Black Mirror – Il nostro riflesso nero

Black Mirror - Il nostro riflesso neroOggi come oggi ovunque ci si volti si trova una costante, un elemento tanto presente quanto ormai talmente integrato nelle nostre vite da passare quasi inosservato: è lo schermo di un computer, di un cellulare, di una smart-tv, che da spento riflette la nostra immagine e funziona così da specchio.
Uno specchio nero. 

È da questa idea che parte Charlie Brooker, già noto per molte altre opere di critica verso la tecnologia e i media (tra cui Dead Set), nell’elaborazione di Black Mirror, serie inglese rivoluzionaria iniziata nel dicembre 2011 con i primi episodi trasmessi da Channel 4. Ad oggi lo show conta 7 puntate andate in onda (due stagioni da 3 e uno speciale natalizio) e 12 commissionate da Netflix a settembre 2015: con soli sette episodi, Brooker è riuscito a creare un prodotto di rottura non solo per le tematiche narrate, ma anche per la composizione della serie stessa. Tutti gli episodi sono infatti autoconclusivi, come se fossero dei film legati uno all’altro da una generale tematica aggregante e da dei sottotemi che connettono le puntate tra loro in modo trasversale.

“If technology is a drug – and it does feel like a drug – then what, precisely, are the side-effects?”
– Charlie Brooker –

Black Mirror - Il nostro riflesso neroCominciamo dal tema generale, fondamentale a comprendere il senso della serie e il messaggio di fondo che Brooker vuole far passare. L’innovazione e il progresso sono ormai parte integrante delle nostre vite, e la loro ascesa esponenziale rende sempre più rapida la nostra evoluzione – proprio di noi, primi esseri umani a vivere all’interno di uno sprint tecnologico senza precedenti, in cui il cambiamento è così rapido da rendere ogni successo raggiunto quasi effimero e ogni obiettivo successivo a portata di mano.
Televisori, smartphone, computer, ebook reader, app, elettrodomestici intelligenti: siamo circondati dagli effetti del progresso ed è difficile ricordarsi esattamente quando questi oggetti sono diventati essenziali nelle nostre vite – poco tempo fa non c’erano, ora non possiamo farne a meno. Ma l’umanità non si evolve alla stessa velocità: antropologicamente abbiamo ancora risposte fisiologiche che risalgono alla preistoria, e dunque come possiamo pensare di tenere il passo con questo genere di cambiamento? Come possiamo abituarci (a livello psicologico, sociale, emotivo) al nostro riflesso nero sugli schermi?

Black Mirror - Il nostro riflesso neroAttrazione e repulsione: vogliamo questa tecnologia ma allo stesso tempo ci fa paura; ne siamo ossessionati e al contempo la teniamo a distanza, quasi come se ironizzare sul “giorno in cui le macchine prenderanno il controllo” potesse esorcizzare i nostri timori più profondi. È su questi contrasti che Brooker ha lavorato nei suoi episodi – sei su sette sono quelli scritti da lui: “The Entire History of You”, terzo episodio della prima stagione, è di Jesse Armstrong, già autore di Peep Show e co-autore di The Thick of It.
L’uomo è un essere caratterizzato da intelligenza e capacità che, combinate nel modo giusto, hanno portato e stanno tuttora portando alle innovazioni in oggetto; ma è al contempo un animale dotato di istinti inspiegabili, emozioni e sentimenti ineffabili, passioni e irrisolti. L’umanità è un elemento caldo, che può certamente darsi delle regole per non cedere ai più biechi istinti, ma che non può in alcun modo essere diverso da quello che è nella sua essenza.
La tecnologia è, al contrario, l’elemento freddo e asettico per eccellenza: quello che non riesce ad avere caratteristiche umane complete perché manca di tutti gli elementi descritti sopra. Gli oggetti che ormai compongono le nostre vite stanno lentamente sostituendo molte delle nostre attività, in un modo familiare eppure diverso dal nostro; sono qualcosa che ricorda noi, ma secondo una declinazione appunto più fredda, simile eppure diversa. Lo sapeva Freud, quando definiva “perturbante” ciò che è al contempo familiare ed estraneo, e lo sa Charlie Brooker, che aggiunge all’Unheimlich freudiano l’incompatibilità di queste due nature: benché l’uomo sia ormai dipendente dalla tecnologia, non potrà mai inglobarla interamente alla propria identità.

