Le 30 migliori serie del 2016: Posizioni 20-11 7


Le 30 migliori serie del 2016: Posizioni 20-11Proseguiamo con la nostra classifica di redazione (qui le posizioni dalla 30 alla 21) e scopriamo le serie che si sono posizionate dal ventesimo all’undicesimo posto.
Vi ricordiamo che questa Top 30 non segue criteri di divisione di genere, ma esprime le nostre preferenze in senso più unitario: troverete insieme drama, comedy, dramedy e qualunque sfumatura che questo 2016 sia riuscito a proporci! 

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20. American Crime (ABC)

Le 30 migliori serie del 2016: Posizioni 20-11

La rabbia di John Ridley verso l’America e i suoi disastri non accenna a placarsi e con la seconda stagione di American Crime raggiunge ulteriori vette di qualità insperate. Come accaduto nella prima stagione, la serie gioca con i canoni del genere crime, svuotandoli della loro componente spettacolare e fondendoli con il family drama: il risultato finale è un racconto dai toni tragici che strappa la maschera di perbenismo dell’America borghese e ne mette a nudo ipocrisie e contraddizioni. Lo stupro che coinvolge Eric e Taylor porta allo scoperto tutte le storture del sistema scolastico e giudiziario, in cui sono la discriminazione (sessuale e razziale) e l’arrivismo sociale a dettare il corso della giustizia e ad influenzare l’opinione pubblica. Il messaggio finale della serie sembra lasciare poco spazio alla speranza: in un mondo dove la verità non è più una garanzia di salvezza, la violenza è l’unica via di fuga e le differenze tra vittime e carnefici sono sempre più impercettibili.
Pur non rientrando nel novero delle grandi serie mainstream, American Crime si conferma uno show tanto coinvolgente quanto necessario all’interno del panorama seriale, capace di smuovere le emozioni del pubblico e stimolare la riflessione su tematiche di importanza cruciale.

Francesco Cacciatore

19. Quarry (Cinemax)

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Mettiamo subito le cose in chiaro: se in questa classifica Quarry si trova “solo” al diciannovesimo posto è dovuto unicamente all’assoluta eccezionalità delle diciotto serie che seguono. Quest’anno, infatti, Cinemax ha centrato in pieno l’obiettivo di proseguire il filo qualitativo tracciato da Banshee e The Knick, costruendo un racconto doloroso e avvincente che ha le sue basi in uno dei conflitti più tragici e romanzati del ventesimo secolo: la guerra in Vietnam. Mac Conway è un veterano che torna a casa dopo aver attraversato l’inferno nel sud-est asiatico con la certezza di poter ricominciare a vivere lasciandosi alle spalle i traumi della vita militare; non è quello che accade, poiché viene catapultato in una battaglia del tutto nuova, tra gangster e debiti da saldare, in cui si troverà ancora una volta ad essere pagato per uccidere. La semplicità – e la scarsa originalità – dell’idea di base vengono trasformati da una scrittura precisa e avvincente che ha la capacità di imprimere una personalità unica ai personaggi, i quali risultano, dopo una sola stagione, già indelebili e indimenticabili. I picchi qualitativi di questa prima annata si possono individuare in “Seldom Realized” e nel drammatico “Nuoc Chay Da Mon” che chiude il cerchio e ci fa pregustare la possibilità di una seconda stagione.

Davide Tuccella

18. Girls (HBO)

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Dopo cinque stagioni si può dire con certezza che la serie di Lena Dunham abbia creato una scuola, tanto che non di rado negli Stati Uniti viene usato l’aggettivo girlsesque per indicare produzioni ambientate a New York (meglio se a Brooklyn) che raccontano le vicende di millennials con un’estetica da cinema indie.
Nella sua quinta annata Girls alza ancora di più la posta in gioco, mettendo in crisi le sue protagoniste come mai prima d’ora, facendo esplodere i rapporti costruiti fino a quel momento, in particolare per quanto riguarda il triangolo Hannah, Adam, Jessa. Lo show ragiona concretamente sul passaggio all’età adulta di donne che ormai sono sempre meno ventenni sprovvedute e denunciano esigenze e desideri del tutto nuovi (riflettendo su argomenti in questo senso cruciali come il matrimonio). Una scrittura magistrale che si esalta sia negli episodi dedicati ai singoli personaggi (come quello su Marnie a Central Park e quello su Shoshanna in Giappone), sia in quelli collettivi come il meraviglioso finale, che restituisce agli spettatori una protagonista molto meno arrogante rispetto al passato e – anche a causa di importanti feriti subite – più consapevole di se stessa.

