The Americans – 3×08 Divestment

The Americans - 3x08 DivestmentElemento fondante di ciascun personaggio di The Americans è sempre stato l’impegno, l’essere devoto alla propria causa: la serie ci ha spesso mostrato le variazioni qualitative di questo investimento personale, svelando per ognuno un concetto di limite che ha costituito e costituisce il vero oggetto del discorso quando si parla dei Jennings e di chiunque graviti attorno a loro. 

“Divestment”, titolo dell’episodio, sta appunto ad indicare il contrario del sentirsi investiti – di un ruolo o in una causa: non, beninteso, come abbandono o tradimento dei propri ideali, ma come lento e inesorabile avvicinamento ad un punto di rottura, che conduce inevitabilmente ad un ripensamento delle certezze ritenute fino a quel momento inossidabili.

“He’s just a kid.” / “Let’s give him this chance.”

The Americans - 3x08 DivestmentCome lasciava presagire la conclusione dello scorso episodio, gran parte di questa puntata si concentra sulla minaccia rappresentata da Eugene Venter contro i movimenti anti-apartheid, ma soprattutto sul coinvolgimento – personalissimo – di Reuben Ncgobo nella vicenda.
Non è un caso se il ruolo dei Jennings appare in questa puntata quasi ridimensionato, soprattutto se posto a confronto con quello di Venter e di Reuben: i due uomini rappresentano gli estremi di un conflitto in cui l’intervento della Russia è solo esterno (come sottolineano entrambi, il primo con il caustico “You already have your country” e il secondo con il provocatorio “These people… they don’t give a bloody shit about you!”).
Se Elizabeth e Philip sono disposti a sopportare che Ncgobo si faccia giustizia a modo suo, nonostante l’evidente disagio manifestato da entrambi, non possono e non riescono a fare lo stesso con Todd: c’è stato un tempo in cui i due non ci avrebbero pensato due volte, soprattutto davanti al rischio di essere riconosciuti; ma quel tempo ora è lontano e le cose sono cambiate.

The Americans - 3x08 DivestmentNon è la quantità dell’investimento personale ad essere messa in discussione, ma la qualità: la giovane età di Todd e la preservazione della sua innocenza (non ha infatti piazzato alcuna bomba) si riflettono sul loro impegno in qualità di genitori, non più solo di una ragazza sul punto di essere coinvolta nella Causa, ma di un figlio – Misha – che ne è già parte integrante.
La grandezza della scrittura di The Americans si trova proprio nella capacità di continuare ad entrare e uscire da queste tematiche in modo naturale e ciononostante per nulla scontato: la sofferenza di Philip, un silenziosissimo e sempre eccezionale Matthew Rhys, si incastra perfettamente con il muto sostegno di Elizabeth, a cui la donna dà però voce con Gabriel, chiedendo di intervenire per portare in salvo Misha.

Nina – Anton Baklanov – Oleg

Il coinvolgimento non si misura, però, solo in paragone con i sentimenti personali: c’è una seconda chiave di lettura per questo episodio, ed è rappresentata da personaggi che sono costretti a stare o ad andare in luoghi non desiderati; che lottano con tutte le forze – anche a costo di rivalutare la propria dedizione e i propri valori – per ottenere ciò che desiderano.
Il giovane Todd è stato disposto a tradire il piano degli Afrikaner in cambio della sua vita, ma non si può certo dire che la sua fosse una vera adesione alla loro causa: la decisione di non piazzare la bomba al College era già stata presa, e ben prima della confessione a seguito della morte di Verter.

The Americans - 3x08 DivestmentNon è così per altre persone in ostaggio, disposte a qualunque cosa pur di riavere anche solo un decimo della loro vita precedente. Lo vediamo negli occhi di Nina, che si sente quasi al sicuro alla sola idea di poter rivestire i panni di una volta e di poter essere rivalutata agli occhi della Madre Russia – ma, soprattutto, di poter essere di nuovo libera. È quindi fortemente simbolico l’incontro, inaspettato eppure necessario, con Vasilij Nicolaevich, ex Rezident da lei circuito e incastrato: una persona che non è in grado di perdonarla, ma che si trova ora a capo di un sistema che le richiede di eseguire esattamente lo stesso tipo di inganno nei confronti di un altro uomo. È come ripetere lo stesso schema ma questa volta a carte scoperte, subendo l’umiliazione di farsi vedere in azione nel medesimo ruolo e con il rischio di non riuscirci: Nina, ad ogni modo, non sembra aver alcun dubbio a riguardo, perché la sua dedizione è, sopra ogni cosa, rivolta alla sua stessa salvezza.

