
A dieci anni esatti di distanza dalla prima stagione, True Detective torna con la sua quarta annata, per la prima volta con un sottotitolo che fa riferimento alla nuova ambientazione: “Night Country”, infatti, identifica subito l’immagine della notte polare, il periodo di buio – che può andare da 24 ore fino a 6 mesi – che caratterizza le zone della Terra che si trovano a ridosso delle calotte polari. In questo caso la trama si svolge in Alaska, vicino alla città fittizia di Ennis, e vede coinvolte due poliziotte – anche le protagoniste donne sono una prima volta per la serie, se si esclude il personaggio di Rachel McAdams nella seconda stagione, che però faceva da spalla ai più noti Vince Vaughn e Colin Farrell – alle prese con l’improvvisa sparizione di un team di ricercatori che lavoravano in una base poco fuori il centro abitato. A differenza delle altre tre stagioni, questa annata è la prima con la nuova showrunner messicana Issa López – anche sceneggiatrice e regista – e soprattutto la prima con Pizzolatto fuori dal team di autori, dato che rimane solo come produttore esecutivo.

A giudicare dai primi due episodi siamo di fronte ad una storia molto classica, in linea con quelle già raccontate dallo show in passato: ci sono due personaggi complessi e con un passato turbolento, una detection che mischia elementi di mistero e misticismo con atti di violenza e brutalità, un’ambientazione isolata e suggestiva e un filo rosso che pare collegare tutti questi elementi. I punti di contatto con le stagioni precedenti – la prima soprattutto – si affiancano a numerose ispirazioni televisive e non solo; primi fra tutti sono i rimandi evidenti a Twin Peaks, dal personaggio di Jodie Foster che ricorda in alcuni suoi atteggiamenti l’immortale agente Cooper, agli elementi soprannaturali mostrati finora nello show. Ma True Detective: Night Country, come si diceva, subisce l’influsso di tutta la cultura televisiva degli ultimi anni e tra le pieghe delle sue immagini si possono individuare tantissime altre serie, come per esempio il dimenticato thriller Fortitude per quanto riguarda le ambientazioni polari – o anche The Terror, che però è un horror – o le storie recenti con protagoniste detective di genere femminile, da Sharp Objects a Mare of Easttown.

Questo mistero che proviene dal passato delle due donne si lega immediatamente al caso del presente che dà il via alla vicenda principale alla quale si accennava prima: nei primi due episodi vengono, infatti, poste le basi della trama investigativa e viene costruito il contorno culturale e ambientale nel quale si inscrive la scomparsa degli scienziati. Ennis è un luogo isolato in cui l’inizio della notte polare e la calata del buio coincidono con l’avvento di un’oscurità che riemerge in tutti gli abitanti – qui un altro riferimento evidente a Lynch. Il setting e l’atmosfera sono l’altro grande punto vincente di questa versione di True Detective, che recupera dalla prima stagione anche gli elementi soprannaturali – che si fanno sempre più incisivi nel secondo episodio – ai quali a tratti aggiunge anche l’horror. Non mancano poi i guizzi creativi della regia dal punto di vista del macabro, primo fra tutti l’idea di rappresentare i cadaveri degli scienziati come una vera e propria raffigurazione artistica ghiacciata nella quale i loro corpi nudi si deformano e uniscono in un’unica scultura.

Come si diceva a dare un taglio diverso rispetto al passato e ad avvicinare Night Country alla prima stagione dello show c’è la spinta decisa sul versante soprannaturale della trama; lo stesso prologo al primo episodio è una scena che trasporta immediatamente lo spettatore sul piano del weird e del misterioso – vediamo, infatti, un branco di caribù lanciarsi tutti insieme giù da un dirupo. Al centro della maggior parte di questi eventi c’è la figura indecifrabile ma affascinante di Rose Arguineau, interpretata dalla veterana Fiona Shaw (Killing Eve, Harry Potter), che interpreta una sorta di cacciatrice vedova che vive in solitudine lontana dalla città. Nel conto delle cose strane e delle figure inquietanti che popolano Ennis si annoverano anche il ritorno del simbolo della spirale – questo un chiaro riferimento alla mitologia interna della serie – e diversi riferimenti alla comunicazione tra il mondo dei viventi e quello dei morti.