Attilio Palmieri

17. Transparent (Amazon)

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Nonostante i suoi tre anni di vita – che nella TV contemporanea equivalgono ad un’eternità – Transparent continua il suo percorso narrativo senza intoppi, rafforzando il suo status di romanzo di formazione televisivo. La famiglia Pfefferman torna al completo e resta protagonista assoluta delle vicende, che però aprono a forti incursioni esterne, che influenzano i personaggi e li accompagnano nel loro viaggio. Questa annata conferma i punti forti del passato, aggiungendo nuovi tasselli al puzzle: se le prime due stagioni si focalizzavano sulla scoperta dell’individuo e sul rapporto con se stessi, questa terza racconta anche le dinamiche complementari, cioè il rapporto con l’altro e in particolare con l’altro per eccellenza, Dio. Il divino viene messo in contrapposizione all’uomo e viene usato come chiave di lettura non solo per la transizione di Maura – che ci fa affrontare temi ancora inesplorati –, ma anche per la crescita degli altri componenti della famiglia, instabili come la protagonista. L’identità religiosa si mischia con quella di genere, portando alla luce le insicurezze più o meno gravi che affliggono ogni personaggio in scena. Questa evoluzione inaspettata allontana ogni timore che la serie abbia finito le cose da dire, facendola entrare di diritto nella nostra classifica degli show migliori del 2016.

Davide Canti

16. Rectify (SundanceTV)

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C’è qualcosa di straordinario nella maniera in cui Ray McKinnon ha tratteggiato l’America rurale della Georgia e del Tennessee in queste quattro stagioni: al racconto di un certo modo di vivere e di affrontare le cose veniva sempre affiancata una visione del mondo di natura più esistenziale, che annegava nelle infinite campagne e nei tramonti del Sud per trovare il senso di un trauma fondamentale e destabilizzante per i membri della famiglia Holden (e non solo). Ed è proprio su di loro che si conclude quest’ultima annata, senza mai rinunciare alla riflessività anche quando si tratta di tirare le fila e di chiudere le storie di una serie di personaggi che non dimenticheremo mai, in primis il Daniel Holden di un monumentale Aden Young; è giusto ed ovvio che il lato giudiziario e quello più crime dello show siano rimasti fino alla fine di contorno, ed è anche per questo che purtroppo Rectify è sempre passata in sordina, lontana dal trambusto generale, nella sua tranquillità e capacità di regalare grandissimi momenti di televisione.

Pietro Franchi

15. Fleabag (BBC Three)

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Novità assoluta del 2016, Fleabag è una delle serie più belle ed inaspettate dell’anno. Sei episodi prodotti da Amazon TV, dominati dalla bravura di Phoebe Waller-Bridge che, oltre ad aver creato e scritto interamente lo show, dà vita ad un personaggio davvero complesso, sfumato e che tiene incollati allo schermo fino all’ultimo secondo. L’idea nasceva da un monologo di pochi minuti scritto e interpretato dall’attrice stessa, poi rivisto ed ampliato per trasformarlo in una serie che fosse il ritratto vero, amaro e senza fronzoli della vita alla deriva di una giovane londinese, che lo spettatore vive in prima persona insieme alla protagonista. Grazie all’espediente della rottura della quarta parete, Fleabag (di cui sappiamo solo il soprannome) ci fa assistere in prima fila alla sua quotidianità e, sempre dalla sua prospettiva, rimaniamo sospesi tra i ricordi che più l’hanno segnata e lo strano rapporto che ha con le persone che incontra ogni giorno. Impossibile definire a quale genere appartenga la serie, che ci fa ridere per metà del tempo e piangere per l’altra metà: ridiamo dei suoi familiari e dei personaggi eccentrici di cui ogni volta riesce a circondarsi, piangiamo con lei al ricordo di Boo, poi ridiamo nuovamente per le sue disavventure sessuali e, infine, piangiamo e basta sul colpo di scena che chiude la stagione e che ci spezza inevitabilmente il cuore.

Sara De Santis

14. Crazy Ex-Girlfriend (The CW)

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Ogni annata televisiva ha il suo outsider, quella serie a cui non avresti dato due lire ma che si rivela inaspettatamente una delle migliori novità della stagione. Per il 2016 questo titolo lo conquista Crazy Ex-Girlfriend, uno dei prodotti che maggiormente hanno contribuito negli ultimi anni a rivoluzionare la nostra percezione della comedy e a superare, quindi, il pregiudizio che la considerava soltanto la sorella povera del drama. Attraverso il racconto in musica della vita sconclusionata di Rebecca Bunch prende forma non soltanto una eccellente parodia della commedia romantica tradizionale, ma anche un parco personaggi brillante e inclusivo, un percorso di caratterizzazione intelligente e curato per ciascuno di essi e infine uno show che è in grado di tenere testa perfino alle produzioni cable più raffinate. Le due creatrici della serie, Rachel Bloom e Aline Brosh McKenna, dimostrano una completa padronanza tanto degli stilemi principali del genere – prerequisito necessario per poterli rielaborare con tanta sicurezza –quanto degli strumenti più adatti a costruire e mettere in scena la complessità dei rapporti umani. Tra una canzone e l’altra, Crazy Ex-Girlfriend mette quindi in discussione il nostro approccio alla cultura pop e agli ideali di amore, carriera e immagine a cui ci sottopone, nonché lo stesso concetto di serie di qualità. Perché “the situation is a lot more nuanced than that”, e anche (soprattutto?) nell’era della Peak TV una comedy musicale in onda su The CW può conquistare il suo meritato posto nella nostra Top 30.

