Dopo le serie che ci hanno maggiormente deluso e quelle che, invece, ci hanno fatto ridere di più, è arrivato il momento delle “magnifiche 10”: la classifica delle migliori serie Drama. Che siano dei capolavori o delle giovani promesse, queste serie sono riuscite ad appassionarci e ad emozionarci più di tutte le altre, rendendo questo 2011 un anno da ricordare.
NB:
– Contrariamente alla categoria Miglior Serie Drama dei Seriangolo Awards, qui si tiene conto solo degli episodi andati in onda nel 2011.
– Alcune serie, come ad esempio Justified o Sons of Anarchy, non sono state prese in considerazione perché non seguite dai membri dello staff. Purtroppo non possiamo vedere tutto.
Ecco quindi la classifica definitiva delle 10 serie drama migliori dell’anno secondo noi, partendo come sempre dalla decima posizione.
10. Once Upon a Time
Se c’è una serie in questo 2011 che ha colpito tutti per la sua freschezza ed originalità, questa è sicuramente Once Upon a Time. Gli sceneggiatori, Adam Horowiz e Edward Kitsis, hanno saputo avvicinare anche gli spettatori più scettici con una storia innovativa e una struttura narrativa che, sebbene ricalchi molto quella di Lost, sa mantenersi leggera e alla portata di tutti. Completano il quadro un cast superlativo e un’ottima caratterizzazione dei personaggi, sempre realistici e mai monodimensionali, a cui è impossibile non affezionarsi subito. Sette episodi possono essere pochi per dare un giudizio pienamente esauriente, ma bastano per far guadagnare a Once Upon a Time il decimo posto della nostra top 10. La speranza è che nel 2012 questa serie continui ad incantarci come ha fatto finora.
Tra le sorprese più gradite del 2011, American Horror Story spiazza grazie ad un manierismo stilistico disturbante che raccoglie in sé gran parte degli archetipi del genere horror, senza abbassarli allo stato di cliché stra-abusato, ma riproponendoli con una sua personale originalità, tutta incentrata sulla trasformazione in incubo del sogno americano, fatto di fama, famiglia e status quo. La scrittura, in cui i misteri vengono rivoltati in twist e risoluzioni soddisfacenti, intrattiene con casuali sobbalzi, impreziosita da regie sicure e coraggiose. Il cast è quasi coi fiocchi e può contare la presenza di grandi caratteristi quali Jessica Lange, Frances Conroy e Denis O’Hare, affiancati dai discreti attori come i giovani Taissa Farmiga e Evan Peters.
La prima metà del 2011 è stata particolarmente generosa con la serie dedicata alla Brava Moglie e ci ha regalato una puntata migliore dell’altra: i casi sono stati sempre interessanti e azzeccati, le questioni personali sono state affrontate con delicatezza e al contempo con deflagrazioni potentissime, lasciandoci con la voglia matta di vedere la stagione successiva. La terza è iniziata senza però cavalcare questo entusiasmo e dando l’impressione di aver abbassato di molto il volume delle cose da dire (anche se, inutile dirlo, vedere Eli e Kalinda insieme è stata una gioia per tutti e cinque i sensi): cominciamo a capire solo ora la direzione verso la quale ci si sta muovendo e, chissà, forse proprio questo rallentamento porterà ad una seconda metà di stagione infuocata – come i King ci hanno insegnato, sono i piccoli dettagli a comporre il quadro finale. Rimane ad oggi una serie d’eccezione, ingiustamente sottovalutata e con un cast da urlo.
Chi o cosa è il Silenzio? Chi è River Song? Rory morirà o rischierà di farlo ad ogni puntata? Queste e altre domande vorticano nella sesta strabiliante stagione (seconda con Matt Smith) con un crescendo di dubbi e di paure per il futuro dell’amato Dottore.
La serie, divisa in due parti proprio per il grosso carico di eventi ed emozioni, sviluppa due diverse evoluzioni: la prima, più pragmatica e ricca di azioni e misteri (ricordando molto le stagioni col mitico Decimo. Rilevante è la quarta puntata scritta da Neil Gaiman); la seconda racconta più un’evoluzione interiore dei 4 protagonisti (ritornando al Dottore Classico con un finale per i nostalgici delle serie Classic). In conclusione, è una delle migliori stagioni in assoluto: un livello tecnico (per merito sia degli attori che del resto della troupe) eccezionale come sempre e una trama tra le più ricche ed emozionanti di sempre rendono la sesta stagione tra i migliori prodotti del 2011.
