Cucumber, Banana & Tofu – Pilot

Cucumber, Banana & Tofu - PilotDopo 15 anni da Queer as Folk ‒ e la brillante parentesi di Doctor Who ‒ Russel T. Davies torna a Manchester; e lo fa in grande, con un progetto ambizioso e complesso che punta a celebrare le diverse sfumature del mondo LGBT (e non solo).

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Una trilogia (o un threesome, come la definisce lo stesso Davies) multi-formato e multi-piattaforma, che spazia dalla comedy al documentario con brillanti risultati e assoluta naturalezza.

It’s about sex – really, really about sex” ‒ Russel T. Davies

Cucumber, Banana & Tofu - PilotCucumber, Banana e Tofu sono tre show di otto episodi ciascuno, indipendenti ma collegati tra loro: il primo, in onda su Channel 4, è quello che potremmo definire un dramedy di media lunghezza (circa 45 minuti). Cucumber racconta la storia di Henry Best, un assicuratore gay 46enne, e della sua complessa relazione con il compagno di vecchia data Lance, ma, soprattutto, con la vita.
Banana, otto storie diverse da 20 minuti circa, segue le (dis)avventure di un variegato gruppo di giovani omosessuali le cui vite si intrecciano spesso con quelle dei personaggi di Cucumber e va in onda, immediatamente dopo quest’ultima, su E4, l’emittente satellitare gemella di Channel 4 dedicata al pubblico più giovane.
Tofuinvece, è una serie di brevi documentari, inframezzati da ancora più brevi racconti di finzione, nel classico formato Youtube di circa 12 minuti. Non a caso i video sono realizzati da Benjamin Cook, noto youtuber britannico, e distribuiti sulla piattaforma online on demand di Channel 4, 4oD. La serie affronta, in maniera molto esplicita e senza limitarsi alla sfera LGBT, gli argomenti trattati negli episodi appena trasmessi di Cucumber e Banana, attraverso le testimonianze dirette di persone comuni e attori della serie.
Il sesso è, come avrete capito, protagonista assoluto della trilogia, già a partire dai titoli delle singole serie che Davies ha tratto da uno studio scientifico sull’erezione, classificabile in quattro fasi diverse: tofu, banana (sbucciata o con la buccia) e cetriolo, per l’appunto.

Not watching the programme because you’re not gay would be like not watching Hamlet because you’re not Danish” ‒ Vincent Franklin

Cucumber, Banana & Tofu - PilotTuttavia il focus sul sesso non è in alcun modo da ostacolo alla caratterizzazione dei personaggi o quanto meno, specie nel caso di Banana, non impedisce un affresco il più possibile trasversale ed interessante delle loro vite. Un requisito per altro fondamentale, questo, perché si possa affrontare il tema in maniera davvero soddisfacente: se è vero che whether we like it or not, we define ourselves by who we have sex with, come dichiara provocatoriamente Davies, anche il sesso che facciamo è definito, in ultima analisi, da chi siamo o chi vogliamo essere. È in quest’ottica che Cucumber e Banana rappresentano un’indagine molto promettente sulla (omo)sessualità, sorretta da un lavoro di scrittura molto solido e inimitabilmente british; un’analisi che allarga il proprio spettro anche al mondo non specificatamente gay non soltanto grazie alle brevi interviste di Tofu, ma soprattutto grazie al carattere “universale” della narrazione. In questo modo il racconto riesce ad essere allo stesso tempo orgogliosamente, esplicitamente, smaccatamente gay e comunque condivisibile da diverse “categorie” di eterosessuali – dall’uomo di mezza età in crisi al ventenne con problemi di eiaculazione precoce.

I really wanted to properly do a series about sex, not in a sexy way and not in a salacious way and not in a shocking way” ‒ Russel T. Davies

Cucumber, Banana & Tofu - PilotCucumber, la “serie madre”, è stata definita uno show sul sesso per niente sexy. E infatti il pilot offre uno sguardo tragi-comico sulla vita sessuale del protagonista che mette spesso a disagio lo spettatore, intrecciando questo tema con quello dell’invecchiamento e della frustrazione di chi non riesce ad entrare in sintonia con il resto del mondo – o forse non lo vuole nemmeno (più). Un ritratto lucido ed ironico per un protagonista dal grande potenziale (interpretato dall’ottimo Vincent Franklin) che, pur senza staccarsi – e con orgoglio – da un certo modello rappresentativo del mondo gay, sa innovarne il linguaggio e perfino gli obiettivi.