Nasce così una serie in cui le conseguenze di quanto viviamo sono ambientate non in un futuro lontano da noi, ma semplicemente in una realtà diversa e più inquietante della nostra: una distopia, in cui il livello tecnologico non è necessariamente più alto del nostro – in alcuni casi è pressoché identico, in altri superiore ma sempre in un contesto di realtà riconoscibile – e in cui ciò che conta è quel fenomeno di attrazione e repulsione, di riconoscimento e allontanamento. Qui si trova gran parte della genialità dell’operazione di Brooker, che trasferisce dunque su più livelli quella contrapposizione originaria: quel contrasto tra ciò che siamo, in nuce, e ciò che stiamo producendo.

“[…] each episode has a different cast, a different setting, even a different reality. But they’re all about the way we live now – and the way we might be living in 10 minutes’ time if we’re clumsy.”
– Charlie Brooker –

Black Mirror - Il nostro riflesso neroCome si diceva, ogni episodio è a sé stante, con storie e cast diversi, accompagnato dal tema della tecnologia odierna e di quella prossima. Tuttavia nelle due stagioni andate in onda (lo speciale merita un discorso a parte) si possono individuare alcune tematiche ricorrenti, che si sviluppano – e non stupisce – a specchio tra le due annate.
Il primo episodio della prima stagione e l’ultimo della seconda, “The National Anthem” e “The Waldo Moment”, trattano entrambi il tema della politica, non tanto nei suoi presupposti quanto nelle reazioni delle persone davanti a determinate scelte o eventi. Concetti come voyeurismo, necessità di eroi a qualunque costo e critica dei media si mescolano in due episodi che, seppur con esiti diversi, mostrano un sottotesto molto simile: una società che si lascia andare a sentimenti “di pancia” e si abbandona a demagogie estreme, perdendo completamente il senso della realtà quando la tecnologia viene usata da altri per guidarne il giudizio o il consenso.

Gli episodi numero 2 di entrambe le stagioni, “Fifteen Million Merits” e “White Bear”, mostrano di nuovo un tema come quello della società in balia della tecnologia, ma questa volta nella sua declinazione di ingabbiamento: pur inseriti in due storie completamente diverse, i protagonisti si trovano in situazioni da cui devono in qualche modo cercare di uscire, che sia per trovare la libertà tanto agognata o per fuggire dall’ignoto in cui ci si è all’improvviso ritrovati. La soluzione potrebbe però non essere migliore della situazione di partenza, e in alcuni casi potrebbe addirittura comportare un vero e proprio ribaltamento della percezione della realtà.

Black Mirror - Il nostro riflesso neroL’ultimo episodio della prima stagione e il primo della seconda, “The Entire History of You” e “Be Right Back”, sono forse quelli più vicini al contrasto caldo/freddo di cui si parlava poco sopra. La gelosia da una parte, l’elaborazione del lutto dall’altra: due momenti che ogni essere umano è destinato a vivere prima o poi nell’arco di una vita vengono passati attraverso il filtro della tecnologia. Cosa saremmo disposti a fare se potessimo governare degli strumenti in grado di assecondare ogni nostro sentimento? Dove ci condurrebbe questa deriva? È possibile, in ultima analisi, che il progresso elimini la sofferenza, le difficoltà insite nel fidarsi degli altri, il doloroso e necessario distacco della morte?

