Jane The Virgin – It should be noted 2


Jane The Virgin – It should be notedSe oltre al desiderio di passare alcune ore in compagnia di una serie di qualità, a muovervi nella scelta del prossimo show da recuperare c’è anche un interesse “accademico” per le tendenze più rilevanti nell’ambito del panorama televisivo contemporaneo, il titolo che non potete farvi sfuggire è sicuramente Jane the Virgin.

La serie, in onda dal 2014 e reperibile anche su Netflix Italia (fino alla sua penultima stagione), è forse il vero simbolo della recente rivincita “qualitativa” dei network su canali cable e piattaforme di streaming. In particolare si inserisce nel, o piuttosto guida, quel filone di show – praticamente tutti CW – che hanno fatto del concetto di “genere” il punto di partenza per riflettere sui codici della narrativa (tv e non solo) e reinterpretarli in chiave contemporanea.

Ma prima di continuare, qualche cenno sulla trama: Jane è una giovane cameriera e studentessa latina con velleità da scrittrice, figlia di una ragazza madre e nipote di una venezuelana molto cattolica. Sarà proprio la nonna a convincerla a mantenersi casta fino al matrimonio, che la ragazza sogna con il fidanzato detective Michael. Un errore della sua ginecologa porterà, però, ad un’inseminazione accidentale, costringendola a fare i conti, da vergine, con una gravidanza chiaramente inattesa. A questo punto entreranno in gioco numerosi personaggi, compresa la famiglia del “padre”, innescando inevitabili (e volute) dinamiche da telenovela.

Jane The Virgin – It should be notedE infatti, come ci ricorda periodicamente la divertentissima voce narrante, Jane the Virgin è una telenovela a tutti gli effetti. Ma non è assolutamente qualcosa di cui vergognarsi, ci dimostra la creatrice Jennie Urman, né una scusa per indugiare in uno storytelling svogliato e prevedibile. Tutt’altro: soprattutto nelle ultime stagioni – ennesima prova del valore della serie – Jane the Virgin ha imparato a sfruttare al meglio e soprattutto a celebrare la sua identità, dimostrandosi un esempio straordinario di serie autenticamente e innovativamente femminista.

La sua carica rivoluzionaria si esprime su due piani: il primo, come avevamo già notato nel nostro approfondimento sulla rappresentazione femminile, è quello della riappropriazione di un genere tradizionalmente espressione di una visione dei rapporti tra i sessi limitata e limitante. Jane, infatti, prende quegli stessi topoi che da sempre contribuiscono a costruire un’immagine sessista della donna (anche nelle sue migliori intenzioni: pensiamo ad esempio al ruolo “privilegiato” dei personaggi femminili nella dinamica del triangolo amoroso), tipici della telenovela, e li decostruisce calandoli nelle vite, se non vere di certo verosimili, di donne latine altrettanto verosimili. Tale “verosimiglianza” si esprime attraverso la caratterizzazione di personaggi e situazioni lontana dal mito proto-femminista della “donna forte” e la gestione magistrale delle contraddizioni e debolezze che plasmano le personalità e le esperienze di Jane e la sua famiglia.

Ma forse ancora più interessante, sia sul piano della critica femminista che dell’analisi tout court, è la sempre più chiara presa di posizione rispetto allo stigma che i prodotti tradizionalmente “femminili” subiscono nell’ambito della cultura pop e non solo. Jane The Virgin, infatti, rivendica la dignità artistica del genere telenovela, le cui potenzialità e gli eventuali meriti sono oscurati dal pregiudizio che tocca tutto quanto venga associato ai frivoli interessi delle donne. La disinvoltura con cui la serie di Jennie Urman riesce ad analizzare e ricostruire l’immagine della donna e dell’uomo, l’idea di famiglia, il sogno americano e chi più ne ha più ne metta, mentre parallelamente mette in scena i plot twist più assurdi e le sequenze oniriche più improbabili, è davvero sorprendente – o forse ci appare tale perché siamo stati portati a crederlo impossibile?

Jane The Virgin – It should be notedAd ogni modo, non è soltanto la coesistenza pacifica e, anzi, vincente di queste due identità a fare di Jane the Virgin una serie incredibile: altro elemento distintivo e soprattutto significativo è la sua estetica unica e curatissima (che a ben vedere è soltanto un altro aspetto della presa di posizione di cui sopra). Mentre la quality tv andava nella direzione della sperimentazione high budget dai toni cupi e seriosi, Jane ha scelto fin dal principio e con grande consapevolezza di prendere la strada opposta e costruire qualcosa di valore a partire da un contesto inequivocabilmente network. Si è sviluppato così il suo gusto per la leggerezza, i toni pastello, l’uso degli hashtag che completano e contestualizzano gli eventi raccontati, le scelte narrative e stilistiche che ammiccano ad una versione pop del realismo magico. Tutti pregi che a un occhio poco attento potrebbero apparire come difetti o al massimo limiti, a cui la serie ha però saputo dare il giusto valore.

Infine, c’è un ultimo aspetto degno di nota: la capacità di integrare in questo modello una modalità di narrazione slow-burn praticamente inedita, distante dalle logiche di serie associabili al termine (come The Americans, per esempio) ma altrettanto efficace nell’offrire una caratterizzazione dei personaggi particolareggiata e affascinante. Fenomenale il lavoro fatto con Rogelio, il padre di Jane: un portatore sano di stereotipi sessisti che però è quanto di più lontano possa esistere dall’idea di machismo tradizionale. O ancora, la gestione del rapporto tra Jane, Michael e Rafael (il padre del suo bambino), che svela tutte le sue potenzialità soltanto con il tempo, mettendo a dura prova i nervi dello spettatore ma insegnandogli la virtù della pazienza anche nella scoperta e valutazione delle dinamiche relazionali (di finzione o meno).

Per concludere, guardare Jane The Virgin è un piacere ma anche e soprattutto un esercizio di allargamento dei propri orizzonti; che vi scopriate fan o meno delle avventure della famiglia Villanueva e dello stile di Jennie Urman, in fondo, conta fino a un certo punto. Guardate la serie innanzitutto per capire meglio le donne della vostra vita (o voi stesse) e dove sta andando la televisione nel 2018: se poi il viaggio vi piace, è tutto di guadagnato.

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Informazioni su Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.


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2 commenti su “Jane The Virgin – It should be noted

  • Genio in bottiglia

    Grazie mille Francesca. La storia é divertente e, come fai correttamente notare tu, educativa. Il modo in cui hanno gestito la perdita della verginità di Jane che era ovviamente centrale, con tanto di titoli customizzati puntata per puntata, io l’ho trovato perfetto. La voce narrante è fantastica!

     
    • Francesca Anelli L'autore dell'articolo

      Grazie a te! Sono d’accordo al 100%, ho adorato la gestione della perdita della verginità (sì a un certo punto succede :P), credo che sia stato uno dei punti più alti della serie.