Les Revenants – 2×03/04 Morgane & Virgil

Les Revenants – 2x03/04 Morgane & VirgilPer un certo periodo Les Revenants è stato definito come la risposta europea a The Walking Dead, salvo poi accorgersi di aver fatto un buco nell’acqua. Fatto sta che tra zombie drama, mystery geografico, sci-fi spazio-temporale e racconto filosofico sui grandi temi dell’esistenza umana, la serie si piazza in mezzo ondeggiando tra una faccia e l’altra di questo complicato prisma. 

La cosa più riuscita di questo prodotto made in France riguarda sicuramente i contenuti e in particolare quella (fin troppo ostentata) tendenza a rimarcare i vantaggi della provenienza extra-americana: la possibilità cioè di parlare al pubblico di questioni esistenziali senza scendere a compromessi, facendo di conseguenza di questa scelta una maniera oltre che una dichiarazione di stile. La metafora è sicuramente da questo punto di vista la figura retorica dominante: i morti tornati in mezzo ai vivi sono la cosa più lontana possibile dagli zombie come li abbiamo da sempre conosciuti da Romero a Z-Nation; essi rappresentano invece un corpo altamente metaforico e privato completamente della carnalità putrescente del non morto, incaricato invece di essere strumento principale di riflessione. L’escamotage narrativo serve soprattutto a creare situazioni che riflettano sui principali dilemmi dell’esistenza umana, così come allo stesso modo si comportano le situazioni di emergenza, create ad hoc perché affondino le dita nella coltre di comportamenti inspiegabili che l’essere umano usa avere in momenti di disperazione o emergenza. Naturalmente la religione è la prima delle questioni ad essere chiamata in causa: che sia Jerome o il perito Berg, ad ogni confronto tra la ragione e l’inspiegabile, viene sempre tirata in ballo, in maniera più o meno velata, la presenza di entità superiori a cui delegare responsabilità. In maniera abbastanza simile a The Leftovers, Les Revenants, prosegue anche in quest’episodio nella messa in scena del naufragio della ragione in favore di comodi e disperati appigli, che siano credenze di ogni sorta o comportamenti imponderabili.

Les Revenants – 2x03/04 Morgane & VirgilNella scorsa coppia di episodi abbiamo avuto l’opportunità di conoscere bene Milan e i due episodi che seguono rappresentano anche l’occasione per capire meglio la relazione tra lui e Serge, il rapporto di sudditanza esistente e le ragioni che vi sono alla base. Milan è senza dubbio il leader carismatico, colui che ha fondato il proprio potere sul terrore e sulla sottomissione del prossimo, facendo della forza e della violenza sui deboli il suo cavallo di battaglia. La sua “missione” è ormai abbastanza evidente, come conferma anche il dialogo tra lui e i genitori di Virgil, che si pone come la certificazione definitiva del suo piano criminale. Questa impostazione però appare un po’ troppo dicotomica in quanto, benché gli autori cerchino di iniettare complessità in tutti i personaggi, Milan, a cominciare dalla corporeità che lo apparenta a una sorta di Mangiafuoco francese, si configura sempre di più come “il cattivo” del gruppo (seppure papabile di riabilitazione), de-potenziando leggermente ciò che il suo personaggio potrebbe dare alla serie. Viceversa, il gruppo di ragazzini e in particolare Virgil, Léna e Camille sembrano non avere nessun tipo di ambiguità e, avendo pochissimi lati oscuri, rischiano di essere quasi bidimensionali nella loro ricerca della verità piena di buone intenzioni. Per ora la loro storyline regge ancora perché sia per quanto riguarda i “buoni” che i “cattivi” la tensione tiene desta l’attenzione dello spettatore senza fargli perdere interesse, ma non è scontato che, per quanto riguarda questi personaggi, sarà così fino alla fine. Fondamentali saranno i traumi del passato e acquista enorme importanza in questo senso la sequenza in cui Camille vede il passato di Virgil, alla quale segue un flashback che consente allo spettatore di mettersi in pari.

