Le 30 migliori serie del 2017: posizioni 30-21 6


Le 30 migliori serie del 2017: posizioni 30-21Il 2017 è stato un anno ricchissimo in tv, al punto da costringerci a estendere le serie nominate in Best Drama ai Seriangolo Awards da 8 a 10 (vi ricordiamo di votare qui entro il 15 Gennaio!). Stilare la classifica di redazione non è stato quindi semplice, sia perché ha significato mettere insieme le Top 50 di 23 autori diversi, sia perché ognuno di loro ha dovuto stilare la propria scegliendo tra le oltre 200 serie tv prese in considerazione.

La classifica prende in considerazione tutto ciò andato in onda dal 23 Dicembre 2016 al 22 Dicembre 2017 e non fa distinzione – così come l’anno scorso – tra comedy, dramedy e drama. Di seguito trovate la prima parte (posizioni 30-21)  mentre nei prossimi giorni pubblicheremo le posizioni 11-20 e la Top 10!  

Prima di iniziare, una menzione ad alcune tra le tantissime che non ce l’hanno fatta a rientrare in questa classifica:  Transparent, Dear White PeopleAlias GraceGame of ThronesPeaky Blinders, This is Us, Dark, Big Little Lies, 13 Reasons Why, Sherlock, Vikings.

30. The Good Fight (CBS)

Le 30 migliori serie del 2017: posizioni 30-21

La posizione numero trenta della nostra classifica è occupata dalla nuova serie spin-off di The Good Wife. I coniugi King, che firmano anche questo show, decidono di archiviare il personaggio di Alicia Florrick facendo tesoro di tutto quello che hanno imparato nei suoi sette anni di vita televisiva. Dalla serie madre, The Good Fight eredita lo stretto rapporto con la cronaca – tanto che il pilot è stato riscritto a seguito della vittoria di Trump – e la voglia di creare uno show complesso, ma non difficile da seguire. Lo spin-off mantiene lo stile della serie madre, aggiungendo una serie di temi che sono esplosi solo ultimamente, come il white privilege, le fake news, la violenza delle forze di polizia, la lotta al terrorismo e il risveglio di un nuovo femminismo che si traduce anche nella scelta di tre protagoniste principali femminili. I King descrivono tre fasi diverse nella vita di una donna attraverso Maia, Lucca e Diane, ricalcando il percorso di crescita di Alicia e creando contemporaneamente un universo a sé stante e solido, che può essere apprezzato anche da chi non conosce la mitologia di The Good Wife. Parliamo quindi di una delle migliori nuove serie del 2017 perché racconta in modo moderno la legge in TV, dando una nuova dignità al legal drama come solo The Good Wife aveva fatto in passato.

Davide Canti

29. Love (Netflix)

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Dopo aver sorpreso tutti l’anno precedente, la comedy di Judd Apatow, Paul Rust e Lesley Arfin era chiamata in questo prolifico 2017 a dare una conferma della sua eccezionalità e intelligenza. Missione riuscita: se la prima annata, dal carattere molto introduttivo, aveva presentato ottimamente i personaggi e aveva dipinto il suggestivo paesaggio losangelino che fa da sfondo alle loro avventure, la seconda riesce ad andare oltre, concentrando maggiormente il lavoro di sceneggiatura sull’asse del rapporto Gus-Mickey e sui problemi che devono affrontare. I disfunzionali caratteri dei due protagonisti – aiutati dalle straordinarie performance di Paul Rust e Gillian Jacobs – conducono prepotentemente la storia, barcamenandosi tra situazioni paradossali e, alle volte, grottesche, il tutto condito con la sagace ironia a cui lo show ci ha abituato.
Love merita di entrare in questa classifica anche perché si eleva da racconto particolare, specificatamente incentrato su una relazione amorosa, ad una storia molto più ampia, identificandosi in un’intera generazione di individui che vivono l’amore, come da titolo, in modo del tutto nuovo e meritevole di essere raccontato.

