The Man in the High Castle – Stagione 1 Episodi 7-9

The Man in the High Castle - Stagione 1 Episodi 7-9Il progetto di Amazon con The Man in the High Castle si è rivelato sin da subito ambizioso e ricco di sfide: non solo infatti si sono dovute affrontare le insidie nascoste nella moltitudine delle storyline generate dal numero dei protagonisti, ma anche e soprattutto una tematica difficile come quella del libro di Philip K. Dick.

I tre episodi presi in esame manifestano allo stesso tempo i pregi e i limiti di questa trasposizione televisiva. Per quanto riguarda l’altissimo numero di storyline, di sicuro la serie fa un ottimo lavoro nell’incastrare alla perfezione i mutamenti politici interni sia alla realtà nazista che a quella giapponese: in entrambe le fazioni, infatti, esistono i fedeli al potere e i traditori, ma soprattutto individui che vedono nell’equilibrio delle due superpotenze una risorsa mentre altri la percepiscono come una minaccia, sperando in un conflitto che veda il proprio schieramento come vincitore. Al contempo, però, come già spiegato nelle precedenti recensioni, la necessità di parlare di così tante sottotrame in così pochi episodi ha portato talvolta a delle costruzioni caratteriali e relative relazioni estremamente superficiali: se in alcuni casi (Smith, Tagomi, parzialmente Childan) il lavoro è stato eccellente anche e soprattutto grazie a delle prove attoriali impeccabili, in altri (Joe, Frank, Juliana) si è giunti ad una semplificazione – il triangolo amoroso – che in un contesto come questo risulta fuori luogo, oltre che esagerato nella sua ripetitività (ogni discussione tra Frank e Juliana comporta una venatura di gelosia che a lungo andare diventa insopportabile).

The Man in the High Castle - Stagione 1 Episodi 7-9Per quanto riguarda la tematica, è superfluo specificare quali siano gli aspetti positivi: basterebbe anche solo menzionare la scena finale del nono episodio, “Kindness”, in cui il contenuto della pellicola mette in evidenza la tragicità del potenziale conflitto tra forze giapponesi e naziste (nonché la similitudine con la nostra realtà sull’uso dell’atomica).
Purtroppo, però, alcune scelte risultano comprensibili e dunque accettabili solo a posteriori, con un quadro più completo di quello che potrebbe essere il ruolo dei filmati. Prendiamo ad esempio il settimo episodio: la possibilità che ci siano dei mondi paralleli per ciascuno di noi e che qualcuno possa addirittura “percepirli” viene suggerita in modo esplicito solo nelle puntate successive, eppure è già in “Truth” che viene accennata la questione con la visione di Trudy da parte di Juliana e con la sensazione della madre che la figlia sia viva. Il problema non si trova nel modo di raccontare questa vicenda, bensì nel posizionamento all’interno della narrazione: anticipare questa parte, prima che vengano esplicitate le possibilità di cui sopra, depotenzia gravemente tutta la sezione, che acquisisce il significato che merita solo con le puntate successive; all’atto della visione, data anche la rapidità di esposizione, il tutto appare invece solo come un avvicendamento di sensazioni personali poco chiare, che si susseguono fino alla rivelazione del corpo di Trudy nel campo.

The Man in the High Castle - Stagione 1 Episodi 7-9A queste puntate spetta l’arduo compito di portare le vicende politiche ad una chiarezza di intenti, in grado di mostrare gli schieramenti in atto e le posizioni dei singoli personaggi all’interno di questo complesso scacchiere. Su questo punto la costruzione delle puntate risulta quasi perfetta, in particolare per quanto riguarda il nono episodio: la scoperta della volontà di Heydrich, che coinvolge Wegener per eliminare un Hitler ormai vecchio e intento a mantenere la pace con i giapponesi, si mescola perfettamente al dialogo tra il Generale Hata e Tagomi, in cui quest’ultimo scopre come il piano, suo e di Wegener, sia esploso nelle loro stesse mani. Non è un caso che le rivelazioni di intenti bellici di Heydrich e del principe ereditario vengano riferite proprio ai due uomini che hanno rischiato la loro vita pur di riportare l’equilibrio tra le due superpotenze: è la dimostrazione di come in questa vicenda ogni arma risulti a doppio taglio, ogni scelta abbia delle conseguenze che generano – e non ci stupisce – mondi potenzialmente differenti da quelli che si desideravano.

The Man in the High Castle - Stagione 1 Episodi 7-9La vicenda legata alle pellicole anche in questo caso acquisisce maggior significato solo con la conclusione del nono episodio, ma non si può dire che questo costituisca un problema: l’anomalia di questo particolare filmato emerge sin da subito, con il coinvolgimento di Lem a San Francisco e con quello della Yakuza, terza parte coinvolta ma priva – come ci si poteva immaginare – del benché minimo interesse sulle forze in gioco e disposta a venderlo al miglior offerente. La peculiarità di questa pellicola è uno dei temi portanti di “End of the World”, che infatti è costruita secondo un climax ascendente culminante nell’imboscata del Kempeitai nel locale della Yakuza e il successivo rapimento da parte di questi ultimi di Juliana e Joe. Entrare in possesso di questa pellicola sarà qualcosa che richiederà uno sforzo decisamente più elevato rispetto agli altri casi ed è proprio questo che ne fa percepire immediatamente, quasi come un’eco anticipatoria, l’importanza cruciale all’interno del racconto. È tra l’altro proprio nell’ottavo episodio che viene inserito il personaggio di Heydrich insieme alla minaccia che rappresenta, quella che potrebbe avere come conseguenze proprio il contenuto della pellicola: la rottura dell’equilibrio nippo-tedesco con il bombardamento atomico di quella che sembra essere proprio San Francisco.