Francesca Anelli

13. Black Mirror (Netflix)

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Punta di diamante di Channel 4, una tra le emittenti televisive più innovative del panorama britannico e non, Black Mirror è senza dubbio una delle serie più importanti e incisive degli ultimi anni.
Il formato antologico e le tematiche affrontate – l’immagine distopica della realtà in piena deriva tecnologica – impongono al genio creativo di Charlie Brooker un’innovazione costante, sia nelle forme espositive che nei contenuti. La terza stagione, prodotta e rilasciata da Netflix, propone infatti una rosa di episodi molto diversi tra loro e, per certi versi, anche molto distanti dalle passate stagioni. Oltre alle usuali distopiche estremizzazioni dell’asservimento alla tecnologia, o racconti che osservano il nostro presente attraverso una deformante lente d’ingrandimento, quest’annata ci offre anche sperimentazioni di genere, riflessioni sul concetto di guerra o ribaltamenti in chiave (pseudo) positiva delle infinite potenzialità dello sviluppo tecnologico, come nell’indimenticabile “San Junipero“. Non tutti gli esperimenti di questa stagione possono considerarsi riusciti, tuttavia è proprio tra gli episodi più anomali – che per quanto imperfetti mostrano comunque una solidità narrativa ed espositiva d’alto livello – che si riscontra una nuova linfa vitale della serie, che pare voler intraprendere una direzione ancora più intimista e allo stesso tempo più disturbante, proponendo scenari meno apocalittici, ma estremamente vicini alle più bieche paure e derive dell’uomo nel suo contorto e morboso rapporto con la ‘libertà’ tecnologica.

Francesca Gennuso

12. The Crown (Netflix)

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Fra le Top 30 di quest’anno non poteva mancare The Crown, la nuova e costosa serie targata Netflix, dedicata alla vita e al regno di Elizabeth II (Claire Foy). Sono molti gli elementi che rendono la serie di Peter Morgan un prodotto riuscito: innanzitutto, una regia estremamente curata, attenta a mettere in luce ogni dettaglio significativo e capace di rendere simboliche molte scene e abbellita dalla splendida gamma di ambientazioni e di costumi presenti in questi primi dieci episodi. Ma ciò che fa di The Crown una serie così bella è il minuzioso lavoro compiuto sui personaggi e sui sacrifici che devono affrontare a causa di quell’antico potere monarchico destinato a piegare e a modificare sotto il proprio peso l’individualità di Elizabeth e di coloro che più le sono vicini. Quello che la serie vuole raccontare non è quindi soltanto la storia della salita al trono della sovrana, ma è anche e soprattutto la storia della profondissima trasformazione individuale di una giovane donna, costretta ad abbandonare in parte la sua posizione di madre e moglie per assumere invece un ruolo fondamentale quanto gravoso. Il fascino e il peso della corona sono i veri protagonisti della serie, e ci vengono mostrati con una maestria e una delicatezza tali da permetterci di empatizzare con una dimensione – quella monarchica – ormai lontana e, soprattutto, di farci percepire immediatamente quanto Elizabeth si trovi incastrata in una posizione che è allo stesso tempo incantesimo e maledizione, contribuendo a rendere The Crown uno dei prodotti più maestosi dell’anno.

Denise Ursita

11. Better Call Saul (Netflix)

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Better Call Saul non ha bisogno di molte presentazioni. Se i nomi alle spalle del progetto – gli stessi di Breaking Bad – sono garanzia di una qualità con pochissimi eguali, gli unici dubbi al momento della messa in onda dello show consistevano nella capacità di uno spin-off di definire con precisione i contorni della propria identità. Dopo una prima stagione interlocutoria i dieci episodi della seconda, nonostante le continue strizzate d’occhio e i rimandi all’opera madre, hanno sancito il distacco definitivo: le controverse vicissitudini di uno straordinario Bob Odenkirk, la cui meravigliosa interpretazione va in coppia con quella di Michael McKean, si possono ormai considerare un’opera a sé stante.
I piccoli inciampi del finale non inficiano un percorso grandioso, visivamente immaginifico ed impeccabile nella gestione dei tempi e dei ritmi della narrazione. Better Call Saul è un’altra scommessa vinta da parte di Vince Gilligan e Peter Gould, la cui scrittura maestosa dà vita, una volta di più, all’ineluttabile dimensione tragica dell’essere umano.

