Jack Ryan – Stagione 1


Jack Ryan - Stagione 1Jack Ryan è la nuova serie spy-thriller di Amazon Prime Video, creata da Carlton Cuse e Graham Roland, distribuita tutta insieme dal servizio streaming e incentrata sul personaggio omonimo (ma aggiornato alla contemporaneità) inventato da Tom Clancy. Racconta le avventure di un analista della CIA, che, dopo aver scoperto movimenti monetari sospetti in Medio Oriente, viene catapultato sul campo d’azione alla ricerca di un obiettivo tanto misterioso quanto pericoloso di nome Suleiman.

Interpretata da John Krasinski, Abbie Cornish e Wendell Pierce, la serie è un prodotto godibile, con alcuni pregi e qualche difetto, consapevole della propria direzionalità tematica e abile a giocare al suo gioco con sicurezza e competenza: niente di più che un oggetto di intrattenimento solido, corazzato (da ottimi effetti visivi) e veloce (perché dominato da un ritmo al cardiopalma), che si potenzia anche grazie all’originalità del modello letterario originario, dal quale eredita non poche qualità. Sono molte infatti le intuizioni narrative pensate nel 1984 – quando Tom Clancy pubblicò “La grande fuga dall’Ottobre Rosso” (il primo libro della serie di Ryan) –, attualizzate e spinte al massimo del rendimento spettacolare e della funzionalità narrativa. Il taglio particolare del genere, il protagonista dalle caratteristiche atipiche, l’importanza dei dispositivi informatici, il punto di vista etico e apolitico e le entusiasmanti scene di azione concentrate in pochi momenti strategici sono tutte caratteristiche dell’originale, che questo nuovo Jack Ryan in alcuni casi fa propri come connotati imprescindibili e in altri li eleva al cubo come eccezionalità nel panorama di genere.

Le regole del genere sono, per esempio, perfettamente dominate e inglobate nella narrazione e si rivelano adatte a un racconto finzionale che cerca comunque l’afflato realista. Il techno-thriller fantapolitico è uno specchio che, a trent’anni dalla sua invenzione, ancora continua a rappresentare alcuni aspetti del reale e che forse oggi, con il terrorismo, biologico e soprattutto informatico, funziona ancora meglio che in quegli anni ’80 irrigiditi dalle tensioni del muro. È un genere che allora parlava una lingua lungimirante e che parla oggi la lingua della contemporaneità, perché si misura con il digitale, si confronta con l’economia ed evidenzia pericoli che aggiornano il terrore del nucleare a minacce più raffinate.

Jack Ryan - Stagione 1L’importanza data dalla serie alla tecnologia, come già detto, e lo stretto contatto con la realtà politica, con gli organi burocratici e con le lingue della giurisdizione sono altre prove della volontà di costruire un prodotto realistico nei suoi dettagli e nel suo quadro generale. La serie Amazon non disdegna una componente action marcata (spesso molto realistica e militarizzata), ma per nella maggior parte dei casi l’azione si svolge negli spazi interni delle stanze operative o in quelli aperti delle contrattazioni e degli inseguimenti in terra straniera. È la scelta di rappresentazione coerente per un mondo in cui gli eroi non sono più i bondiani agenti con la licenza di uccidere, ma uomini occasionalmente operativi con l’imperativo di diminuire il numero di vittime e di passare attraverso la gerarchia dei superiori per fare approvare anche una singola mossa da pedone.

Il magnifico personaggio di Ryan è un altro risultato di questa aderenza con la realtà: analista e apparente uomo d’ufficio che gestisce la logistica delle informazioni dei traffici economici in Yemen, non è il gentleman che conosce le più esotiche arti marziali e le regole del poker, o la testa di cuoio capace di spingere il proprio corpo al limite dell’umano, bensì la mente sopraffina in grado di osservare il reale e i suoi dettagli per estrapolare informazioni vitali. È lui la spia, l’eroe dell’azione salvifica dell’ultimo minuto, il cervello che digerisce la quantità spropositata di dettagli tecnici per produrre un rendimento intellettuale capace di individuare minacce da semplici movimenti bancari, prevenire attentati dalle fluttuazioni dei mercati e risolvere situazioni critiche con un colpo al mouse e uno al grilletto. Figlio della complessità dei media e di una visione anti-machista del combattente, è l’alfiere delle caratteristiche migliori dell’uomo occidentale del ventunesimo secolo, l’uomo in cui si coordinano temperanza e emozionalità genuina, ordine e creatività, simpatia e serietà.

