The Walking Dead – 6×12 Not Tomorrow Yet 15


The Walking Dead – 6×12 Not Tomorrow YetChi sperava – senza motivo – che con l’introduzione di un nuovo nemico (il misterioso Negan, cruciale nel fumetto che ispira la serie), The Walking Dead potesse cambiare pelle una volta per tutte, con “Not Tomorrow Yet” si è trovato di fronte alla cocente verità che questo show non cambierà mai e non ha neanche l’intenzione di farlo.

Tralasciando i parallelismi tra gli umani e i morti viventi e la simbologia che ne deriva – elementi che appartengono ad un secondo livello di lettura della serie –, The Walking Dead ha sempre voluto raccontarci di un mondo in cui l’uomo è vittima e preda di zombie famelici ed è costretto a scappare o almeno a difendersi per sopravvivere. Con queste premesse e dopo la visione di “No Way Out“, avremmo già dovuto renderci conto che, se basta un gruppo di persone armate e arrabbiate per ripulire una cittadella intera, allora le basi su cui si costruisce la serie non sono così solide come sembravano. Se gli eventi che hanno segnato il nono episodio non hanno fatto cambiare rotta alla serie, che viveva in quel momento un’epifania importante – diventava finalmente consapevole che gli zombie, lenti esseri senza spiccate capacità cognitive, potevano essere uccisi con relativa facilità –, siamo sicuri che niente potrà farlo. Non lo farà neanche l’ennesima distruzione e rigenerazione delle stesse dinamiche che compongono la spina dorsale della serie dal suo inizio, che ciclicamente travolgono il destino dei nostri protagonisti, lasciandolo senza modifiche evidenti. “Not Tomorrow Yet” è uno degli ultimi stadi di questo processo di distruzione, che sarebbe dovuto essere epico e non quel pasticciato ammasso d’azione che invece si è rivelato.

The Walking Dead – 6×12 Not Tomorrow YetSe The Walking Dead in passato ci ha dimostrato di essere più forte con le scene di guerra che con  la messa in scena dei sentimenti e delle paure dei suoi protagonisti, con questo episodio mette in dubbio anche l’unica certezza che avevamo, prendendosi gioco delle regole della fisica e della probabilità. Il piano per entrare nell’edificio controllato da Negan fa acqua da tutte le parti e fa strano vedere il leader Rick affidarsi al caso in una delle missioni più importanti per la sopravvivenza del suo gruppo. Tralasciando il fatto che Alexandria è stata lasciata senza difese forti, avendo portato tutti i combattenti più validi nel viaggio contro Negan, è strano come Rick decida di mettere in pericolo ogni singolo membro del suo team d’azione, anche quelli più legati a lui, come Michonne. Spendere parole di critica sull’irruzione e la sparatoria che ne deriva sarebbe perdere tempo su qualcosa di ridicolo più che avvincente.

The Walking Dead – 6×12 Not Tomorrow Yet“Not Tomorrow Yet” ce lo ricorderemo – perdonate l’esagerazione – per la lunga sparatoria che vorrebbe essere il climax di una puntata in cui il destino di ogni personaggio è in dubbio, un episodio carico di tensione e aspettative con un finale incerto e potenzialmente drammatico. Questo sarebbe successo se gli autori avessero scritto la puntata con un minimo di buon senso: nella tempesta di proiettili che sono stati sparati da entrambe le fazioni sul campo, non ce n’è stato uno che abbia colpito, o almeno ferito, un membro del gruppo di Rick, né tra quelli sparati alla cieca, né tra quelli sparati perfino dietro le porte chiuse. Il caso porta solo alla morte dei cattivi in un campo in cui Rick & company erano nettamente in svantaggio; questa non è ovviamente una novità per lo show, criticato innumerevoli volte proprio per la sua politica sulle uccisioni.

La recensione potrebbe finire qui, perché oltre all’assalto a Negan,  “Not Tomorrow Yet” non vuole mostrarci altro, se non un po’ di (mal)sana azione e una buona dose di mazzate. Il prevedibile colpo di scena nel finale è l’ennesimo espediente per farci seguire l’avanzamento del racconto verso il finale di stagione, trucco alla stregua del dubbio sulla morte di Glenn.