Davide Tuccella

28. Halt and Catch Fire (AMC)

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Serie ampiamente sottovalutata e tra gli ultimi baluardi di una tipologia di racconto che ha fatto la storia della televisione, Halt and Catch Fire ha concluso quest’anno la sua parabola narrativa con una stagione grandiosa, armonicamente dipartita tra il coraggio di andare oltre le proprie consuetudini narrative e la volontà di consolidarne la forza. In quattro intense stagioni, l’evoluzione della tecnologia informatica si è legata a doppio filo alla storia personale dei vari personaggi coinvolti, analizzati con una profondità di scrittura di prim’ordine. Halt and Catch Fire è riuscita a creare un universo narrativo complesso e articolato, che racconta le molteplici sfumature dell’animo umano in modo sempre nuovo, creando un equilibrio esemplare tra storia e personaggi.
In un ideale parallelismo tra la freddezza di una macchina e l’immenso calore di chi vi sta dietro, tra l’apparente facilità delle ‘connessioni’ online e la problematicità comunicativa delle relazioni più intime, lo show AMC ha dato vita a personaggi meravigliosi, dotati di una forza che li rende icone senza tempo. A dispetto dell’eco leggermente dismessa ha lasciato in questi ultimi quattro anni, la serie creata da Christopher Cantwell e Christopher C. Rogers rappresenta un esperimento importante nel panorama televisivo internazionale, ponendosi come conclusione di una delle più proficue ere televisive di sempre.

Francesca Gennuso

27. G.L.O.W. (Netflix)

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Da uno show realmente esistito (andato in onda dal 1986, è stato addirittura celebrato in un documentario, The Story of The Gorgeous Ladies of Wrestling) e dalle menti di Liz Flahive e Carly Mensch, con produttore esecutivo Jenji Kohan, G.L.O.W. è una comedy eccezionale che parte dal wrestling – uno spettacolo intrinsecamente americano, fatto di ruoli stereotipati che rappresentano l’eterno scontro del bene contro il male attraverso muscoli pompati e calzamaglie di glitter – per parlare di femminilità,  di Hollywood, di sogni infranti, di underdogs e di speranza, accompagnati da tantissima musica anni ’80 e un grande cast in cui spicca una Alison Brie in forma smagliante.
Raccontando le donne attraverso gli stereotipi (l’intellettuale, la bella, la big mama di colore, la lesbica, la junkie, la sexy, la cicciona) e rendendoli ancora più evidenti attraverso la loro messa in scena sul ring, G.L.O.W. ci mostra come questi stereotipi, messi in mano alle donne stesse, possano diventare uno strumento sovversivo delle stesse regole che li hanno creati. Le protagoniste diventano star del wrestling semplicemente per trovare un lavoro e diventano forti a poco a poco, unite a poco a poco; attraverso il ruolo che stanno recitando liberano loro stesse e si sentono finalmente autorizzate ad esagerare, a dimenticare tutto ciò che è stato loro insegnato sul concetto di femminilità e a sovvertirlo, divertendosi  un sacco nel frattempo.

Eugenia Fattori

26. One Mississippi (Amazon)

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Dopo una prima stagione semi-autobiografica ispirata alle difficili vicende della sua vita, Tig Notaro torna con una seconda annata di One Mississippi e lo fa confermandosi ottima autrice e performer. La necessità di andare oltre le questioni personali del primo anno la porta su strade diverse, che però tutte insieme costituiscono un originalissimo affresco a metà tra narrazione e denuncia: temi sociali, diritti civili, abusi sessuali, amore e riconoscimento della propria sessualità sono solo alcuni degli argomenti toccati in queste sei puntate. Tig, rimasta a Bay St. Lucille, porta avanti la sua trasmissione radiofonica grazie alla quale racconta ciò che pensa e denuncia ciò che ritiene sbagliato, mentre cerca di trovare l’amore e si confronta con alcune difficoltà familiari.
Impossibile non menzionare il ruolo di Louis CK come executive producer della serie (ora rimosso), con cui Notaro aveva già interrotto i rapporti da tempo; il suo parere circa le vicende di molestie sessuali che hanno coinvolto CK è emerso alla perfezione (e ben prima che scoppiasse lo scandalo, con conseguente ammissione dell’uomo) nella penultima puntata della stagione, un episodio da non perdere. Forse il poco tempo a disposizione ha penalizzato i moltissimi temi trattati, ma Tig Notaro è un talento comico puro, in grado di far riflettere sulla vita, sulla malattia e sulla morte come pochi altri in circolazione.

Federica Barbera

25. Big Mouth (Netflix)

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In un anno costellato da grandi produzioni, anche animate, Big Mouth è stata una delle migliori sorprese. Prodotta da Netflix e incentrata sulle disavventure di due ragazzini in preda agli scompensi e alle sorprese della pubertà, la serie si è rivelata non solo un concentrato al vetriolo di esplosività umoristica, soluzioni narrative dall’intelligenza sopraffina e grande incisività nella scrittura dei suoi personaggi, ma anche un racconto dal calore avvolgente e dall’immediata presa sul pubblico. Forte di un medium (quello animato) dove l’unico limite è l’immaginazione, questa prima stagione composta da dieci episodi è stata in grado di inquadrare le bizzarrie, le assurdità e la bellezza di uno dei periodi più difficili e compromettenti della vita attraverso una rappresentazione visiva esaltante, divertente e capace di tradurre ed esemplificare in immagini brucianti le stratificazioni concettuali utilizzate per disegnare personaggi con cui empatizzare e emozionarsi. Il risultato è la costruzione di una precisa analisi di stampo sociologico e di una satira feroce sia della realtà pre-adolescenziale che della realtà scolastica americana, sviluppate mediante la forza espressiva di una comicità ispirata e puntigliosa. La seconda stagione è già stata confermata: speriamo che si mantengano la rabbia creativa e la precisione di analisi chirurgica di questo esordio.