Davide Dibello

L’appuntamento è a domani per le prime 10 posizioni della Top 30! Non dimenticatevi che anche voi potete esprimere le vostre preferenze votando ai Seriangolo Awards!

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7 commenti su “Le 30 migliori serie del 2016: Posizioni 20-11

  • Teresa

    “che raccontano le vicende di millennials con un’estetica da cinema indie”.
    Grazie Attilio Palmieri, hai sintetizzato alla perfezione tutto ciò che odio di più al cinema e in TV
    Ma de gustibus, appunto. 😀
    Io ho un approccio un po’ diverso rispetto a quello che credo di capire sia il vostro, quando guardo una serie TV.
    Per me la cosa più importante è la scrittura, lo sforzo che gli autori fanno per costruire un arco narrativo. E apprezzo ancora di più il tutto, se i temi che vengono toccati sono quelli universali.
    Esempio: American crime parla di vicende che accadono in un liceo. I protagonisti in massima parte sono adolescenti. Però la serie non si focalizza sugli usi&costumi degli adolescenti di oggi, e sulla loro rappresentazione “estetica”, ma su altro.
    Oltre a quello che avete scritto riguardo questa serie, c’è anche il potere eversivo e dirompente della sessualità adolescenziale, da cui gli adulti sono terrorizzati e attratti, e che generazione dopo generazione non comprendono più.
    Ci sono grandi film del passato, con le ovvie differenze dovute alla censura del tempo, proprio su questo tema, che non passa mai di moda.
    Tutto questo pippone per dire che per me American crime e la bellissima Quarry stanno molto più in alto di cose come Fleabag e Crazy ex girlfriend.
    Ma per me, of course.

     
    • Attilio Palmieri

      Ciao Teresa. Il virgolettato della mia recensione che hai riportato fa riferimento ormai un fenomeno abbastanza diffuso, una sorta di sottogenere o comunque un tema trasversale con precisi codici linguistici.
      In questo solco Girls ha un ruolo da protagonista, grazie a Lena Dunham e a Judd Apatow, la cui pluralità fa da ponte fra cinema (più o meno indipendente) e la TV.
      Che questo tipo di estetica possa non piacere è assolutamente legittimo, in televisione come al cinema. Da Baumbach a Girls, Togetherness a Solondz, tanto per mettere insieme alcuni prodotti cinematografici e televisivi uniti da questo tipi di affinità, seppur molto distanti per altri aspetti.
      Non capisco bene cosa intendi quando metti al primo posto la scrittura, nelle tue priorità. Sottintendi che una serie come Fleabag (solo per prendere un esempio da te citato) abbia una qualità di scrittura inferiore a (per esempio) American Crime (serie di cui ho adorato la seconda stagione)? Se sì, io non sono assolutamente di questo avviso, soprattutto considerando che Fleabag affronta una sfida ben più difficile di American Crime battendo terreni meno codificati.
      Un ultimo appunto riguardo alla questione estetica: non è che American Crime dia meno importanza alla rappresentazione “estetica” degli adolescenti, ma semplicemente le scelte estetiche che opera sono in consonanza con il registro che sceglie di adottare e che nella seconda stagione funziona alla perfezione.

       
  • Son of The Bishop

    Spero che Person of interest esca almeno fra le prime dieci, perché mi sembra che quest’anno, poi per carità i gusti sono personali, siano stati candidati cani e porci

     
    • luigi mef

      Mi dispiace deluderti, ma Person of Interest e già stata menzionata tra le serie a ridosso delle prime trenta, 31credo. Per me avrebbe meritato di più…

       
    • Eugenia Fattori

      Ciao Son, ma per cani e porci cosa intendi? Mi rendo conto che una classifica unica lasci fuori tante serie specie in un’annata di iper produzione seriale come questa, ma il livello di tutte e 30 le serie è davvero obiettivamente altissimo. Tanto alto che sono rimaste fuori serie di gran qualità come POI (ma l’elenco sarebbe ancora lungo)

       
  • Alessio

    Leggo con attenzione e piacere moltissime vostre recenzioni, apprezzo le chiavi di lettura che solo voi sapete dare a certe serie e soprattutto che vedete veramente di tutto. Solo di una cosa non mi capacito, black sails proprio non vi è piaciuto? O nessuno di voi lo ha visto?