American Crime Story: The People v. O.J. Simpson – 1×02 The Run of His Life 5


American Crime Story: The People v. O.J. Simpson - 1x02 The Run of His Life“The Run of His Life”, titolo del libro di Jeffrey Toobin su cui si basa questa intera stagione di American Crime Story, dà anche il nome all’episodio incentrato sull’evento che più di tutti ha iconicamente rappresentato il caso Simpson: la famosa “Bronco chase”, l’inseguimento che ha tenuto l’America incollata per ore agli schermi. 

È su questa immagine che Murphy, alla regia anche di questa seconda puntata, decide di lavorare: uomini e donne di qualunque estrazione sociale, vicini ad O.J. o estranei, dalla sua parte o da quella della polizia, sono tutti davanti ai televisori ad osservare quella corsa infinita e senza senso che sta monopolizzando i network. In più di un’occasione Murphy riprende queste persone di spalle, come a regalarci la loro soggettiva davanti ad un puntino bianco in fuga da decine di macchine; e poco dopo arrivano le riprese frontali ad indagare sulle reazioni di un’intera comunità che si interroga ma che, soprattutto, decide quasi subito da che parte stare.

“Once O.J. made his money, he split and never came back. He became white.”
Well, you got the cops chasing him. He’s black now!”

American Crime Story: The People v. O.J. Simpson - 1x02 The Run of His LifeQuesto è forse il significato più forte di “The Run of His Life”, che giustamente dedica tutta la sua durata ad un evento tra i più famosi degli anni ’90: mentre O.J., seduto sul sedile posteriore della Ford Bronco del suo amico A.C. (Malcolm-Jamal Warner, The Cosby Show), tiene il fiato dell’America sospeso puntandosi una pistola alla tempia, con quella stessa macchina attraversa la città da parte a parte e al contempo la divide, creando due fazioni che, per i motivi più disparati, decideranno di supportarlo o di attaccarlo.
Da una parte abbiamo la giustizia, guidata da Gil Garcetti, determinato a portare O.J. in tribunale; dall’altra abbiamo una folla di persone che decide di supportare O.J. non solo per quello che è stato, ma anche e soprattutto perché è nero. Non bisogna dimenticare infatti la contestualizzazione sociale offertaci sin dall’apertura del pilot; e non si possono ignorare frasi come “We’re not cheering for O.J. We’re booing the LAPD!” che rappresentano un completo sovvertimento dei concetti di giusto e sbagliato. Niente di meno di una guerra tra bande, insomma, in cui più dei fatti conta l’affiliazione e la squadra di appartenenza.

If it were our absolute goal, could we look more incompetent?

American Crime Story: The People v. O.J. Simpson - 1x02 The Run of His LifeDobbiamo quindi pensare che American Crime Story si schieri a favore della polizia e che di fatto voglia screditare la questione razziale? Domanda legittima, con un tema come questo che al giorno d’oggi è ancora di scottante attualità; ancora più necessaria se si pensa alle controversie del caso Simpson. La risposta viene data in modo sottile ma efficace, ed è un inequivocabile no.
A un primo colpo d’occhio, infatti, sembrano tratteggiate negativamente solo le persone che sostengono O.J. (eccezion fatta per Robert Kardashian, ma ne parleremo): pensiamo a Shapiro, interpretato da un John Travolta che in questo secondo episodio funziona meglio rispetto al pilot, che manifesta tutto il suo viscido egocentrismo con una serie di dichiarazioni che non parlano di nessun altro se non di lui stesso. Oppure pensiamo a Cochran, che si situa in una posizione più condivisibile, ma che al contempo manifesta una tendenza a valutare il caso solo secondo la declinazione razziale e che interpreta ogni segnale a modo suo – le luci spente dall’unità SWAT per assecondare A.C. sono seguite dal lapidario commento “They don’t want us to see”. È di certo difficile rimanere obiettivi quando si è circondati da casi di malagiustizia e di abuso di professione, e la puntata riesce a rappresentare entrambe le facce della medaglia, quella più ottusa e quella che semplicemente vive radicata in un contesto complicato.