Leonardo Strano

24. Mr. Robot (USA Network)

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Dopo una seconda stagione non all’altezza delle aspettative, in molti erano pronti a dare per spacciata la creatura di Sam Esmail: Mr. Robot invece ha dimostrato di saper imparare dai propri errori, regalandoci una terza annata molto più organica e coinvolgente della precedente, in grado di chiarire e portare a compimento i molteplici fili narrativi ancora in sospeso (la Fase 2) e aprire al contempo scenari inediti e imprevedibili per il futuro dello show (il grande progetto di Whiterose ormai prossimo al compimento). Alla scissione identitaria del protagonista e alle contraddizioni del capitalismo si è affiancata un’affascinante riflessione sul tempo e sull’(im)possibilità di cambiare il passato; una tematica veicolata e arricchita dalla consueta maestria registica di Esmail – pensiamo all’unico piano sequenza di “eps3.4_runtime-error.r00” – e dai numerosi riferimenti al cinema e alla pop culture – sono esemplari in quest’ottica l’utilizzo di Back to the Future e in generale il tono nostalgico e commovente che permea “eps3.7_dont-delete-me.ko”. Grazie a queste scelte efficacissime lo show è riuscito così a riconquistarsi un posto nella nostra classifica, confermandosi uno dei prodotti televisivi più rilevanti e innovativi degli ultimi anni.

Simona Maniello

23. Godless (Netflix)

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Una delle sorprese più interessanti di quest’anno è stata sicuramente Godless, serie western targata Netflix. I sette episodi scritti e diretti da Frank Scott, sceneggiatore di Minority Report Logan, narrano la vicenda di Roy Goode e della sua fuga dal fuorilegge Frank Griffin – interpretato da un grandissimo Jeff Daniels – sullo sfondo di La Belle, cittadina dove, in seguito a un fatale incidente minerario, vivono quasi esclusivamente le vedove dei minatori. Godless si rifà al grande cinema di John Ford raccontando l’epica western, il genere americano per eccellenza e che forse meglio esprime la nascita, l’evoluzione e le contraddizioni degli Stati Uniti: Roy Goode rappresenta il nuovo in fuga dalle catene del passato che cerca la rinascita verso l’ovest delle opportunità.
La vera forza della serie, però, sta nelle donne di La Belle, messe a confronto con la realtà crudele del far west, isolate in mezzo al nulla e vittime dello scontro tra Roy e Frank, ma capaci di costruire una loro identità sulle ferite lasciate dalla tragedia che ha segnato la cittadina. In questo modo Frank Scott modernizza un genere che quasi sempre ha rilegato i personaggi femminili a ruoli marginali, dimostrando che il western ha ancora qualcosa da offrire.

Ivan Pavlović

22. Better Things (FX)

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In una mossa che oggi, alla luce delle recenti rivelazioni sul conto di Louis C.K, appare ancora più vincente, quest’anno Pamela Adlon ha scelto di dirigere tutti e 10 gli episodi di questa seconda, bellissima stagione, diventando definitivamente l’anima (oltre che il “corpo”) della nuova Better ThingsIl salto di qualità è sotto gli occhi di tutti: mai come in questa annata lo show ha perfezionato il proprio sguardo “femminile” , raccontando con grandissima onestà – verso i personaggi e verso lo spettatore  le dinamiche che danno forma alle vite e alle relazioni delle donne protagoniste. La disfunzionalità di questi legami, comunque mai presentata come a-problematica, viene celebrata nella sua unicità e contemporanea ordinarietà, per fare spazio ad una narrazione dei ruoli di madre, figlia e compagna finalmente moderna e realistica. Nello straordinario “Eulogy”, forse il migliore episodio di sempre, ma anche nel bellissimo e sgradevole “Phil” o ancora gli altrettanto riusciti “White Rock” e “Graduation”, la serie descrive alla perfezione tutta la difficoltà di gestire la propria famiglia e trovare soddisfazione in questo compito ingrato, senza smettere mai di ricordarci che è comunque possibile e, in fondo, ne vale anche la pena. 