The Walking Dead – 6×12 Not Tomorrow YetArrivati a questo punto della storia, vale ancora la pena spendere parole di delusione per The Walking Dead, o sarebbe più giusto ridimensionare una volta per tutte il fenomeno e iniziare a considerare lo show per quello che è, al netto degli ascolti stellari? Questo show va considerato come un fumettone televisivo, in cui i buoni vincono sempre e ogni azione può essere corretta, se non stravolta; la struttura ciclica è perfetta per questo prodotto, che senza sarebbe finito diverse stagioni fa. In più di un occasione Robert Kirkman ha dichiarato che lo show potrebbe andare avanti all’infinito, sintomo non dei più positivi riguardo il futuro che l’autore vuole dare ai suoi personaggi. L’episodio dodici della sesta stagione sottolinea il fatto che ogni evento sembra nascere al momento, senza una forte costruzione alle spalle, e l’intera serie sia succube dei gusti del pubblico, che decide quale personaggio deve vivere e quale morire a forza di commenti online. Per questo, chi sperava che il futuro prossimo potesse portare The Walking Dead su una strada migliore rimarrà deluso. It’s not tomorrow yet, il giorno del cambiamento deve ancora arrivare.

Voto: 5

Qui trovate i punteggi del The Walking Game relativi a questo episodio.

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)


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15 commenti su “The Walking Dead – 6×12 Not Tomorrow Yet

  • Frank Underwood

    Puro intrattenimento ignorante, del quale non mi perdo una puntata. Tant’è che le puntate più divertenti sono quelle, come questa, con più splatter ed azione. Cercare dopo 6 anni di trovare analisi, metafore e dialoghi alla Breaking Bad, in questa serie, significa cercare qualcosa che non c’è e vorrà dire scrivere recensioni negative SEMPRE. Ripeto, puro intrattenimento ignorante che, tra le tante serie anche “impegnate” che seguo, ci sta alla stragrande. Ritengo che fare i palati sopraffini con The Walking Dead sia il peggior errore che si possa fare: è come andare a vedere Siani a teatro ed uscire delusi perchè ci si aspettava il Riccardo III.

     
    • Zweihander

      Verissimo. TWD non ha mai voluto trasmettere messaggi profondi o creare trame intricate. Sono 50 minuti fatti di sparatorie, scene horror, qualche momento di suspanse e Rick che fa cose. Personalmente la puntata mi è piaciuta molto, è tipo un videogioco, ormai i personaggi hanno raggiunto il livello 100 in sopravvivenza e cattiveria e possono fare qualsiasi cosa

       
      • 999sickboy666

        @Zweihander: Eh. Con la differenza che in un videogioco, almeno, c’è l’interattività. ‘Sta roba è come guardare un videogioco giocato da altri, con delle cut scenes un po’ legnose e, spesso, interminabili.

         
    • Davide Canti L'autore dell'articolo

      Il tuo ragionamento è lo stesso che faccio nella recensione. Quando dico “sarebbe più giusto ridimensionare una volta per tutte il fenomeno e iniziare a considerare lo show per quello che è” intendo questo. Non credo di fare il palato sopraffino quando lamento il fatto che nel confronto a fuoco tra le due fazioni è statisticamente impossibile che nessuno dei buoni rimanga almeno ferito. TWD è un prodotto che si è sempre preso sul serio e così dobbiamo fare noi quando lo guardiamo. Comunque declassare la serie non vorrebbe dire iniziare ad apprezzarla: i problemi sono tanti anche perché venga considerata una serie trash, ma godibile.

       
  • Il buo Teo

    “Chi sperava… si è trovato di fronte alla cocente verità che questo show non cambierà mai e non ha neanche l’intenzione di farlo…Questo show va considerato come un fumettone televisivo, in cui i buoni vincono sempre”

    E’ meraviglioso invece notare una cosa, stai pensando esattamente come gli autori vogliono farti pensare.