È interessante notare come sia proprio la puntata che introduce “the man with the iron heart” (Heydrich fu davvero definito così da Hitler) a presentare il primo vero punto debole di un uomo che fino ad ora avevamo visto come il più crudele in assoluto: John Smith, che con la sua cieca devozione nei confronti del nazismo ci era parso come una delle più gravi minacce all’umanità, ne esce ridimensionato non solo per il confronto con il suo superiore, ma anche per quanto accade nella sua vita privata. Che cosa succede quando quelle regole in cui riponiamo tutta la nostra fiducia ci si ritorcono contro? Se può essere fattibile mettere da parte le atroci azioni compiute in nome di un ideale, giusto o sbagliato che sia, risulta praticamente impossibile mettere in pratica una legge che prevede l’uccisione dei malati gravi quando quel malato grave è sangue del proprio sangue.
The Man in the High Castle - Stagione 1 Episodi 7-9John Smith appare come una delle scommesse vinte da The Man In The High Castle: non è facile rendere sfaccettato un personaggio che incarna, nella vita privata come nel lavoro, una tale devozione al nazismo; eppure, grazie anche all’interpretazione eccezionale di Rufus Sewell, la serie ci riesce in modo impeccabile. A tal proposito un altro esempio si trova nella puntata successiva con il dialogo tra Smith e Connelly: certo, bisogna chiudere un occhio sulla scelta della location (che è ovviamente funzionale solo all’omicidio), ma la scena riguadagna qualche punto se la si osserva per il suo valore simbolico, con il corpo di Connelly che vola, impotente, davanti all’uomo più fedele ad Hitler, davanti all’enorme svastica che campeggia sull’edificio, dunque davanti a Hitler stesso.

È un peccato che in un quadro del genere ad uscirne più ridimensionati siano quei personaggi che dovrebbero portare avanti la vicenda più importante, ossia quella dei filmati. Purtroppo nemmeno il coinvolgimento di Arnold riesce a far aumentare l’empatia dello spettatore per dei personaggi che sono stati ridotti a macchiette più per i loro rapporti interpersonali che per la loro stessa costruzione. Come si diceva all’inizio, puntare molto sul legame sentimentale nel triangolo Joe-Juliana-Frank si è rivelato un errore perché ha sminuito l’importanza di quanto da loro vissuto realmente a causa di questi filmati. Si tratta di un errore che emerge in tutta la sua potenza durante la visione della pellicola, un momento che avrebbe certamente offerto un più alto coinvolgimento per lo spettatore se lo stupore fosse stato interamente concentrato sulla presenza di Frank e di Joe nel filmato e sullo svelamento del ruolo di quest’ultimo, senza dover pensare anche ad eventuali conseguenze sentimentali della medesima rivelazione.
The Man in the High Castle - Stagione 1 Episodi 7-9Rappresenta di certo, invece, un tocco di classe la scelta di menzionare Nagasaki poco prima, soprattutto dato che il dialogo coinvolge in prima persona un uomo che sembra avere – grazie all’I-Ching – un collegamento diretto con i “mondi possibili” e con i ruoli che hanno giocato e giocheranno le persone in questa realtà. Tagomi è senza alcun dubbio uno dei personaggi migliori, costruito a pennellate leggerissime che lavorano in sottrazione e che ci offrono solo di rado approfondimenti emotivi; più spesso si tratta di momenti di riflessione, di meditazione, che conferiscono a questo personaggio un’aura di importanza tanto elevata quanto incomprensibile, e proprio per questo estremamente magnetica.

Questi tre episodi rappresentano una notevole evoluzione per la trama della storia, che tuttavia in alcuni punti sembra confermare errori già precedentemente notati, principalmente a livello di caratterizzazione di alcuni personaggi o di tempistiche dedicate a certe sottotrame in funzione di quello che si vuole raccontare. Childan, ad esempio, è un ottimo personaggio, e la sua scena a casa dei Kasoura è costruita in modo impeccabile (soprattutto per il quadro che emerge sui giapponesi e sulla loro relazione con il popolo conquistato, nonché i paralleli in questo senso con americani e indiani); eppure in questi episodi, a parte l’elemento dei soldi dati a Frank, si ha la sensazione che la sua storyline sia fin troppo staccata dal resto, quando invece avrebbe meritato molta più attenzione proprio per le implicazioni socio-culturali da lui incarnate.
Per ora si può dire che, a fronte di alcuni difetti limati e di un buon intreccio di base, su altre questioni si raggiungano punti molto alti e molto bassi allo stesso tempo, cosa che rende difficile dare un parere complessivo ad ogni episodio. Sarà il finale, con ogni probabilità, a chiarire da che parte penderà l’ago della bilancia.

Voto 1×07 “Truth”: 6/7
Voto 1×08 “End of the World”: 7½
Voto 1×09 “Kindness”: 7½

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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