
Ogni fan della saga ha una sua risposta alla domanda “che cosa rende Star Wars quello che è?”, un quesito che è stato spesso l’elemento predominante nelle discussioni legate al franchise – con inevitabili risvolti tossici purtroppo – e che in molti casi ha penalizzato gli autori dell’era Disney, soprattutto dopo lo splendido Gli Ultimi Jedi, quasi colpiti da un complesso di inferiorità e limitati da paletti creativi autoimposti. Nelle molte interviste rilasciate in questi mesi, Tony Gilroy ha più volte ribadito che non è mai stato un fan di Star Wars – o meglio, non uno di quelli classici la cui vita è cambiata per sempre dopo aver visto il film di George Lucas –, ed è forse anche per questo che la prima stagione di Andor sembra essere la risposta a una domanda che per la saga potrebbe quasi essere rivoluzionaria: “Che cosa può essere Star Wars?”

Certo, non c’è nulla di male nel prendere elementi da quello che sta attorno: The Mandalorian rimane un prodotto meraviglioso in grado di mantenere un perfetto equilibrio tra vecchio e nuovo ed è, giustamente, la serie di maggiore successo di Disney+, ma è innegabile che a livello produttivo, registico e, soprattutto, di scrittura, Andor sia su un altro pianeta. La cura per il dettaglio è maniacale e tutto quello che vediamo sullo schermo è parte integrante del racconto, che serve a immergerci ancora di più nella storia dello show e dei suoi personaggi dando spessore non solo alle figure che popolano la serie, ma anche alla cultura dei pianeti/popoli che conosciamo. Se anche le già citate The Book of Boba Fett e Obi-Wan Kenobi, due serie partite con ottime premesse, avessero avuto questa stessa maniacale attenzione – soprattutto nella scrittura – staremmo parlando di un 2022 d’oro per Star Wars.
Andor si differenzia dalle altre serie anche per il tono più cupo e adulto – basti pensare che la prima puntata inizia letteralmente in un bordello. È una scelta che per molti fan, alla ricerca di uno Star Wars più escapista, può risultare respingente, ma Tony Gilroy non è qui per fare contenti tutti: l’autore è più interessato a raccontare una storia ben precisa e non ha intenzione di scendere a compromessi per farlo. In una dinamica quasi meta-testuale, Andor diventa una serie che si libera dall’oppressione delle aspettative spesso imposte da noi fan per consegnarci qualcosa di grandioso. La serie nel suo ritmo più lento, nei momenti di tensione che derivano spesso dal sottotesto degli ottimi dialoghi, è più vicina a L’armata degli eroi che alle classiche fonti di ispirazione della saga come Kurosawa o anche, più semplicemente, il viaggio dell’eroe di Joseph Campbell. E dire che Andor comunque ripropone generi e trope narrativi molto presenti in altri prodotti di Star Wars, come può essere una fuga da una prigione o lo scontro finale contro la forza nemica, dinamiche che però negli altri non sempre sono state sfruttate bene come nella serie di Gilroy.

Non si può ovviamente non parlare di “The Eye”, un episodio spettacolare che per molti spettatori è stato il momento in cui hanno visto la grandezza della serie. Andando oltre alle più volte decantate qualità di Andor nella scrittura, la regia, e le scenografie, la sesta puntata è anche un ottimo esempio della capacità della writers’ room di affrontare delle problematiche produttive con estrema creatività e adattabilità riuscendo a renderle parte del racconto. Nello specifico si parla degli ostacoli presenti nel girare una serie nel cuore della pandemia, perché la scena del pellegrinaggio e della conseguente festa ai piedi della diga da parte del popolo di Aldhani dovevano inizialmente avere centinaia di comparse. Non è difficile capire perché tra il 2020 e il 2021 questo fosse difficile, ma Tony Gilroy e i suoi collaboratori hanno trovato il modo di giustificare i pochi presenti all’evento sfruttando la perfidia dell’Impero, un elemento che gioca a favore del racconto perché quando Cassian e gli altri riescono nel furto, la gioia che lo spettatore prova è ancora più grande.

Diego Luna, invece, ha il compito difficilissimo di interpretare un personaggio che per buona parte della stagione resiste all’idea di ribellarsi e cerca in tutti i modi di vivere nell’ombra, di tenere la testa bassa e fuggire da quello che sappiamo essere il suo destino. Eppure, quando nel bellissimo finale “Rix Road” finalmente emerge tutta la sua emotività e la determinazione a unirsi alla causa, questa evoluzione risulta estremamente naturale e l’inevitabile punto di arrivo di un percorso ben costruito, in cui il personaggio si libera, finalmente, di una prigione che si è costruito in molti anni. La star indiscussa della serie, però, è ovviamente Stellan Skarsgård, attore di altissimo livello che veste i panni di Luthen – un personaggio che a fronte di quanto visto finora, entra di diritto tra le figure più iconiche apparse in Star Wars – e che passa senza problemi dall’essere un caloroso antiquario a un cinico ribelle. Ma non vanno dimenticati Denise Gough nel ruolo della fredda e ambiziosa agente dell’ISB Dedra Meero, ovviamente bravissima, e Kyle Soller, che con Syril è perfetto nel mostrarci come sarebbe un incel in una galassia lontana lontana.

Voto: 9 ½

BOMBA! Non ho parole per descrivere le emozioni che mi ha dato Andor, che prima di essere un “franchise” è senza alcun dubbio la migliore serie di fantascienza degli ultimi decenni. L’idea di mostrarci come nasce la Ribellione e soprattutto di cosa ci sia dietro le lucide corazze dell’Impero è semplicemente geniale; raccontarci il tutto con uno stile alla Ken Loach è meravigliosamente perverso. E non dimentichiamo il messaggio potente e attualissimo rivolto a tutto il mondo occidentale di oggi (lo lancia contemporaneamente anche The Handmade’s Tale con un linguaggio diverso, ma la sostanza non cambia): attenzione a non ripetere gli errori del secolo scorso.
Giusto per capire: immagino che non sia visibile se non te ne frega nulla di star wars, è così?
In verità penso si possa vedere tranquillamente anche se non hai visto nulla di Star Wars. Non c’è praticamente nulla che richieda conoscenze esterne a quello che viene presentato all’interno della serie per essere apprezzato al meglio.