American Crime Story: The People v. O.J. Simpson - 1x02 The Run of His LifeSe però si guarda ai dialoghi in maniera più approfondita, non possono sfuggire alcuni dettagli di fondo che evidenziano una certa riconosciuta colpevolezza delle forze dell’ordine, nonché un velato egocentrismo anche dal lato della giustizia. Se la conferenza stampa del procuratore Garcetti è di certo più adeguata rispetto a quella di Shapiro, è nel privato che le sue comunicazioni lasciano trapelare tutta la sua ipocrisia: la troviamo quando si lascia andare a un “Christ. I thought I was gonna run for mayor”, seguito dallo sguardo gelido (in secondo piano, ma ben visibile) che gli riserva una sempre ottima Sarah Paulson; e di nuovo ce lo conferma con quel “We don’t want a shootout on live TV. We’re on every network in the country”, perché alla fine quello che importa non è l’etica ma l’immagine restituita all’esterno – come alla fine, quando il capo della squadra SWAT ribadirà “No hotheads. We’re on TV”.

American Crime Story: The People v. O.J. Simpson - 1x02 The Run of His LifeDifficile trovare qualcuno che si salvi: ognuno guarda al suo, al profitto, alla figura che farà in televisione come singolo o come parte di un gruppo. E ci si dimentica (o viene ricordato solo di tanto in tanto) che in ballo c’è la vita di un uomo, il quale, colpevole o innocente, merita un processo, e che in questa storia ad aver perso la vita ci sono già state due persone – di cui la folla sembra ricordarsi solo per quei memoriali che siamo abituati a vedere in queste occasioni, manifestazioni di affetto che tuttavia si specchiano, come in un riflesso distorto, nei cartelli sui cancelli di casa Simpson.
E la televisione non è da meno: la finale NBA ridotta a un quadratino sullo schermo, perché “O.J. is news, entertainment and sports”; “coccodrilli” già pronti in caso la ex-stella del football prema quel grilletto, per essere i primi a dare la notizia come si deve. È un cinismo che ben conosciamo e per cui ormai non ci scandalizziamo più, ma è la visione d’insieme a lasciare senza fiato: migliaia di persone si muovono e prendono la loro decisione per sfruttare l’occasione, per dire la propria o semplicemente per esserci entrando a gamba tesa in un evento storico, mentre un uomo – colpevole o innocente, non è questo il punto dell’episodio – attraversa Los Angeles con una pistola alla tempia e un mondo che cade a pezzi dentro e fuori di sé.


Who the hell signs a suicide note with a happy face?

American Crime Story: The People v. O.J. Simpson - 1x02 The Run of His LifeÈ cambiato tutto per O.J., e la puntata ci tiene a sottolineare come questo fattore esuli dalla sua innocenza o colpevolezza (i cui confini sono già confusi nell’opinione pubblica, come appena dimostrato). “The Run of His Life” non indaga sulle prove, non cerca di indugiare sulle espressioni di Juice per carpirne qualche dettaglio: la ricerca della verità è messa in pausa, sia dall’opinione pubblica (che si schiera senza reali motivazioni) che da tutti gli altri, per lasciare al centro del dramma un uomo la cui vita, in un modo o nell’altro, non sarà più la stessa.
Uno dei motivi per cui il pilot ha colpito nel segno è stato nell’aver tratteggiato un personaggio famoso e estremamente consapevole di esserlo, ma soprattutto caratterizzato da un narcisismo quasi infantile, in cui risulta normale parlare in terza persona o invocare la madre un numero sconcertante di volte. L’interpretazione di Cuba Gooding Jr. è da questo punto di vista impeccabile: il crollo nervoso messo in scena è quello di un uomo la cui fragilissima emotività impedisce di vedere la realtà dei fatti, e acuisce soprattutto il contrasto del prima con il dopo. Non è cambiato nulla – là fuori le persone urlano per lui – ma è cambiato tutto, il contesto, le motivazioni; è braccato, non ha alcun senso fuggire – del resto “tutti conoscono il suo volto”, come sottolinea Marcia –, ma lui ci prova comunque, in un tentativo di fuga dalle responsabilità dettato solo dal panico. Le contraddizioni che O.J. vive in questo momento sono tali e tante che non stupiscono nemmeno i momenti più no-sense, come le sentite scuse ai poliziotti che sta tenendo occupati “di venerdì sera”; e in questo frullatore di sentimenti che è diventata la vita percepita da O.J., è perfettamente normale che la sua lettera di suicidio termini con uno smiley.

