
Un anno che molto probabilmente, già oggi, si può riassumere con due nomi: Roberto Baggio e soprattutto Silvio Berlusconi.
Della trilogia che si basa sull’ascesa del berlusconismo, 1994 è stata di sicuro la stagione meglio riuscita e non era facile: benché basata su fatti realmente accaduti, è stato comunque complicato trovare un finale degno ai personaggi di finzione, che negli anni si erano intrecciati – a volte bene, altre volte meno – con gli eventi di cronaca.

1994 dà anche un ampio respiro ai personaggi principali, donando loro tantissimo spazio e amplificando e scavando nei fatti di cronaca che tutti conosciamo, cercando di dare una lettura da “dietro le quinte” spesso intelligente e interessante. Berlusconi, Di Pietro, Bossi e tutti quelli che li circondano sono al centro dell’attenzione, sono i burattini che muovono i fili delle rispettive parti e indirizzano le storie dei personaggi secondari, anche se effettivamente secondari, al fine della storia e della scrittura di questa stagione, non lo sono affatto.
Proprio i personaggi diventano il punto di forza di questa stagione, riuscendo ad affascinare e ammaliare anche chi, da sempre, è a loro ostile per motivi politici o anche solo umani. È impossibile non interessarsi alle loro azioni, a quello che tramano e a come arrivano alle milestone che prima o poi incontreremo, quando la finzione della sceneggiatura si deve per forza scontrare con la realtà.
Infatti vi stiamo consigliando la visione di 1994 perché dà una visione intelligente e curiosa dei fatti: sappiamo già come andranno le elezioni, sappiamo già che fine farà il pool di “Mani Pulite”, ma questa stagione riesce a dare un contorno agli avvenimenti ipnotico e per certi versi avvincente, che riesce a tenerci interessati a quello che succede per tutti gli otto episodi, anche se sappiamo benissimo come andrà a finire.
Gli attori poi fanno la loro parte, con prove spesso al di sopra delle aspettative: al di là di Guido Caprino che forse è il migliore di tutta la triologia, spiccano sicuramente anche Miriam Leone, Antonio Gerardi ma soprattutto Paolo Pierobon che si è dovuto cimentare con un Berlusconi all’inizio della sua carriera politica, fornendo una prova più che convincente. Anche il resto del cast è sicuramente all’altezza, ma una menzione speciale va al reparto del trucco, che è riuscito a rendere alla perfezione molti dei personaggi storici inseriti nella serie, trasformando gli attori e le attrici, rendendo loro delle copie quasi perfette degli originali.

Questa serie – e questa stagione in particolare – non vi riconcilierà con il mondo, non vi farà andare a dormire più sereni e rilassati, non vi darà un barlume di speranza: tutto il contrario. Ma forse è meglio ed è più giusto così: è giusto conoscere il Paese in cui viviamo, ma soprattutto non fa di certo male conoscerne la Storia, i fatti e i motivi – non troppo lontani da noi – che ci hanno reso quelli che siamo.