Le prime due parti di True Detective: Night Country sono l’ottimo inizio di una miniserie molto classica: in questo thriller poliziesco non ci sono elementi di novità particolari, non c’è l’ambizione di raccontare una storia in un modo come non si era mai fatto prima, non vuole sconvolgere gli spettatori contemporanei con un nuovo modo di intendere le serie tv. Questi primi due episodi ci regalano invece, al momento, uno show investigativo soprannaturale con tutti gli elementi al posto giusto, condito con un’ambientazione particolarmente suggestiva e intrigante: se il racconto e la costruzione registica sapranno mantenere questo livello fino alla fine di tutti e sei gli episodi potremo dire di essere di fronte ad un prodotto eccezionale nel suo genere, probabilmente alla pari o anche superiore alla tanto osannata prima stagione di True Detective.
Voto 4×01: 9
Voto 4×02: 8 ½

Due episodi di sei non sono solo un inizio e francamente quel che ho visto mi ha colpito sì, ma in negativo! Ovviamente sono sensazioni a caldo e spero che il prosieguo del racconto mi farà ricredere, ma fin qui la noia regna sovrane e nulla mi convince particolarmente a cominciare dall’Alaska ricostruita in Islanda che però non si vede, vuoi per il buio, vuoi per il girato quasi totalmente in interni, salvo il prologo dove una scarsa CGI ci mostra il tramonto che introduce alla lunga notte. E quella sequenza soprannaturale che apre il secondo episodio, ma che assurdamente dopo i titoli di apertura è come se non fosse mai accaduta ne vogliamo parlare? Anche la Foster non mi convince per niente, non sembra calata perfettamente nel suo ruolo, non risulta empatica.
Come molti ho amato la prima stagione, odiato la seconda e apprezzato con riserva la terza, ma questa per me è la peggior partenza per una storia alla True Detective (e quanto mi rode!).
Concordo molto piu’ sul tuo commento rispetto alla recensione.Un 9 imo si puo’ dare ad una puntata che sfiora il capolavoro e queste due puntate sono tutto fuorche’ capolavori.Tutto un po’ deja vu.Se poi Tuccella volessi cortesemente spiegarmi i richiami a Twin Peaks mi faresti una cortesia perche’ ,magari limite mio,io non li riesco ad identificare.
Certo che dare 9 ad un primo episodio, significa aver visto un capolavoro memorabile, cosa che mi devo essere perso durante la visione…. Inoltre mi azzardo a prevedere che questa stagione non sarà mai “un prodotto eccezionale nel suo genere, probabilmente alla pari o anche superiore alla tanto osannata prima stagione di True Detective”.
Ciao Boba Fett, rispetto la tua opinione ma dissento del tutto, la mia visione è stata diversa. Sarà che sono partito con aspettative bassissime e con un quasi totale disinteresse ormai per la serie (della terza stagione per esempio non mi ricordo nulla, solo che mi sono annoiato a morte) ma ho trovato molti spunti interessanti in questi due episodi che, come ho scritto, ritengo che non abbiano nessuna intenzione di rinnovare il genere o raccontare una storia incredibilmente nuova, anzi raccontano una storia molto derivativa, collegandosi in modo intelligente alle atmosfere della prima stagione e a tutti gli influssi della televisione di genere dagli anni novanta ad oggi, ma con uno stile e un ritmo del racconto per me ottimi. Alla fine del primo episodio si ha chiaro il caso della stagione (la scomparsa degli scienziati), i misteri che lo circondano, i protagonisti principali delineati attraverso pochi dialoghi e poche scene e un’ambientazione che offre subito una sensazione di isolamento e terrore. Per me aver lasciato spazio ad un altro autore (in questo caso autrice) e aver fatto fare un passo indietro a PIzzolatto è stata una svolta e non sono riuscito a trovare difetti in questi due episodi. Mi spiace che invece a te non siano piaciuti per niente, per esempio io ho trovato Jodie Foster perfetta nel ruolo proprio perchè non è empatica.
Ciao Davide e probabilmente hai adottato l’approccio giusto, contrariamente al mio solito hype esagerato; in cuor mio e alla luce del terzo capitolo appena visto, spero e credo nel progressivo sviluppo dello show.
Ciao Dave,una bella e condivisibile rece…ho iniziato la visione il 14 febbraio,con un episodio al giorno,così arrivo lunedì al finale…ho scelto quest’opzione dopo aver visto la programmazione fatta di un episodio alla settimana…aggiungo oltre alla Foster e Reis,anche la presenza di Fiona Shaw,Christopher Eccleston e del giovane Finn Bennett,visto nella stagione1 di “Domina”…