There’s a racial mix, a mix of sexualities, and I think that we’ve learnt loads from this” – Nicola Shindler (produttrice)

Cucumber, Banana & Tofu - PilotTanto Cucumber quanto soprattutto Banana e Tofu si caratterizzano per l’attenzione al pluralismo di storie e voci. Non si tratta soltanto della presenza di numerosi personaggi appartenenti a delle minoranze etniche, ma piuttosto della vocazione, per l’appunto pluralista, delle tre serie. Banana è, da questo punto di vista, l’esperimento più interessante, sia perché racconta di volta in volta storie diverse sia perché ogni episodio è scritto da un’autrice o un autore diverso, tutti apertamente gay, a cui Davies ha concesso totale libertà di movimento. Sul profilo della qualità delle storie, il primo episodio promette decisamente bene, presentando una prospettiva inedita e auto-ironica sul rapporto dei giovani omosessuali con le proprie famiglie. Quasi un manifesto programmatico, la sequenza iniziale mette invece in chiaro quale sarà lo stile della serie, improntato ad una rappresentazione realistica (e per questo spesso cruda) dei rapporti umani e sessuali dei protagonisti.

In sostanza, il progetto di Davies costituisce senza dubbio una delle novità più intriganti del 2015, sia sul piano creativo (la scrittura di altissimo livello) che su quello produttivo (la sperimentazione legata a formati e piattaforme, ma anche il profilo tecnico in generale) e in un certo senso didattico – ma senza pedanteria. Tre elementi alla base di questa singolare operazione che la rendono uno dei migliori threesome mai visti in tv (e non solo).

Voto: 9

 

Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

4 Risposte

  1. Attilio Palmieri scrive:

    Bellissima recensione.
    Come giustamente hai sottolineato, nonostante la qualità molto alta dei tre show, ciò che rende tutto ancora più ‘importante’ è la totalità del progetto.
    Il threesome di T porta grande innovazione sia dal punto di vista dell’utilizzo delle piattaforme mediali (canale in chiaro, canale satellitare, canale web), sia da quello della fruizione (da una parte è una specie di binge, dall’altra mette in campo l’on demand e la personalizzazione della visione come caratteristica intima della seria).
    Non c’è dubbio però che in questo caso Channel 4 decide, rimanendo nel solco dell’innovazione stilistica che l’ha sempre contraddistinta, di comportarsi da BBC, ovvero di prendere a piene mani il cuore della TV britannica, ovvero quell’Educare Informare Intrattenere da cui hanno poi tratto insegnamento tutte le TV pubbliche del pianeta. Il progetto di T è grandioso anche perché assolve a tutti e tre questi comandamenti.
    Tutti e tre i prodotti infatti hanno, con percentuali diverse, ciascuna di questa componente, sia per quanto riguarda la messa in scena di realtà diverse con cui stabilire rapporti di identificazione, sia per il coraggio di parlare e mostrare cose che in qualsiasi altro sistema televisivo sarebbero proibite/sconsigliate/evitate.
    A questo proposito, sentire le signore di Tofu parlare di squirting è stato esilarante oltre che un sollievo.
    Sempre sia lodata la televisione inglese.

     
    • Sottoscrivo tutto e grazie. :)
      L’unica cosa che forse Tofu poteva fare in più era organizzare meglio il materiale, che in questo modo è semplicemente il susseguirsi di interviste diverse. Ma anche questa impostazione è una scelta che ha il suo perché, e poi è stato divertentissimo (oltre che, come dicevi tu, “un sollievo”, per la naturalezza con cui sono stati affrontati questi argomenti, presentando anche voci “scomode” – il tizio che va con le prostitute, ad esempio).

       
  2. Giacomo scrive:

    Pardon, ma in onda quando? :)

     
    • Michele Minardi scrive:

      Ciao Giacomo. Se intendi in Italia, probabilmente mai. Se intendi in UK, sono andati in onda tutti e tre Giovedì scorso e i prossimi episodi ogni Giovedì 😉

       

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