True Detective – 1×03 The Locked Room

True Detective – 1x03 The Locked RoomUn interminabile spazio aperto che si piega agevolmente in una stanza chiusa: essere invitati ad entrare in questa locked room ha quasi il sapore di un privilegio. True Detective ci regala un altro splendido episodio in cui le nostre singole percezioni si ritrovano imprigionate nel disegno di un nulla ricco di una pienezza tale da farci sprofondare nell’angolo più recondito della nostra anima.

Il prodotto di Nic Pizzolatto è una creatura ibrida che, rivoltando completamente gli stilemi e le regole del genere crime, si inserisce nella lotta contro la sclerotizzazione di un filone narrativo imprigionato troppo spesso in rigide forme espositive. Il vero e proprio capovolgimento di genere sta nel singolare utilizzo della detection che, pur non perdendo la centralità nel racconto, si sposta verso un oggetto differente rispetto al classico omicidio da risolvere.

True Detective – 1x03 The Locked RoomNelle prime evoluzioni del genere – il passaggio dallo show procedurale ad una narrazione a trama orizzontale – l’indagine sul caso di stagione diveniva il mezzo attraverso cui mettere in relazione i personaggi tra loro, permettendo loro di presentarsi in tutta lo loro struggente umanità e/o mostruosità. Qui assistiamo ad un ulteriore passo in avanti: è dalla rappresentazione dei personaggi che scaturiscono le informazioni sul caso, e non viceversa. Ciò a prima vista sembrerebbe una dichiarata volontà di mettere in panchina l’aspetto investigativo e di dedicarsi solo ed esclusivamente all’indagine psicologica dei personaggi, ma c’è dell’altro, molto altro. Attraverso un utilizzo diegetico delle digressioni temporali, l’indagine si sposta lungo un piano diacronico passando, alternativamente, dalle lunghe e scabre strade del 1995 all’anonima sala del 2012, creando un sottotesto narrativo che cambia volto al mistero da scoprire. Invece di concentrarci sul classico quesito “Chi ha ucciso Dora Lange?” siamo portati a riflettere su un interrogativo ben più interessante: cosa è successo in questi diciassette anni? Perché Marty e Rust vengono interrogati, separatamente, su un omicidio che, pare, sia stato già risolto? Nonostante l’idea di base sia già ottima, le soluzioni formali utilizzate per la sua messa in scena lo sono anche di più.

You are stranger to yourself, and yet He knows you

True Detective – 1x03 The Locked RoomLa ricerca della Chiesa degli Amici di Cristo porta i nostri detective a Franklin, dove si ritrovano ad assistere ad una diretta rappresentazione delle pratiche liturgiche della comunità. La predica su cui si arrovella un Shea Whigham in stato di grazia è costruita su una serie di frasi ad effetto che, come feroci portatrici di gaudio, si stagliano sulle menti, plasmabili come creta, dell’auditorio presente: una fredda panoramica ci restituisce un cumulo di anime smarrite intente a sventolare le braccia in senso di approvazione. La singolare sensibilità di Rust non può esimersi dal commentare la povertà mentale che lo circonda, e lo fa con una pienezza percettiva tale da imbruttire ancora di più il quadro che abbiamo di fronte: quelle anime non ci sembrano ormai solo smarrite, ma destinate a non arrivare da nessuna parte – that religion is a language virus that rewrites pathways in the brain, dulls critical thinking. Marty, piazzato sul piede di guerra, non riesce a tollerare il tono di supponenza che sgorga dalla sicurezza con cui Rust abbraccia le sue convinzioni, e, quasi fosse incapace di porsi una domanda che lo porti a guardare al di là del suo naso, gli va addosso. Hart non tollera, o meglio allontana, la “diversità” di Rust, perché in quel modo di osservare anche il lato oscuro delle cose non riesce a ritrovare i canoni con cui ha definito la sua esistenza, di cui Dio è parte integrante. Per Marty l’esistenza di Dio è il perno su cui ruota il (suo) mondo; il motore che dà ordine alle cose e al di là del quale c’è il caos, al cui sopraggiungere non può che legarsi quella sensazione di panico che proietta in Rust, ma che invece comincia a farsi strada dentro di lui.

People give you rules. Rules describe the shape of things.

True Detective – 1x03 The Locked RoomUn’esistenza costruita intorno a dei punti fermi che definiscono il senso e il significato delle cose può essere percepita come un obbligo a cui arrendersi o contro cui combattere. Per Marty non è né l’uno né l’altro: è così, perché, si ripete, questa è la vita. Qualsiasi cosa sia successa in questi diciassette anni non è certo riuscita a fargli perdere tali certezze, e durante l’interrogatorio del 2012 ripropone con la stessa fermezza le stesse convinzioni – rules describe the shape of things -, ma è qui che la forma diventa narrazione e con un sapiente utilizzo del montaggio le immagini, ancora grondanti della perentorietà di tali affermazioni, ci mostrano per contrappunto l’irrazionale sfuriata nei confronti dell’amante. Vivere in funzione di un ordine prestabilito ha l’effetto collaterale di far perdere la bussola ogni qualvolta quello stesso ordine viene minacciato. La gelosia verso l’amante, inquadrata in quest’ottica, diventa un atto di puro egoismo: la donna è un’importante valvola di sfogo, è la trasgressione alle regole che bilancia la linearità di una vita costruita con ferrei direttivi. Non c’è solo il senso del possesso, c’è la paura di perdere qualcosa che, per quanto sia messa lì a scardinare i punti fermi cercando di bilanciarli, è diventata anch’essa parte integrante dell’ordine prestabilito delle cose. Scomporre la sequenzialità di quest’ordine si porta dietro la minaccia del sopraggiungere del caos, e il detective Hart al caos lega sempre il panico: l’immagine di Marty che corre come un coyote verso un burrone – da lui stesso descritta alla moglie – diventa la migliore descrizione possibile che gli si potrebbe addurre.

