
Un cambiamento che non si rispecchia soltanto in quella crisi di mezza età anticipata dalla stessa Sam all’inizio della stagione, ma che accomuna (chi più e chi meno) ogni personaggio messo in scena, donando nuova linfa vitale alla serie e offrendo spunti per una rappresentazione ancora più profonda di ognuno di questi. Il semplice prendere atto di trovarsi in un momento di transizione, per Sam e le sue figlie (ma non solo) pone inevitabilmente chi lo affronta in una posizione di fragilità, almeno per un po’. L’abbandonare il passato e aprirsi ad un futuro ignoto richiede, infatti, coraggio; ma ciò che forse richiede ancora più forza è lasciare andare ciò che continua ad incatenare le emozioni e i pensieri a un passato che non ha più ragione di avere potere su di loro. L’intenzione maggiore di questa quarta stagione, più che illustrare le novità tragicomiche dell’entrata di Sam nella mezza età, è stata proprio quella – molto più significativa – di mostrarci la protagonista inserita in un percorso di liberazione dai fantasmi del proprio passato e dalle idealizzazioni arbitrarie di un futuro che, probabilmente, non sarà come si aspettava.
To be a woman in the world is to be built up and then let down.

La parte più tossica e ingombrante di quel passato che ha avvelenato spesso le relazioni interpersonali di Sam e delle tre ragazze riguarda, ovviamente, la figura dell’evanescente ex marito. La rabbia e la frustrazione accumulate nel corso degli anni a causa della sua quasi costante assenza si sono riversate negli scontri fra di loro: le discussioni e le reazioni spesso eccessive di Max, Frankie e Duke sono state talvolta il segnale di questa rabbia repressa che non potevano che riversare sulla madre. D’altro canto, la stessa Sam, nel corso di questa stagione, nonostante la sua onnipresente voglia di divertirsi e di unirsi sempre alle persone più care, si è trovata spesso a “snobbare” l’idea di ogni relazione e matrimonio, non solo riguardanti la sua vita ma soprattutto quella degli altri, risultando spesso un po’ pregiudiziosa e, soprattutto, dimostrando di non riuscire a liberarsi da quella rabbia nei confronti dell’ex marito che continua a tormentarla.
Not for you. For me. For my life and for my future mental and physical health. And for my daughters.

Perdonare Xander, per Sam, non vuol dire assolverlo dalla colpa di aver deciso di perdersi i momenti più importanti di crescita delle proprie figlie e di averla lasciata sola fra mille e più incombenze: si tratta semplicemente di liberarsi dal risentimento e da quella rabbia cocente per permettere a se stessa di conquistare in tutto e per tutto questa nuova fase della sua vita. Sam, insomma, ha capito che perdonare l’ex marito vuol dire esorcizzare il potere che la sua figura continuava ad esercitare nella sua vita in quelle forme di rabbia e di risentimento che avvelenavano, talvolta, le sue giornate e i suoi rapporti (“Not for you. For me.”).
D’altro canto, anche Max, Frankie e Duke reagiscono a queste sensazioni “scappando” di casa per evitare di cenare con il padre. Non si è trattato soltanto di un modo per ripagarlo con la stessa moneta dopo anni di delusioni e di attese vane, ma, come con Sam, hanno tutelato loro stesse e la loro salute mentale ed emotiva evitando, in prima istanza, di dare al padre un’altra possibilità di ferirle, di farle sentire respinte. E l’hanno fatto ricongiungendosi, attuando la “brotherhood” citata in precedenza da Sam, stando insieme nonostante le innumerevoli differenze caratteriali e trovando forza proprio condividendo quel dolore sotterraneo presente in egual misura in ognuna di loro.
Nightswimming deserves a quiet night.

In questo modo la famiglia Fox (di cui ormai Rich è un membro a tutti gli effetti) riesce a fare tesoro degli eventi passati – anche di quelli più traumatici – senza permettere al dolore che ne è scaturito di continuare ad assoggettare le loro vite, e permettendo ad ognuna di loro di crescere, di affrontare senza paura l’ignoto del futuro e di non avere più paura dei fantasmi. L’elemento sovrannaturale, sempre presente nello show, ritorna in questa puntata non a caso: la dolce e anziana signora incontrata da Duke suggerisce l’ipotesi di una vita forse più solitaria e meno convenzionale, ma non per questo meno felice e di minor valore, anzi. Better Things continua a suggerirci, insomma, che non esiste un modo giusto o sbagliato di vivere la propria vita: la felicità non dipende da quanto o da cosa si è ottenuto, ma dal grado di libertà con cui lo si ottiene, e per guadagnare quella libertà bisogna anche imparare a “lasciare andare”.
“Listen to the Roosters” è stato, insomma, un finale emozionante e poetico, capace di utilizzare pochi e semplici espedienti per raccontare pezzi di vita complessi e stratificati, nella maniera che Better Things conosce bene, riuscendo a dirci tantissimo con una semplicità spiazzante. La scrittura e l’interpretazione di Pamela Adlon ci conducono, quindi, ad un finale di stagione splendido che chiude nel migliore dei modi un’annata altrettanto positiva, confermando ulteriormente quanto Better Things sia un piccolo gioiello della serialità.
Voto: 4×10: 9
Voto stagione: 8/9
