
“Tribes of Tatooine”
Se dopo il pilot in molti avevano criticato il poco tempo concesso alla trama ambientata nel presente, con “Tribes of Tatooine” non perdono tempo e tolgono subito alcuni dei dubbi sorti al termine della prima puntata, in primis su chi fosse il mandante del tentato assassinio di Boba Fett. Era lecito pensare che potesse essere tutto opera del sindaco di Mos Espa, ma l’ithoriano alla fine si rivela essere una delle tante pedine in un gioco molto più grande, a cui partecipano anche i due hutt conosciuti come “i gemelli”, cugini dell’iconico Jabba.

L’episodio ci porta nuovamente anche nel passato, dedicando ancora più tempo a questa linea narrativa. Quello che sorprende, però, è che in questo caso i flashback si rivelano forse più interessanti di quanto visto nel presente, regalandoci uno sguardo ancora più approfondito sul periodo che Boba ha trascorso con i Tusken. In questa parte, a spiccare è sicuramente la sequenza dell’assalto al treno (un classico del genere western già riproposto in Solo): una scena resa estremamente avvincente grazie all’ottima regia di Steph Green. Qui vengono inoltre introdotti i membri del sindacato dei Pyke, un’organizzazione criminale apparsa più volte nelle serie animate e brevemente nel film dedicato a Han, e che promette di avere un ruolo centrale nel futuro dello show.

“The Streets of Mos Espa”
Se “The Tribes of Tatooine” ha segnato degli importanti passi in avanti per quanto riguarda la qualità della serie, questo terzo episodio vede al contrario una piccola battuta d’arresto. Di momenti memorabili ce ne sono sicuramente anche qui, ma purtroppo alcune scelte non si rivelano del tutto azzeccate, soprattutto dal punto di vista della realizzazione e a livello estetico, il cui esempio più emblematico è rappresentato dalla gang di giovani cyborg e dalle loro Vespe starwarsiane. La puntata non è sicuramente aiutata dal minutaggio limitato, una caratteristica che più volte si è rivelata un impedimento anche in The Mandalorian: “The Streets of Mos Espa” è un episodio denso, in cui vengono introdotti moltissimi elementi e in cui si fanno tanti passi in avanti a livello narrativo, regalando a sorpresa davvero pochissimo spazio ai flashback (ne vediamo solo uno).
Il passato viene usato quanto basta per farci capire in che modo le due linee narrative sono collegate: a fare da collante ci sono i Pyke, a quanto pare destinati a essere i grandi antagonisti della serie. Vista la quantità di tempo trascorsa nel passato, soprattutto in “The Tribes of Tatooine”, sembra quasi strano che un momento così importante per Boba come lo sterminio della tribù che lo ha accolto si risolva in così poco tempo. È lecito quindi chiedersi perché finora le due linee narrative siano state gestite in maniera così discontinua, considerando che un montaggio diverso, con salti più frequenti tra le due, avrebbe forse giovato al ritmo e alla riuscita generale degli episodi. Detto ciò, non si può negare che il ritorno di Boba al villaggio in fiamme lasci un forte impatto emotivo, e Temuera Morrison è bravissimo nel trasmettere le emozioni del cacciatore di taglie facendo trasparire la sensazione di profondo dolore senza tradire il suo stoicismo.

Come detto in precedenza, la gang di giovani cyborg che si unisce a Boba non convince del tutto: non solo il look punk anni ‘80 stona con abbastanza con la cornice starwarsiana, ma il gruppo è anche protagonista di una scena d’inseguimento che sulla carta dovrebbe essere estremamente avvincente, ma che nei fatti risulta un po’ troppo lenta e tutt’altro che impeccabile nella realizzazione.
Questa coppia di episodi è dunque una perfetta dimostrazione dei punti di forza e di debolezza di The Book of Boba Fett: se da un lato la narrazione e lo sviluppo dei personaggi riescono a offrire dei momenti di forte intrattenimento, soddisfacendo i fan di vecchia data e i nuovi arrivati, dall’altro si commettono alcuni errori, sia dal punto di vista della gestione del ritmo, sia da quello prettamente estetico. Nonostante gli aspetti meno convincenti, la fiducia in Favreau e nei suoi collaboratori è ancora altissima, e se la serie su Din Djarin e Grogu ci ha insegnato qualcosa, è che il meglio deve ancora arrivare.
Voto 1×02: 7 ½
Voto 1×03: 6 ½