American Crime Story: The People v. O.J. Simpson - 1x02 The Run of His LifePoche le persone che si salvano (almeno fino ad ora) in questo quadro desolante di disperazione e disumanizzazione: Marcia Clarke da una parte e Robert Kardashian dall’altra. La prima è di certo caratterizzata da una sete di giustizia implacabile, ma è rappresentante del lato corretto delle forze dell’ordine: quella a cui, non a caso, tocca in sorte la frase che sospenderà la pausa di questo episodio (“We’re taking him to trial”) e riporterà l’attenzione su ciò che conta – le prove.
Il secondo, interpretato da un David Schwimmer molto più a fuoco qui che nel pilot, rappresenta forse l’unico faro di ragione e cuore nella vita di Simpson: un amico vero, leale e fidato, che tuttavia non può supportarlo nella sua folle corsa verso la dannazione, nemmeno se ha una pistola alla testa. Robert è l’uomo di cui nessuno conosce il cognome, il mite capostipite di una delle famiglie più chiassose della storia americana – e la scena girata a casa Kardashian è una di quelle chicche sulla contemporaneità di cui già si parlava nella scorsa recensione; Robert è l’amico che piange disperato in macchina, ed è uno dei pochi, famiglia esclusa, a non approfittare della situazione.

Lo scacchiere è quindi costruito, ognuno è ai proprio blocchi di partenza: il processo sta per iniziare e solo chi l’ha davvero vissuto in quegli anni sa quale inferno sta per scatenarsi. “The Run of His Life” è un episodio ricchissimo sia a livello di analisi sociale che psicologica, in cui i riferimenti alla società di allora e a quella attuale sono così tanti da costituire un affresco degli ultimi vent’anni che ha davvero pochi precedenti. Intorno a un uomo, alle sue azioni e alle sue scelte, si polarizza prima una nazione e poi il mondo intero: American Crime Story ce lo sta raccontando meglio di qualunque cosa potessimo aspettarci.

Voto: 8/9

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


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5 commenti su “American Crime Story: The People v. O.J. Simpson – 1×02 The Run of His Life

  • Eugenia Fattori

    Che bella recensione Federica!
    A me questo episodio è piaciuto tanto, forse più del pilot che pure apriva la strada a tanti discorsi.
    Io ricordo abbastanza bene il vero inseguimento del ’94 (anche se abbiamo un dibattito in atto coi colleghi di Serial K sul fatto che abbiamo o meno interrotto anche qui in Italia la trasmissione della partita dei mondiali di calcio, che oltretutto quell’anno si tenevano in USA) e ricordo che mi colpì il nonsense di quella macchina che viaggiava a passo d’uomo con l’autostrada vuota e il corteo di polizia dietro.
    I fatti di Los Angeles erano vicinissimi nella memoria ovviamente, e la sensazione di straniamento e di stare davanti a qualcosa di molto più complicato di quello che sembrava era fortissima.
    Murphy sta facendo un’operazione molto molto ambiziosa, perché da una parte ci immerge nella sensazione dell’epoca, dall’altra “riscrive” una storia vera usando attori che sono già celebrity in sé, e infine la rilegge alla luce delle conseguenze culturali (e trattandosi di murphy, parliamo di cultura pop ovviamente) di questi fatti.
    Secondo me potrebbe essere la serie più potente della stagione e l’unica volta in cui, dovendo seguire dei fatti reali, forse ryan non svacca sul plot sulla lunga distanza!

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Grazie Eugenia! Sono d’accordo, si sta facendo un’operazione che funziona (e bene) su più livelli, e questo episodio ha una qualità altissima proprio per le molteplici letture che offre soprattutto sulla percezione di un evento come questo da parte della società. Ho trovato giustissima l’idea di dedicare l’intero episodio alla Bronco Chase, non tanto e non solo per il suo significato storico, ma soprattutto perché permette all’intera puntata di mettere in stand-by la ricerca della verità e di analizzare, e subito, l’impatto su un’opinione pubblica che qui ha ancora pochissime informazioni relative al caso. L’operazione è ancora più riuscita di quella operata nel pilot e secondo me è proprio grazie a questo che anche le singole performance sono nettamente superiori.
      Mi chiedevo anch’io se ci fosse stata una sospensione anche in altre parti del mondo, io non me lo ricordo – il resto del caso ovviamente sì.

       
      • Eugenia Fattori

        Noi siamo qui a Festivi e Seriali a riguardare The Jinx (brrr) e stiamo discutendo proprio di questo, i miei compari più anziani garantiscono che i mondiali furono sospesi in diretta anche in Italia