Jack Ryan - Stagione 1Krasinski (noto già per The Office) è il volto e il corpo perfetto per rappresentare un paladino della moralità applicata all’azione governativa: morbido e accogliente fin dai tratti del viso; compatto nella formazione muscolare del fisico e comunque essenziale nei movimenti; comico in alcune reazioni da uomo comune (guantone e camicia di ricambio nel cassetto) che si confronta con l’eccezionalità. È il protagonista indiscusso, la figura che funge da bilanciere a una narrazione che in gran parte gioca le sue carte più estreme per metterlo alle strette, per testare la sua integrità con il peso delle sconfitte, delle tragedie e dei morti. In questo senso la stagione è il perfetto capitolo introduttivo di una storia che si è già aggiudicata una seconda annata; l’origin story  scolpisce il personaggio nei punti giusti, dandogli una causa più che un nemico, una priorità sentimentale più che una love story, un percorso più che una carriera e una motivazione più che un’arma: salvare il possibile, fare del bene a ogni longitudine e a ogni latitudine senza scendere a compromessi etici.

La serie presenta questo chiaro messaggio contenutistico, che, pur non essendo sottolineato o forzato particolarmente dagli autori, arriva con toni decisi e inequivocabili sia attraverso la sentita interpretazione dell’attore sia attraverso la gestione narrativa di tutti i personaggi. Uno degli elementi più interessanti di Jack Ryan riguarda proprio la differenza tra buoni e cattivi, che si misura soltanto sul peso etico-morale delle azioni. Gli attentatori e i terroristi islamici non sono demonizzati a prescindere e non corrispondono a macchiette caricaturali, anzi; sono personaggi descritti a fondo nelle loro psicologie e nei loro affetti, in una chiave che vede l’odierna furia del fondamentalismo islamico come la risposta personale e vendicativa alle passate devastazioni commesse dagli americani sul suolo mediorientale. La differenza tra Ryan e Suleiman si misura solo nella direzione della bussola morale: la partecipazione emotiva è bilanciata, la qualità etica delle azioni fa la differenza.

La narrazione infatti li tratta alla pari e il risultato è costituito daun protagonista vincente e un cattivo dotato di una malvagità tridimensionale: profonda perché radicata nell’animo come una ferita intima e complessa perché indistricabile come le radici di un grande albero. Il trattamento dei personaggi è sintomatico di una narrazione sensibile non solo all’esplosività dell’azione, costruita comunque secondo le leggi della spettacolarità asciutta di certi thriller urbani, ma anche all’esplosività del pensiero: il racconto dello scontro è infatti prima di tutto una partita a scacchi tra due menti che si studiano, si lanciano trappole e imboscate e solo infine ingaggiano un violento e definitivo confronto psico-fisico.

Jack Ryan - Stagione 1Se la storia di questi due personaggi corrisponde al denso nucleo principale di Jack Ryan, alcune vicende secondarie sono esemplificative di come la serie tratti tematiche importanti anche attraverso linee narrative che corrono in sottotraccia, più silenziosamente rispetto alla principale ma comunque con una presenza non indifferente. È il caso dei momenti dedicati alla moglie di Suleiman e un pilota di droni americano: due storie che hanno il merito da una parte di rappresentare la realtà sociale di una donna forte all’interno della società patriarcale islamica e dall’altra la realtà psicologica di un soldato semplice armato solo di joystick e ordini dall’alto. La vicenda della donna è intrecciata a quelle principali, quella dell’uomo invece è completamente slegata, ma entrambe sono preziose note a piè di pagina, dopo lunghi paragrafi di intrattenimento, che riflettono sulle vite a margine dello spettacolo attraverso un focus intelligente e ben proporzionato nell’economia della storia generale. Meno dettagliati risultano invece altri personaggi secondari senza parentesi dedicate, e appare deludente l’interpretazione di Abbie Cornish nella parte di una dottoressa legata sia a Ryan che alle minacce biologiche dei terroristi.

La serie può quindi vantare un buon numero di qualità e, grazie a una chiusura quasi antologica, una sensazione di compiutezza che accentua la portata di un’esperienza di genere in grado di mantenere le aspettative su tutti i fronti. Con un grandioso protagonista, antagonisti particolari, una storia capace di riflettere su questioni importanti sia attraverso momenti dedicati sia attraverso l’intrattenimento e con una potenza espressiva di alto livello, Jack Ryan è una novità interessante nel panorama del suo genere di riferimento e un prodotto da non sottovalutare nel panorama seriale.

Voto: 7½

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Informazioni su Leonardo Strano

Convinto che credere che le serie tv siano i nuovi romanzi feuilleton sia una scusa abbastanza valida per guardarne a destra e a manca, pochi momenti fa della sua vita ha deciso di provare a scriverci sopra. Nelle pause legge, guarda film; poi forse, a volte, se ha voglia, studia anche.

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