    Quando l’anno scorso tutto ciò me lo leggevo su fumetto la pensavo esattamente come te.

    Non spoilero nulla, ti consiglio solo di abbassare i toni del disprezzo perchè, SE faranno quello che devono fare, la tua posizione potrebbe poi sembrare poco lungimirante.

     
    • Davide Canti L'autore dell'articolo

      Il buo Teo, prima di tutto ti assicuro che da parte mia non c’è alcun disprezzo verso The Walking Dead, serie che seguo (se la disprezzassi non la guarderei nemmeno) e a cui ho dato voti molto più che sufficienti in passato (anche prossimo). Anch’io sono un lettore del fumetto, non a pari con la pubblicazione italiana, ma sicuramente dentro alle dinamiche descritte dal comic. Non metto in dubbio (un po’ sì) che le cose cambieranno, ma il mio compito qui non è prevedere il futuro, ma recensire i quaranta minuti dell’episodio settimanale. Sicuramente sarò poco lungimirante, ma devo basare il mio giudizio su quello che vedo, non su quello che (forse) vedrò.

       
    • 999sickboy666

      Teo, hai scritto esattamente la stessa cosa – senza l’osservazione (piuttosto di cattivo gusto) sull’essere “poco lungimirante” – nei commenti alla scorsa puntata.
      Adesso perdonami, ma già il fatto che qualcuno senta il bisogno di scrivere cose del genere dimostra una (delle tante) debolezze di TWD: esattamente come “i libri” nel caso di GoT, qui il fumetto non c’entra un accidente. Questa è una serie tv e, come tale, deve essere in grado di stare in piedi sulle sue gambe, di generare interesse e tensione da sola e non perché “ah! se seguono il fumetto ne vedremo delle belle”.

       
  • 999sickboy666

    Lo zombie romeriano non ha mai rappresentato una “minaccia spaventosa” di per sé: lento, caracollante, quasi del tutto privo d’intelligenza ed estremamente fragile a causa della decomposizione – ciò che rendeva spaventose queste creature è sempre stato il numero (i morti saranno sempre più numerosi dei vivi) e il fatto che fossero – banalizzando – uno specchio per gli aspetti peggiori di un’umanità “morta dentro”.

    Gli zombie di TWD hanno perso da tempo ogni velleità di metafora sociale e quando racconti di un manipolo di sopravvissuti (alcuni dei quali, per altro, piuttosto inetti) che tiene testa a un’orda gigantesca di zombie, quello è il momento in cui i morti viventi cessano completamente di rappresentare una minaccia credibile – minando alla base quella che dovrebbe essere una delle colonne di questo show.

    Quello che rimane è il tema dell’umanità che si scanna a vicenda; un tema che, purtroppo, per questioni strutturali, TWD non ha mai portato (perché non ne è in grado, limitata proprio dagli altissimi numeri di pubblico) ad un livello di profondità sufficiente. Sarebbe il tema de “Il signore delle mosche” di Golding, quello che poi King ha ripreso e rielaborato – gonfiandolo, com’è nel suo stile, all’inverosimile ed esplicitandone gli aspetti politici – in “The Stand” (L’ombra dello scorpione).
    A “The Walking Dead” mancano l’efficace semplicità del pugno nello stomaco di Golding e la portata epica, quasi mitologica, di King: quello con cui si ritrova è un gruppo di protagonisti che – nonostante tutti i difetti posticci che gli vengono appiccicati – sono e restano “buoni che più buoni non si può” e una galleria di antagonisti rappresentati come semplici macchiette bidimensionali (il redneck pazzo furioso, lo scienziato nichilista e pazzo furioso, l’ex-poliziotto fuori controllo e pazzo furioso, il dittatore fascistoide e pazzo furioso, i cannibali pazzi furiosi, i lupacchiotti nichilisti e pazzi furiosi etc.).

    Questa lunga dissertazione è per dare la mia risposta alla domanda posta da Davide: più che accettarne i limiti e cominciare a trattarlo per il fumettone televisivo che è, personalmente credo che sia il caso di cominciare le operazioni per relegare TWD a quella irrilevanza che, di fatto, si è scavata con le proprie “fredde mani morte”.