Francesca Anelli

21. Fargo (FX)

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Dall’anno prossimo in pausa per chissà quanto, il capolavoro di Noah Hawley ci ha salutato con una stagione atipica, attraversata nella prima parte  da un ritmo un po’ trascinato ma capace di travolgere tutto a partire dal sorprendente sesto episodio. Una volta lanciato il complesso meccanismo del racconto, Hawley ha riconfermato le sue doti spaventose, combinando al meglio citazionismo, black humor, potenza narrativa e un fortissimo (ma, grazie a Dio, sempre inafferrabile) messaggio di fondo capace di permeare l’inconfondibile tono della serie; il tutto – ma questo fin dal primo minuto – senza perdere un talento stilistico con pochi pari nella televisione di oggi, alternando tra le sperimentazioni del terzo e dell’ottavo episodio e quello che è stato un lavoro corale di altissimo livello, di certo aiutato dalle magnifiche interpretazioni di Ewan McGregor, Mary Elizabeth Winstead e David Thewlis su tutti.
Alla fine dei conti, la Fargo di quest’anno ha definito una volta per tutte il suo status televisivo d’eccezione, distinguendosi per la capacità di gestire il formato antologico nel modo che tanti sperano di emulare: mantenendo la stessa qualità e riconoscibilità che ne fanno il nucleo, senza perdere l’occasione di raccontare sempre qualcosa di nuovo.

Pietro Franchi

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6 commenti su “Le 30 migliori serie del 2017: posizioni 30-21

  • Luigi Medugno

    L’annata è stata davvero ricchissima e questo rende arduo il compito di stilare graduatorie a fine anno. Mi sorprende però trovare Mr. Robot al 24. posto. La terza stagione mi ha entusiasmato e l’avrei posizionata ai primissimi posti. Una posizione migliore per me la meritavano anche Godless e,soprattutto, Peaky Blinders. Ma se continua a prevalere la tendenza dello scorso anno, immagino che i primi posti saranno monopolizzati dalle serie dramedy. Io non sono un amante del genere, ma essendomi innamorato follemente di Mrs. Maisel, spero di ritrovarla nei prossimi giorni nelle primissime posizioni

     
    • Eugenia Fattori

      Penso che Mr. Robot sarebbe potuta salire più in alto, è stata penalizzata perché molto a ridosso di fine anno (quindi molti non l’hanno vista) e da una seconda stagione che aveva fatto abbandonare le speranze. Ma chi l’ha vista l’ha messa altissima, quindi è stata super apprezzata e te lo dice una che la detesta invece e non è arrivata manco alla fine della prima stagione ????

       
  • Travolta

    Ognuno ha i suoi gusti ,e quindi non si dovrebbe nemmeno discutere sulle vostre nomination, ma Peaky blinders nemmeno tra le 30 e’ un qualcosa per me francamente inspiegabile.
    13 Reasons why e’ cmq una serie importante ed anche questa serie l’avrei inclusa nelle 30 ma su quello come su posizioni piu’ avanzate per Godless e Fargo 3 potremmo discutere sull’esclusione dei fottuti Peaky Blinders invece no 🙂

     
      • Pietro Franchi

        Ciao sku! In realtà Travolta ha ragione, come abbiamo specificato nell’intro Peaky Blinders è finita fuori classifica, il che non vuol dire assolutamente che non ci sia piaciuta (personalmente io l’ho abbandonata alla prima stagione, ma a tanti ancora piace molto), ma semplicemente che non è riuscita ad eccellere abbastanza per entrare nella top 30 – questo, ovviamente, secondo i personalissimi pareri dei membri della redazione che sono stati aggregati.
        Rispondendo a Travolta, ricordo che alla fine quest’anno sono state viste più di 200(!!) serie, quindi sì, è comprensibile il dispiacere per vedere Fargo al 21esimo posto e Godless al 23esimo, ma sono comunque posizioni altissime! I ragionamenti da top 30 che si facevano un po’ di tempo fa, in cui finire in terza “fascia” significava aver avuto un anno sottotono, in quest’era di Peak TV non vanno più bene. Con una quantità così esagerata di serie di qualità, lo scarto tra posizioni è minimo: nella mia classifica, per dire, ho amato moltissimo tutte le mie prime venti, senza eccezioni. Considerando che non ho avuto fisicamente la possibilità di vedere tutto (una possibilità che, per lo stesso discorso sulla Peak TV, non ha più nessuno) e che altre 22 persone hanno avuto pareri simili per almeno altrettante serie, capisci quanto sia eccezionale finire anche solo in questo terzo gruppo!