Questo drama HBO, nuovo gioiello di David Simon, creatore di The Wire, fa il suo sporco lavoro nel mantenere alto il nome del canale, ormai una sicurezza in ambito qualitativo. Le storie di New Orleans si intrecciano, nella seconda stagione, con più decisione nell’ansia di ricostruzione, della vita e della città, mentre la cultura, soprattutto musicale, continua a sprizzare intensità sotto il velo di disperazione. Il blues immerge lo spettatore ancora più nel profondo dei caratteri e delle numerose vicende, incorporate in trame solide, ben scritte e appassionanti.
Novità sbalorditiva di questa stagione, Homeland è una serie carica di tensione e suspance, al di fuori di meri pretesti action spettacolari che hanno invece caratterizzato recenti prodotti televisivi dalle tematiche affini (24, Alias). La vera forza di questa serie sta nell’analisi maniacale dei personaggi e, quindi, nell’interpretazione degli attori, tutti straordinari, a cominciare dalla grandissima protagonista Claire Danes.
Il fattore realismo è molto importante: non azioni mirabolanti o missioni impossibili al limite del surreale, ma personaggi umanissimi gettati nell’inferno della guerra e degli attacchi terroristici. Una critica fortissima al sistema Usa odierno: gli autori ci fanno riflettere sui cambiamenti di un’America paranoica e ormai sull’orlo del declino, dove è importante avere dei nemici per poter dimostrare la superiorità delle proprie azioni, siano esse giuste o sbagliate.
Friday Night Lights chiude alla grande il suo ultimo capitolo, con un’ottima quinta stagione. Coach Taylor (Kyle Chandler), al secondo anno con gli East Dillon Lions, prova, contro ogni pronostico, a portare i suoi ragazzi in finale. Lacrime e tante emozioni, soprattutto nel bellissimo series finale (premiato con un Emmy per la migliore sceneggiatura) e la certezza che questa serie resterà a lungo nel cuore dei fan. Clear Eyes, Full Hearts, Can’t Loose!
La stagione, meno politica e più votata all’azione rispetto alla precedente, è riuscita a tenere gli altissimi standard qualitativi – dalla regia alla fotografia, dalla recitazione all’ambientazione – che l’hanno sinora contraddistinta. Lo scontro per il potere su Atlantic City, al centro delle vicende quest’anno, è stato ben gestito dagli autori che hanno ottimamente delineato i profili dei due contendenti scavando a fondo negli oscuri meandri della loro psiche, senza ignorare, però, i personaggi di contorno.
Sebbene il finale abbia deluso qualcuno, è stato invece per noi un elemento che conferma la coraggiosa coerenza degli autori che, non piegandosi a facili buonismi, hanno portato avanti la naturale caratterizzazione dei personaggi.
Tratto dal primo libro della saga fantasy A Song of Ice and Fire (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) di George R.R. Martin, Game of Thrones si presenta come uno dei migliori prodotti televisivi degli ultimi anni. Il livello tecnico è elevatissimo, la fotografia elegante, la regia magistrale, così come le ricostruzioni dei luoghi e dei costumi che rasentano la perfezione. L’adattamento, scritto da David Benioff e D.B. Weiss, rimane sempre molto fedele all’opera originale, riuscendo a soddisfare sia il pubblico profano che quello che ha letto i romanzi. Impossibile non restare affascinati alle vicende di questo ennesimo capolavoro targato Hbo. “Winter is Coming”.
La quarta stagione ha segnato uno spartiacque nella storia del professor White: quello che avevamo conosciuto anni fa non esiste ormai più e al suo posto, seppur ogni tanto nascosto sotto chili di paura e tonnellate di inadeguatezza, troviamo davvero Heisenberg, una maschera creata per difendersi dal mondo e che ora è diventata impossibile da togliere. Ma tutti in questa stagione hanno preso altre strade o ci hanno mostrato parti di sé fino a quel momento nascoste: conoscere il male che si cela dietro Skyler o la disperazione negli occhi di Jesse, e anche solo intuire il mistero nell’ombra di Gus valgono da soli il prezzo del biglietto. Poi scopri che anche tutto il resto è semplicemente perfetto e allora ti arrendi all’evidenza: Breaking Bad è un capolavoro e questa stagione è stata ampiamente all’altezza dei nostri sogni.
Breaking Bad quest’anno, dopo una prima parte di stagione leggermente lenta , nella seconda di è rivelata il grande capolavoro che è!
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