     
  • Davide Tuccella

    Molto d’accordo con la tua recensione, Davide, che davvero non lascia molto spazio ad ulteriori commenti. E’ evidente che dietro a The Walking Dead ci sia il vuoto assoluto, delle idee trite e ritrite, ma soprattutto poco coraggiose. Non c’è volontà di osare, nemmeno un accenno a voler cambiare qualcosa, nemmeno il coraggio di uccidere un personaggio storico, sicuramente per paura della reazione dei fan che, ormai, tengono le redini dello show.

     
    • Davide Canti L'autore dell'articolo

      Grazie Davide! Io già conoscevo il tuo pensiero sulla serie e confermo che la poca volontà di osare e il mancato coraggio di cui parli tu sono davvero i massi che fanno affondare questa serie (se fossi cattivo potrei pensare che gli autori non siano neanche capaci di sfruttare un eventuale attacco di coraggio, ma sono buono, quindi…).

       
  • Boba Fett

    Magari fosse un fumettone per la tv! Lentamente e inesorabilmente, TWD si è decomposto in forma di poltiglia appiccicosa e indigesta che difficilmente si potrà recuperare. E non servirà neppure il sacrificio di qualcuno dei “nostri”, così banalmente anticipato da un meccanismo ormai aperto e svelato come si sottolineava qui la scorsa settimana, a risollevarne le sorti.
    Parlare di come la scrittura di questo show sia diventata non solo insulsa, ma anche offensiva nei confronti di tutti noi che abbiamo amato e seguito la serie sin dai quei mitici primi, strascicanti passi di bimba zombie, sarebbe fiato sprecato.

     
  • Angela

    Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire. Se anche in una puntata del genere manca completamente la tensione, per quanto mi riguarda c’è ben poco da sperare per il futuro di questa serie. Mi chiedo se all’inizio c’era un progetto dietro TWD, viste le ottime premesse con cui la serie era iniziata, e se poi tutto è stato sacrificato in nome degli ascolti e del fandom. Potrebbe essere un po’ più godibile se almeno non si prendesse così dannatamente sul serio. Alla Z nation, tanto per dire…

     
    • Davide Canti L'autore dell'articolo

      Credo che il punto sia proprio questo: TWD si prende troppo sul serio per quello che è e lo fa essendo convinto di se stesso. Gli autori credono davvero di fare un buon lavoro, questa è la sensazione guardando ogni puntata. Il risultato è involontariamente comico.

       
  • mitch845

    Finalmente leggo qualcosa di sensato, iniziate a capire (dopo 6 stagioni) cosa è TWD.
    L’unica cosa che sfugge, è che gli autori sanno perfettamente quello che stanno facendo, non c’è nessun inganno.
    Non capisco chi si aspettava una serie sugli zombie “seria”, quando il genere zombie è da sempre fumettistico tragi-comico, culto del b-movie.
    Da appassionato di b-movie, a mio parere la serie è una delle migliori in circolazione.
    Ovviamente chi si aspettava breaking bad, è completamente fuori strada.

     
    • 999sickboy666

      Eh, no. Prima di tutto, ti assicuro che nessuno si aspetta “Breaking Bad” – il problema, semmai, è che TWD è convinta di essere “Breaking Bad” e cerca di comportarsi come se lo fosse davvero (fallendo miseramente).

      In secondo luogo, mentre è vero che l’essere ‘b-movie’ è sempre stato uno “staple” del genere zombie, non è che basta appiccicare l’etichetta “b” sopra qualsiasi cosa per redimerne i difetti. La serie “… of the Dead” di Romero è sempre stata squisitamente “b” eppure riusciva a dire tonnellate di cose in più di quanto riesca a fare TWD.
      Nessuno pretende Shakespeare e nessuno si aspetta “Breaking Bad”: il problema è che a TWD manca il coraggio di essere “Banshee” e, fino ad ora, quello che ottiene è di essere una soap opera con le sparatorie e l’apocalisse zombie sullo sfondo.