You know the real difference between you and me?

True Detective – 1x03 The Locked RoomLa naturale incompatibilità tra i due si nutre del presupposto secondo cui ognuno è certo di detenere la verità suprema: se Marty è capace di notare la differenza tra un’idea e un fatto concreto, lo fa con lo stesso rifiuto del dubbio che imputa a Rust; entrambi si trovano a presidiare il loro fronte guardandosi da due sponde opposte. Tuttavia, mentre per Marty l’atteggiamento di chiusura verso un diverso modo di vedere le cose si lega a quella concezione univoca del reale che lo definisce, per Rust diventa la fonte da cui sgorga una sorta di pessimismo cosmico che gli fa vedere nella morte l’unico modo per lasciarsi andare davvero. La mancanza di relativismo vanifica la portata armonica dell’ampiezza delle sue percezioni creando quella trappola della vita che gli impedisce qualsiasi tipo di confronto o comunicazione sociale – nothing is ever fulfilled, until the very end, and closure? No. Nothing is ever over. Convivere con la morte di una figlia e lavorare ogni giorno a contatto con la morte, a mio parere, hanno indotto il nostro protagonista a lasciarsi andare ad un’interpretazione del concetto di morte come rinascita a nuova vita: la porta d’ingresso verso la consapevolezza di aver vissuto «un sogno sull’essere una persona, un sogno che hai avuto in una stanza chiusa» – and like a lot of dreams there’s a monster at the end of it.

The Locked Room rappresenta un’ulteriore conferma per una serie che ha tutte le carte in regola per imporsi nel panorama televisivo internazionale. La triade compositiva – scrittura, regia (e fotografia), interpretazione – rasenta la perfezione e la curva qualitativa vira prepotentemente verso l’alto.

Voto: 8½

 

5 Risposte

  1. Mark May scrive:

    Io non ho parole… Questo episodio è stato una della cose più belle che abbia mai visto su uno schermo televisivo. Ad un certo punto mi son venuti i brividi, ma non era né paura né terrore, era emozione pura, ed è una cosa che rinchiuso in un 22 pollici da solo davanti allo schermo non avevo MAI provato. Ho veramente paura di quello che potrebbe arrivare in seguito perché se va pure migliorando non so cosa verrà fuori xD.
    Ps:Complimenti per la bellissima recensione 😉

     
  2. Aragorn86 scrive:

    Dei tre episodi, questo mi è parso il più solido, quello secondo me in cui aspetto introspettivo, narrativo e tematico si integrano nel migliore dei modi. Se prima pensavo fosse una bella serie, con questa puntata ho iniziato a pensare a qualcosa di più.
    Sul concetto di panico che Marty proietta in Rust, io credo che in realtà sia una cosa che accomuna entrambi: il primo è spaventato dall’ordine che gli crolla intorno, l’altro è spaventato dall’idea di farsi coinvolgere da quel caos, che è in grado di penetrare ma solo per analizzarlo. Esemplari per me sono le scene dell’appuntamento a quattro.

     
  3. Tuco scrive:

    “It was all the same dream
    a dream that you had inside a locked room
    that dream about being a person.
    Than like a lot of dreams
    it had a monster at the end of it.”

    “Nothing is ever over”

    “The world needs bad men. We keep the other bad men from the door.”

    In questa puntata ogni frase di Rust è una perla sulla condizione umana!
    Grande recensioner per un grande episosio, solo per i 30 secondi finali avrei dato voto 10.
    10:1 che il motivo per cui litigano è che rust si farà la moglie di marty

     
  4. SerialFiller scrive:

    Per me bastano questi primi 3 episodi per prendermi la responsabilità di dichiarare con 11 mesi di anticipo questa serie come la migliore novità dell’anno e azzardare un suo ingresso nell’olimpo delle serie nel giro di un paio di anni.
    Ma avete sentito anche voi come me 100 volte il dialogo iniziale nel tendone fra Marty e Rust? E’ o non è un trattato di 3 minuti sull’eterno dibattito-scontro fra fede e non fede, fra bigottismo e pragmatismo, fra ipocrisia ed iper realismo?
    Il discorso di Rust è fi una logicità disarmante e non a caso Marty non controbbatte argomentando ma offendendo o proiettando, con un atteggiamento tipico di che ipocritamente si specchia in dei valori e delle usanze apparentemente salvifiche e buoniste ma semplicemente frutto dell’inettitudine e dell’ignoranza come dice Cole.
    Tutta la puntata è eccezionale, ogni dialogo rappresenta un mini trattato sulla condizione umana.
    E che attori che attori ragazzi!!!
    Infine fotografia impeccabile e spettacolare la scelta di porre tutti gli interrogativi sul perchè 2 partner 17 anni dopo un efferato omicidio si ritovino chiusi in una stanza di interrogatori e non sul indagine stessa.
    Davvero entusiasmante ci voleva dopo la dipartita di Breaking Bad una serie che ti proiettase nello schermo per ogni secondo della puntata.

     
  5. Momi scrive:

    Bellissima puntata. Totale scardinamento del genere crime. Questa serie parla della condizione umana, articolandosi in riflessioni profonde e dolenti sulla vita, la fede, i valori, il dolore, la morte e lo fa, quasi solo strumentalmente, attraverso la storia di due poliziotti che indagano su un crimine. Riescono magistralmente a infondere poesia nella trattazione di argomenti densamente “filosofici”. Chapeau.

     

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