Devs – 1×01 Episode 1 1


Devs - 1x01 Episode 1Nelle sceneggiature più belle di Alex Garland tutto ruota intorno a un centro di gravitazione fisico che nasconde un segreto. In “Ex Machina” si tratta di un rifugio di montagna, in “Annientamento” di una zona biologicamente danneggiata: in entrambi i casi il racconto esiste in qualità di flessione verso un buco di scolo, un foro di proiettile al centro del tessuto narrativo che attrae chi ci sta intorno e fa scivolare le cose verso di esso.

Anche in Devs, la miniserie creata, diretta e scritta da Garland per FX e distribuita da Hulu, c’è un misterioso luogo verso cui tutti gravitano: Amaya è una società simile ai colossi tecnologici del nostro mondo, ma molto più avanzata, collocata in una cornice forestale amena (ma allo stesso tempo sottilmente spettrale) e dominata dalla gigantesca statua di una bambina. Lily (Sonoya Mizuno) e Sergei (Karl Glusman) stanno assieme e lavorano entrambi nell’azienda, in due campi di ricerca differenti ma di uguale importanza; almeno fino a quando Sergei non ottiene una promozione, cioè l’accesso alla struttura più importante e più riservata dell’azienda, la Devs. Cosa sviluppano i pochi ricercatori scelti dal capo (Nick Offerman) del colosso high tech all’interno della struttura riservata?

Nel pilot di Devs c’è quindi un buco nero, una danza attorno ad esso e l’atmosfera tesa di una forza centripeta che sparge senso a tutto tondo e definisce fin da subito le regole di ingaggio per la partita narrativa e teorica, le macrofasi, a voler sintetizzare, del racconto: la descrizione dell’avvicinamento verso un epicentro oscuro e opaco e il lento svelamento del segreto in esso contenuto. Non è difficile intuire che questi due movimenti coordineranno dall’alto tutta la massa di linee narrative disposte dallo show; è l’episodio stesso che, pur essendo impostato come un’introduzione a un discorso più ampio, si contrae come una miniatura esemplificativa, una riduzione in scala di quello che sarà, di cosa vuole essere raccontato e di come si vuole raccontarlo.

Devs - 1x01 Episode 1Per quanto riguarda la descrizione dell’avvicinamento Garland prende le dovute misure per confezionare un piccolo arco rappresentativo: non parte già dall’interno dell’azienda, ma presenta la coppia protagonista dal fuori, nella quotidianità del loro appartamento e in un contesto urbano lontano dal posto in cui lavorano. Li mostra da un punto zero privato, una posizione da cui non può che svilupparsi strada in avanti o in direzione di qualcosa, che testimonia anche la presenza di un mondo esterno all’azienda. Un mondo-città letto da prospettive aeree e grandangoli e caratterizzato da un’apertura anche cromatica progressivamente persa nell’avvicinamento all’azienda, reso nel continuo restringimento di piani e inquadrature.

Dall’entrata nella cornice naturalistica della compagnia tecnologica il regista spende sottigliezze di regia e scrittura per presentare la doppia faccia di un ambiente ambiguo: la foresta che circonda gli edifici è florida ma è un muro che ostruisce la vista; le misure gigantesche della statua della bambina accentuano la piccolezza degli individui che gli stanno attorno, suggerendo uno stato di pesante contrazione e di spazio negativo; la palette si oscura di vari gradi e il primo confronto tra Sergei e il suo capo avviene in un controluce che nasconde le espressioni. Le immagini (ma anche gli stranianti solfeggi della colonna sonora) rappresentano un luogo accogliente che però allo stesso tempo sembra congiurare in silenzio.

Per quanto concerne invece il segreto nascosto nelle molteplici rifrazioni delle architetture futuristiche il regista sceglie la strada della riflessione teorica: dopo essere partito dall’esterno ed essere arrivato al centro, porta le informazioni di fronte a uno dei protagonisti ma non le concede agli spettatori, le colloca in un fuori campo che solo lui può vedere. In questo modo non costringe a misurare la realtà del mistero solo sulla base della reazione del personaggio – amplificando la partecipazione emotiva – ma anche sulla base delle immagini stesse.