Con lo speciale natalizio del 2014, “White Christmas”, Brooker rielabora queste tematiche in una storia che riscrive completamente il concetto di “inquietante”: con attori del calibro di Jon Hamm, Oona Chaplin e Rafe Spall, il racconto si dipana in tre atti in cui alla vicenda centrale vengono affiancate le due storie raccontate dai protagonisti. Ciascun elemento narrato in queste vicende costituirà la base per comprendere non solo il finale e la sua sconvolgente portata, ma gran parte del discorso di Brooker fino ad ora. Le azioni compiute sui social network diventano realtà, la giustizia finisce con lo sfruttarle e di conseguenza con lo snaturarsi, diventando una fredda applicazione di input lontana da qualunque capacità di contestualizzazione. La contrapposizione dell’umano e della tecnica raggiunge qui l’apice, portando la distorsione della realtà ad un nuovo – e più terrificante – livello: la manipolazione dello spazio-tempo.

Black Mirror - Il nostro riflesso neroL’operazione che Charlie Brooker sta portando avanti è di una potenza esemplare non solo per quanto viene raccontato, ma soprattutto per il modo e infine per lo stato d’animo che che lascia in dono ad ogni singola puntata. Non si può finire un episodio di Black Mirror rimanendo impassibili, perché quello che Brooker sta facendo – al netto del soggettivo apprezzamento per le storie – è mostrarci le conseguenze a cui stiamo andando incontro. Non si può dire che voglia con questo portare avanti una critica tout court alla tecnologia, come se fosse osservata con l’atteggiamento conservatore di chi le attribuisce la causa di tutti i mali; piuttosto, la critica va nella direzione della mancanza di responsabilità dell’uomo, della sua leggendaria qualità procrastinatrice quando si tratta di pensare alle ripercussioni successive – per dire poi, solo quando è troppo tardi, “non ci avevamo pensato”.
Andiamo avanti, disegniamo la nostra luminosa strada nel progresso, ma pensiamo alle conseguenze: e se non lo faremo, non potremo dare la colpa a nessuno se non a noi stessi – del resto, Charlie Brooker ci aveva avvertito.

Note:

– Le frasi e le considerazioni di Charlie Brooker utilizzate nella recensione sono comparse nell’articolo, firmato dallo stesso Brooker, apparso su “The Guardian” il 1° dicembre 2011.

– Questa serie sarà trasmessa integralmente nel quarto appuntamento del Festival “Festivi e Seriali – Rassegne di voracità televisiva” che si terrà a Bologna presso LOFT Kinodromo (Via San Rocco 16, Bologna). La data per Black Mirror è domenica 28 febbraio 2016: alle ore 14.00 ci sarà la presentazione della serie e la proiezione inizierà alle 14.30. Qui trovate tutto il calendario.
Il Festival è presentato da Serial K – Le serie TV in radio e Kinodromo
In collaborazione con Radio Città del Capo e Seriangolo

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

2 Risposte

  1. Tommaso scrive:

    Come sempre, qui a Seriangolo recensioni super. Una serie di una bellezza e di una importanza assoluta, citata nei libri di semiotica e insegnata all’Università: “Black Mirror” è pura sociologia della comunicazione contemporanea. È McLuhan in movimento; è l’intelligenza connettiva di De Kerckhove; è Pierre Levy che finalmente raggiunge la sua velocità. “Black Mirror”, semplicemente, è uno dei prodotti più colti, consapevoli e raffinati del panorama televisivo mondiale.
    Non è un caso se è stata infatti selezionata per “Festivi e Seriali”, le rassegne di voracità televisiva che noi di Serial K – Le serie tv in Radio organizziamo insieme a Kinodromo, Radio Città del Capo e appunto Seriangolo: potrete vedere tutti e 6(+1) episodi di Black Mirror in un solo giorno: presentazioni, pause, conversazioni, un bar a vostra disposizione per un pomeriggio assolutamente indimenticabile!
    Grazie mille Federica per la recensione!

     

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