in un nuovo universo. Lo scienziato è rappresentato sempre più come un essere onnipotente, immortale e biologicamente infallibile ma, proprio per questo, totalmente disastroso e depresso dal punto di vista delle relazioni umane, come si evince ancora meglio dal secondo episodio. Per Morty, invece, tutto gira intorno al concetto di morte come fine ultimo che determina la propria vita: attraverso un minerale, infatti, il ragazzo è capace di vedere come cambia il suo destino in base alle scelte che compie, trasformandolo in un essere apatico e amorale che vive solo in funzione di come vorrebbe morire. Un punto di vista, quest’ultimo, decisamente più umano e comprensibile, attraverso il quale lo show si riferisce alla atavica paura della morte ben radicata nell’animo umano.

Il secondo episodio della stagione torna a concentrarsi nuovamente sull’animo tormentato di Rick Sanchez e sulla sua difficoltà a relazionarsi con altri individui a causa della sua presunta superiorità morale e intellettuale; è lui il vecchio del titolo mentre il “seat” non è altro che il gabinetto che si è costruito su una sorta di pianeta paradisiaco per poter andare di corpo in tranquillità. La disputa con Tony, oltre ad essere molto divertente, è simbolica in quanto mostra quello che Rick è disposto a fare per mantenere il controllo su tutto ciò che lo circonda – persino la sua privacy – e di come provi gusto a farlo prevaricando sugli altri; visto che non c’è mai nessuno che osi sfidarlo – o che perlomeno possa dargli filo da torcere – è naturale che la breve relazione con il suo nemico si trasformi in quanto di più vicino ad un rapporto di amicizia lui possa mai avere.
La storyline del resto della famiglia Smith è, invece, un buon filler che riflette sulla sudditanza tecnologica e propone qualche piccolo spunto di riflessione riguardo la caducità delle relazioni affettive e di quanto queste possano essere condizionate da elementi esterni. Non c’è molto altro di rilevante nella vicenda, se non un rafforzamento del rapporto quasi inesistente tra Morty e Jerry, quest’ultimo sempre meno considerato dal figlio che deve riparare i suoi atti disastrosi, compiuti tuttavia in buona fede e nel tentativo di modificare l’opinione fallimentare che la sua famiglia ha di lui. Da segnalare, tuttavia, una valanga di guest star nel doppiaggio dell’episodio: da Taika Waititi – regista di Thor: Ragnarok – nei panni dell’alieno stagista Glootie, con il quale assolutamente non bisogna sviluppare un’applicazione, a Kathleen Turner (Peggy Sue Got Married, The War of the Roses), Sam Neill (Jurassic Park) e Jeffrey Wright (Westworld).
In definitiva, i primi episodi della quarta stagione di Rick e Morty proseguono l’ottimo percorso della serie; sebbene non risultino tra i migliori, rimangono su livelli di qualità altissimi e fanno ancora una volta ben sperare per un’annata dalla quale ci si aspettano grandi cose.
Voto episodio 1: 8
Voto episodio 2: 7 ½