Devs - 1x01 Episode 1Le immagini che seguono una rivelazione che non vediamo sono la conseguenza di quella rivelazione e quindi sono il nostro intermediario del disvelamento. Conosciamo per via indiretta un segreto che non si è ancora svelato. Il senso è nascosto mentre allo stesso tempo è messo in scena da sequenze perfettamente visibili ma non del tutto comprensibili. Il significato, sembra dirci Garland, è l’immagine mancante nascosta nel profluvio di immagini – e anche se è ancora presto per discuterne, è difficile non pensare a Bergson e al concetto di corpo umano come “immagine privilegiata tra le immagini”, “strumento assoluto tra gli strumenti”.

Il fuori campo torna nella forma di molte suggestioni quando i personaggi discutono sui vari concetti di futuro, quando discutono di identità personale, di libertà, in forma di domande ambiziose: il futuro è già scritto? Esiste la libertà nella rete di nessi meccanicisti della natura? Come posso essere definito da un tempo che non vivo? Come posso essere vissuto dal tempo?

Sono domande che il genere fantascientifico si è posto spesso, ma che nel lavoro di Garland, almeno da quanto ci fa intendere il primo episodio, sembrano assumere la declinazione speciale della riflessione sull’immagine. Sia nella tensione a un segreto – tensione che si concretizza in atmosfere e senso di meraviglia – che nella negazione del disvelamento è sempre qualcosa fuori dal campo, qualcosa di futuro che non si vede, un senso che non si comprende o un tempo che non si vive che definisce chi guarda.

L’episodio quindi funziona davvero bene, sia come introduzione sia come miniatura di queste due dinamiche interne che lavorano per costruire una riflessione sull’identità, sul concetto di futuro e di libero arbitrio. L’esordio di Devs promette molto, anche se molto è già contenuto nel pilot. Di più, per il numero di sorprese presenti nella prima puntata, è difficile dire.

Si può dire invece della bontà di questa struttura narrativa e di queste intuizione teoriche, che facilmente generano meraviglia verso ciò che si guarda: niente catalizza di più di un velo, o meglio, di un velo che attrae con forza verso la sua verità sempre celata; niente coinvolge emotivamente più di un mistero e di un tutto che tende all’unisono alla sua scoperta, al suo disvelamento; niente vuole essere sorpassato più del limite e niente pretende di vedere come un occhio che non incontra un immagine, ma può solo immaginarla.

Voto: 8½

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Informazioni su Leonardo Strano

Convinto che credere che le serie tv siano i nuovi romanzi feuilleton sia una scusa abbastanza valida per guardarne a destra e a manca, pochi momenti fa della sua vita ha deciso di provare a scriverci sopra. Nelle pause legge, guarda film; poi forse, a volte, se ha voglia, studia anche.


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Un commento su “Devs – 1×01 Episode 1

  • blobby

    Ho appena visto il Pilot e penso (forse) di aver intuito il mistero del “misterioso luogo”:

    1) Amaya è un’azienda Hi-tech che si occupa di Quantum computing.

    2) Cosa potrebbe spingere un programmatore (Sergei) a correre nel bagno della segretissima divisione Devs per dar di stomaco subito dopo aver letto un frammento del codice elaborato dal più potente Quantum Computer dell’Amaya?

    Per me la risposta è una sola: Sergei ha appena scoperto – tramite i dati elaborati dal Quantum Computer dell’Amaya – di trovarsi all’interno di una simulazione di quantum computing! E che tutta la realtà che lo circonda (dai suoi parenti agli amici e persino la sua ragazza Lily) non sono altro che algoritmi inseriti in una sofisticata matrice computazionale e che nulla di ciò che credeva “reale” esiste “realmente”.