Les Revenants – 2x03/04 Morgane & VirgilLa prima stagione di Les Revenants ha dimostrato di poter raccontare una storia fatta di tanti personaggi e altrettanti misteri in pochi episodi e con uno stile riconoscibile. Nel momento in cui avviene il passaggio da quella che tranquillamente sarebbe potuta essere una miniserie a una serie fatta di più stagioni, quel tipo di architettura narrativa si complica inevitabilmente. Se in una miniserie l’introduzione di un focus su un personaggio (omaggiato dal titolo) per ogni episodio aveva una sua precisa funziona narrativa, in questo caso le cose sembrano sfuggire di mano, creando una sorta di caricatore a molla che non conosce tempi di recupero ma solo l’aumento esponenziale di personaggi e linee narrative. A moltiplicarsi non sono solo i personaggi ma anche le trame a cui spesso è concesso solo un abbozzo. Vi è quindi la sensazione di archi narrativi che, per consentire la coabitazione di storie sempre più numerose, sono sempre più sacrificati, e la cosa è ancora più evidente tanto più vi è la chiara presa d’atto di quanto la potenzialità di alcune situazioni drammatiche sia enorme e in parte non sfruttata. Morgane, ad esempio, che dà il titolo all’episodio tre, meriterebbe tutt’altra centralità di quanta gli venga in realtà dedicata. Stesso discorso per quanto riguarda la parte mystery, la cui ricerca scientifica collegata viene mostrata per circa tre o quattro brevi scene su un totale di due ore tra entrambe le puntate. Naturalmente all’aumentare delle trame e dei caratteri diminuisce il tempo che il racconto può concedere alla riflessione e all’analisi, trasformando la struttura profonda dell’intera serie.

Les Revenants – 2x03/04 Morgane & VirgilProprio su quest’ultimo punto “Morgane” e “Virgil” ci pongono il più importante degli interrogativi in vista del prosieguo di questa seconda stagione: cosa sta diventando Les Revenants? Sicuramente c’è da riconoscere un’attenzione peculiare e quasi unica alla messa in discussione dei linguaggi e dei tropes a cui di volta in volta la serie fa riferimento, così come non c’è dubbio che mettere sul piatto alcune questioni filosoficamente così dense sia un indiscutibile merito. In questa fase però la serie sembra voler essere troppe cose tutte insieme: c’è il soprannaturale, c’è le fede come appiglio sociale, il melodramma al femminile che caratterizza molti dei personaggi (Adèle e Julie su tutte), c’è tutta la sfera dei non morti che, lo si voglia o no, va affrontata e poi c’è il mystery che si incontra con lo sci-fi portando la serie verso lidi diversissimi, molto più vicina a un lavoro come Lost che al cinema d’autore europeo – paragone, quest’ultimo, che in tanti avevano fatto dopo la dirompente prima stagione.

La coralità narrativa sempre più estrema obbliga il dipanarsi del racconto a una serie di sequenze che non si parlano più di tanto, tutte spinte dalla necessità di portare avanti la storia di ogni singolo personaggio, azzoppando la narrazione generale in virtù di quella particolare, della quale tuttavia è ancora presto per valutare l’efficacia. Les Revenants sta in questo modo perdendo parte della sua potenza comunicativa (in parte, invece, la mantiene eccome, specie grazie a sequenze di grande potenza come il flashback di Virgil o il dialogo di rara crudeltà tra Victor – che per convenienza continuiamo a chiamare così – e Julie) diventando qualcosa d’altro; una trasformazione, questa, dimostrata anche dalla nettissima riduzione di una delle fondamentali caratteristiche della serie, ovvero la colonna sonora post-rock dei Mogwai, tutta incentrata su sonorità disturbanti e ipnotiche, che faceva da perfetto correlativo oggettivo di ragionamenti di grande profondità su alcuni fondamentali interrogativi dell’essere umano.

Arrivata a metà della seconda stagione Les Revenants continua ad essere una serie di enorme fascino e capace di calamitare un gran numero di appassionati, ma la sua potenza narrativa ed estetica si sta smorzando in favore di uno scivolamento verso altri generi che ad oggi non sembrano essere altrettanto efficaci e originali.

Voto 2×03 e 2×04: 6/7

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

1 Risposta

  1. Lorenzo scrive:

    sono alla terza puntata e finora mi è piaciuta solo la seconda. Sono d’accordo quando dite che è troppo densa di avvenimenti, che c’è troppa carne al fuoco e i personaggi ne escono con una caratterizzazione poco interessante. Non so se sono cambiati i miei gusti negli ultimi tre anni ma mi pareva che la stagione d’esordio avesse più elementi catalizzatori, tra cui anche la musica per ora poco sfruttata, specialmente nel terzo episodio. Boh, questa settimana mi ricominciano 3-4 serie e spero di trovare il tempo anche per questa…

     

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