Di nuovo, The Americans riporta in scena un personaggio del passato, emblema di una delle più importanti operazioni dei Jennings e ostaggio per antonomasia: Anton Baklanov, lo scienziato catturato e rispedito in Russia nella puntata “The Deal”, torna nella narrazione manifestando così la capacità della serie di tenere in piedi un universo amplissimo di personaggi e di riuscire a farlo in modo assolutamente coerente. Non è ancora chiaro se i sospetti di Vasilij siano concreti oppure no, ma di sicuro non sarà facile per Nina avvicinare un uomo del genere e provare a capire se stia o meno tramando contro la Russia. Baklanov nella scorsa stagione era apparso fortemente coinvolto nella sua nuova vita in America, e sempre più lontano da quella russa: la sua dedizione nei confronti dello Stealth Program sarà così forte da fargli rischiare la vita?
The Americans - 3x08 DivestmentInfine troviamo Oleg, unico personaggio a non essere catturato ma che, come gli altri, lotta per il suo diritto di stare nel luogo a cui sente di appartenere: sappiamo troppo poco di questa vicenda, ma costituisce certamente una prospettiva interessante il supporto che egli ottiene da Arkady, il quale ha fiducia in lui e non è disposto a piegarsi alle decisioni di suo padre. Un ormai plausibile conflitto tra la Rezidentura e la madrepatria potrebbe portare ripercussioni pesanti sui rapporti tra le due parti, tuttora incerti vista la questione ancora non svelata di Zinaida e del suo ruolo.

Who’s he? Taffet…”
Well, he’s you.”

Il terzo fil rouge dell’episodio, e che conduce alla parte più importante di tutto “Divestment”, è costituito dagli interrogatori: sin dall’inizio della puntata, con quelli di Verter e Todd, passando per quello, travestito da confronto, di Nina con Vasilij, fino ad arrivare a quelli più importanti, gestiti da Walter Taffet. Il sospetto, così magnificamente restituito grazie alle domande al limite dell’idiozia a Martha – “Were you charged with maintaining Agent Gaad’s pens?” – o a quelle ben più pressanti all’agente Aderholt, esplode in tutta la sua potenza nel confronto finale tra la donna e Clark.
The Americans - 3x08 DivestmentQuello che nella scorsa puntata sembrava un dubbio quasi messo a tacere si manifesta apertamente dopo un interrogatorio che ha messo Martha a dura prova e che l’ha costretta a confrontarsi con una certezza: se dagli Affari Interni hanno mandato un uomo ad investigare su una cimice, Clark non può essere un agente degli Affari Interni che sta supervisionando il Bureau.
Dove giace la devozione di Martha? Sull’America, sulla legalità e sul suo lavoro, o sull’amore per un uomo di cui non riesce a fare a meno? L’apparente facilità con cui la donna cede davanti alle scuse del marito contrasta alla perfezione con la scena finale, in cui il suo sguardo e quello di Clark sembrano raccontarci la stessa storia da due punti di vista diversi: la paura, per Martha, di non sapere chi è l’uomo nel suo letto e quali conseguenze ci saranno per lei; la preoccupazione, per Philip, di un problema in più a cui pensare, e che forse dovrà vedere la sua risoluzione in un matrimonio terminato in modo ben più definitivo che con un semplice divorzio.

The Americans - 3x08 DivestmentA cinque episodi dalla conclusione, The Americans non smette di portare avanti i temi della stagione (la formazione di Paige procede, lentamente ma inesorabilmente) e di aggiungere nuove lenti interpretative dei conflitti e dei personaggi che ne prendono parte. Si ha la netta sensazione che i tasselli stiano cominciando a mettersi in posizione per la conclusione della stagione, ma questo non impedisce alla serie di fermarsi tutto il tempo necessario per analizzare le motivazioni che guidano ogni azione e ogni reazione. La capacità di The Americans di offrire un racconto interpretabile da più punti di vista si unisce, in questo “Divestment”, alla consolidata abilità di costruire un mondo di personaggi a cui è sempre possibile fare affidamento; una combinazione che rende anche un episodio preparatorio come questo un’autentica perla stagionale.

Voto: 8 ½

Note:
– Benché le avessimo già viste nello scorso episodio, sono le vere protagoniste di questa puntata: le parrucche di Elizabeth e di Philip costituiscono il punto più alto (per lei) e il più basso (per lui) mai toccato dal wig department dello show. Seriamente, quanto è brutta quella di Philip?
– Altro grande protagonista che vive sullo sfondo delle giornate al Bureau è il mail robot, che ha letteralmente sequestrato i documenti di Gaad – giusto per continuare a parlare di ostaggi – e che ottiene finalmente in questa puntata quello che si merita.

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

5 Risposte

  1. Pietro Franchi scrive:

    Ottima recensione, tanto per cambiare 😀 The Americans non fa un passo falso, è sempre in crescita e si sta dimostrando più che capace di rimpiazzare tutte quelle serie storiche che stanno ormai finendo.
    A proposito di mail robot, comunque, consiglio di dare un’occhiata al titolo del prossimo episodio, che oltre ad essere un’ovvia citazione ad un famoso romanzo (il cui adattamento è ancora più famoso) suggerisce perlomeno una rilevanza tematica del “simpaticissimo” porta posta. Sul come avverrà questa cosa non ne ho idea, ma sono curioso :)

     
    • Federica Barbera scrive:

      Grazie Pietro! Verissimo, The Americans (che pure è sempre stata una buona serie) con questa stagione sta toccando vette sempre più alte, ho grandissime aspettative per il finale di stagione.
      Il mail robot… beh, anche lui credo ci darà grandi soddisfazioni! 😉

       
  2. Stefano scrive:

    Ottima recensione, grazie. Certo questa terza stagione è veramente notevole.

     
  3. Travolta scrive:

    The Americans come Shameless. Due sicurezze :-)

     
  4. Ellis scrive:

    la capacità di tenere vivi tutti questi personaggi in modo armonico, senza sacrificarli e senza mortificarne la storyline, è meravigliosa!

     

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