
Una cosa bisogna concederla al signor Ball: convintosi evidentemente che il meccanismo di True Blood non fosse più oliato a dovere, ha saputo sparigliare le carte e dar vita ad una struttura molto più solida, che, se sfruttata decentemente, è in grado di assicurare materiale di cui parlare a iosa. Già l’introduzione della Mitologia dei Vampiri e dell’Autorità ha mostrato come, nonostante finora il villain non si fosse ancora chiaramente palesato, la serie riuscisse fermamente a tenersi in piedi. Certo, Russell lo attendavamo tutti e finalmente ci viene donato, anche se – come prevedibile – dobbiamo aspettare la fine dell’episodio.
Un episodio che, tutto sommato, non mostra un avanzamento della trama poi così corposo. Al netto di tutto, quello che accade è la reunion tra Bill, Eric e Sookie per ritrovare Russell mediante la capacità di lettura della mente della donna (potere avanzato, tra l’altro, perché adesso vede immagini mentali cancellate dai vampiri). Ciò li conduce in un manicomio abbandonato dove trovano il nemico e tutto si ferma sul più bello. Eppure ciò che assume un ruolo prominente è la storia degli altri personaggi, chi più chi meno interessante.
Primo elemento: come già fatto all’inizio della stagione con altri personaggi, anche in questa occasione si forma una curiosa interazione tra persone che finora avevano avuto ben poco spazio insieme: quella tra Jessica e Tara, per esempio, con quest’ultima che è costretta ad imparare tutto ciò che c’è da sapere sull’essere vampiro a furia di sberle e rimproveri. La chiacchierata delle due donne sui punti forti della loro natura fa percepire le basi per un rapporto che potrebbe anche funzionare. E detto da chi desiderava ardentemente che Tara morisse, è un bel passo avanti. Certo, il fatto che poi si porti in bagno Hoyt non depone a suo favore, ma Jessica non può proprio lamentarsi dato che con gli uomini non è che si sia comportata mai granché bene. Pam poco presente, ma per ora accontentiamoci dello spazio maggiore che è riuscita ad avere quest’anno.
La vicenda di Terry, invece, che era sembrata tra le più deboli anche lo scorso anno, ci ha regalato una serie di flashback ben costruiti nell’ultimo episodio. Con quelli presenti in questa puntata dovremmo aver concluso, anche perché sono funzionali all’ingresso in gioco del soprannaturale: una tipologia, tra l’altro, che sembra addirittura richiamare alla mente la Maryann della seconda stagione. Gli incendi non sono causati da uomini, ma da un’entità chiamata Ifrit, un jinn della tradizione araba evocato per vendicare lo sterminio di uomini e donne in Iraq. Per quanto la scelta sia stata giudicata da alcuni azzardata, ritengo personalmente che, almeno, la smetteremo di vedere Terry in un contesto fuori dalle logiche di questa serie. Se l’intuizione di molti non dovesse fallire, direi che l’Ifrit permetterà un collegamento con LaFayette che in questo episodio ha solamente la funzione di richiamare la testa di Jesus con la bocca cucita (l’effetto straniante è però perfettamente riuscito).

Continua ad essere interessante la vicenda dell’Autorità che, dopo l’eliminazione di un Consigliere, si ritrova ad avere in mano la patata bollente. I suoi progetti di apertura al mondo stanno palesemente fallendo ed il ritorno di Russell non fa altro che peggiorarli. Si può notare nell’Autorità una intransigenza ed una chiusura mentale pari a quella dei nemici che sta combattendo: è l’idea della pace mediante la guerra, pensiero che si è rivelato fallimentare – e qui ne abbiamo la conferma – in tutta la storia umana.
Arriviamo, infine, ai nostri personaggi di rilievo. Nella prima parte è a loro che è affidato il momento di “alleggerimento”, in particolare nell’incontro tra Bill ed Eric con Sookie ed Alcide in prossimità del letto. A tal proposito suggerirei di tenere Sookie perennemente ubriaca dato che la Paquin si dimostra brava a gestirla, molto meglio di altri momenti di recitazione assai meno convincenti. Comunque, in definitiva si può dire che non succede granché ai nostri eroi i quali, tramite l’uomo che aveva scoperto il “furto” di Russell, riescono a rintracciare quest’ultimo in un manicomio abbandonato, come a voler richiamare un po’ gli elementi horror che sembravano spariti. I dubbi qui sono molteplici: la donna che ha ammaliato Doug è davvero Nora o è, come sembra molto più probabile, Salomè? E soprattutto – e qui forse c’è un momento di debolezza della trama – perché dopo aver sfruttato Doug, l’uomo non viene ucciso, ma lasciato libero? Sembrerebbe un errore – a meno che, ovviamente, Nora o chi per lei non volesse condurre i protagonisti in una trappola. E soprattutto, Russell è tornato solamente per vendicarsi? Sembrerebbe quasi che la vampira che lo ha liberato volesse usarlo per i propri fini: ma sappiamo bene che difficilmente Russell accetterà di farsi controllare.

Voto: 8+
P.S. Mi spiace per True Blood, ma di Ifrit ce n’è solo uno. Questo.


